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Perché la prospettiva federale ha ancora un senso

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Il partito della nazione o, per essere più precisi, il partito delle nazioni ha suscitato in queste ultime settimane simpatie inaspettate in Italia ben al di là dell’annuncio fatto da Matteo Salvini di una “Lega delle Leghe” come movimento sovranista transnazionale in una sorta di ossimoro politico in vista delle elezioni europee del 26 maggio 2019.

E’ iscritto al “partito delle nazioni”, praticamente da quando era ancora in fasce, Ernesto Galli della Loggia secondo cui “la patria è morta” l’8 settembre 1943, rilanciando recentemente il “senso della nazione” dalle ospitali colonne del Corriere della Sera.

Si è iscritto al “partito delle nazioni” Carlo Calenda che ha esaltato, nel suo ennesimo manifesto pubblicato da Il Foglio, la centralità degli stati-nazione. Né il direttore de Il Foglio, che ha proposto un “movimento europeista a dodici stelle” e se ne è subito dimenticato, né i federalisti “leggeri” di Più Europa si sono chiesti se Carlo Calenda possa essere ancora considerato un compagno di strada sulla via dell’europeismo organizzato.

E’ iscritto da tempo, ma ancora non lo sa, al “partito delle nazioni” Sergio Fabbrini che – con la coerenza di un entomologo convinto della validità dei suoi test di laboratorio – propone puntigliosamente dalle colonne de Il Sole 24 Ore un Giano Bifronte di un’unione metà intergovernativa e metà federale, il suo ossimoro di una “unione sovrana di stati sovrani”.

Noi siamo convinti che la via indicata da Ernesto Galli della Loggia sia priva di senso logico e che le vie indicate con apparente saggezza da Carlo Calenda e Sergio Fabbrini agli europeisti siano perdenti e portino acqua al mulino di una futura coalizione europea di destra-centro secondo il modello austriaco o bulgaro.

Quando Altiero Spinelli propose agli europeisti del primo Parlamento eletto la via costituente ricordò loro l’ammonimento di Niccolò Machiavelli (Il Principe, Capitolo VI):

“E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nemici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene e ha tepidi difensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura delli avversari che hanno le leggi dal canto loro, parte dall’incredulità delli uomini, li quali non credano in verità le cose nuove, se non ne veggano nata una ferma esperienza. Donde nasce che qualunque volta quelli che sono nemici hanno occasione di assaltare lo fanno partigianamente e quelli altri defendano tepidamente: in modo che insieme con loro si periclita”.

Per riunire intorno all’ordine nuovo un largo consenso popolare i suoi difensori devono indicare in primo luogo e con chiarezza i beni pubblici che solo tale ordine possa garantire: lo stato di diritto e il pluralismo, la protezione sociale e la democrazia economica, la diversità culturale e la democrazia di prossimità, la gestione dei flussi migratori e le politiche di accoglienza, lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica, la sicurezza interna ed esterna, una prosperità condivisa e la fine delle diseguaglianze, la coesione territoriale e la convergenza fra Stati e regioni, una cittadinanza transnazionale e la democrazia partecipativa.

Per garantire questi beni pubblici il Giano bifronte intergovernativo/comunitario è, in sé, inefficace, lento, inadeguato e non è in grado di assicurare la continuità dell’azione nel tempo. Il Giano bifronte è paralitico e paralizzante.

È necessario un governo federale, nel quadro di una sovranità europea condivisa e di una riforma profonda del sistema europeo. E’ necessario e urgente indicare un metodo e un’agenda per realizzare in tempi certi la riforma del sistema europeo.

In questo spirito il Movimento europeo ha proposto che, in occasione del rinnovo del Parlamento europeo il 26 maggio 2019 e nei paesi che lo vogliono, si elegga un “Congresso” con il mandato di elaborare una proposta costituzionale da sottoporre successivamente a un referendum paneuropeo.


Roma/Bruxelles, 27 luglio 2018

 

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