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A proposito del Piano Juncker

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Nota su economia sociale e investimenti innovativi a lungo termine in infrastrutture sociali


1. Fra le innovazioni del Trattato di Lisbona viene citato l’obiettivo della economia sociale (“di mercato altamente competitiva”). L’inserimento di quest’obiettivo è il frutto di un compromesso fra la visione liberale – che è largamente prevalente in tutto il trattato – e la visione socialdemocratica che appare fra gli obiettivi nella lotta all’esclusione sociale e le discriminazioni, la promozione della giustizia e la protezione sociali, l’uguaglianza fra uomo e donna, la solidarietà fra generazioni.


La prevalenza della visione liberale appare evidente nell’assenza di riferimenti fra gli obiettivi al modello sociale europeo, all’accesso all’educazione, alla formazione (che figurano all’art. 9 TFUE dove il riferimento alla piena occupazione è stato sostituito dalla “promozione di un livello di occupazione elevato) e ai servizi di interesse generale di qualità come era stato suggerito nei lavori della Convenzione dal gruppo di lavoro sull’Europa sociale così come il fatto che la lotta allo sradicamento della povertà riguarda l’azione esterna dell’Unione ma non un obiettivo delle politiche interne.


La prevalenza della visione liberale appare infine evidente nella formulazione degli articoli del trattato sulla politica sociale e in particolare nell’articolo 153 TFUE dove è stato mantenuto il testo del Trattato di Nizza con il principio dell’unanimità nel Consiglio e la semplice consultazione del PE.


2. L’affermazione dell’economia sociale fra gli obiettivi dell’Unione richiederebbe la revisione del Trattato di Lisbona negli aspetti qui sopra citati. In attesa della revisione del Trattato, si dovrebbe agire per ottenere almeno


-   La piena applicazione della clausola sociale orizzontale prevista all’art. 9 TFUE


-   L’uso della clausola passerella per il passaggio alla procedura legislativa ordinaria


-   La piena applicazione della nuova base giuridica prevista dall’art. 14 TFUE per quanto riguarda i servizi di interesse economico generale come strumento della coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione e l’adozione di uno statuto europeo dei servizi generali non caso per caso come vuole la Commissione ma sulla base di un quadro giuridico europeo trasversale ed escludendo alcuni servizi dal campo di applicazione delle regole della concorrenza


-   La revisione del metodo aperto di coordinamento


-   Il ripristino e la valorizzazione del metodo dei consigli “Jumbo” anche come occasione di dialogo e consultazione con i partner sociali.


3.  Gli obiettivi di rilancio della crescita (sostenibile) mettendo fine alle politiche di austerità e avviando a livello europeo una politica di investimenti strategici a lungo termine devono integrare la dimensione degli investimenti innovativi nelle strutture sociali a partire dalle analisi e dalle indicazioni di politica economica e sociale dell’OCSE. Tenendo conto della crisi che ha colpito il sistema del welfare in molti paesi membri dell’UE costringendo gli Stati a drammatici tagli nelle spese pubbliche di natura sociale e le famiglie a dolorose rinunce con un aumento dell’esclusione e delle discriminazioni, ciò vuol dire dare priorità agli investimenti in beni materiali (salute, scuole, sicurezza, tutela dell’ambiente, qualità urbanistica, ricerca) e immateriali (educazione, formazione, diversità culturale) sfruttando il partenariato pubblico/privato e facilitando lo sviluppo del volontariato e delle imprese sociali.

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