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CAMPAGNA DI CONTROINFORMAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO SULL'IMMIGRAZIONE

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Il Movimento europeo in Italia ha deciso, nella sua Assemblea del 22 giugno e su proposta del Consiglio di Presidenza, di avviare una campagna sul ruolo dell’Italia in Europa.

A partire dal Consiglio europeo del 28 giugno il Movimento europeo ha diffuso una serie di note, in particolare sul tema dell’immigrazione, che sono state pubblicate regolarmente sui profili Facebook “Consiglio Italiano del Movimento europeo”, “Processo all’Europa” e “Cambiamo rotta all’Europa”, che sono state diffuse alla stampa e che sono per ora pubblicate sul blog “Europa in Movimento” con cui il Movimento europeo ha avviato una collaborazione.

Queste note si basano sulle proposte che il Movimento europeo ha elaborato sul futuro dell’Europa e che, per memoria, riproponiamo qui di seguito.

 


PROPOSTE DEL MOVIMENTO EUROPEO SUL FUTURO DELL’EUROPA
UN PROGETTO, UN METODO, UN’AGENDA

Per garantire il diritto di asilo e governare i flussi migratori

Un prodotto tossico invade l’Europa. Esso provoca intolleranze, sentimenti incontrollati di paura, reazioni violente e aggressività. Il prodotto tossico si chiama “disinformazione” e riguarda le trasmigrazioni che passano dal continente africano – per decenni devastato anche dagli europei – al continente europeo ma coinvolge anche l’America Latina, l’Asia e l’Oceania. Queste trasmigrazioni hanno reso drammaticamente desueta la Convenzione di Ginevra “per la protezione delle persone civili in tempo di guerra” che appare ora inefficace di fronte alle nuove ragioni che costringono persone a fuggire da guerre, disastri ambientali e violenze tribali.

Ci sono nel mondo più di sedici milioni di rifugiati di cui i tre quarti hanno trovato asilo fuori dall’Europa mentre nell’UE essi non superano l’1% della popolazione residente. Per dare un termine di paragone, l’Europa – che è solo in parte terra di immigrazione (legale, illegale, di richiedenti asilo) – è stata per decenni terra di emigrazione: dal 1836 al 1914, trenta milioni di europei hanno cercato e trovato accoglienza negli USA. Secondo l’UNHCR dal 1° gennaio al 30 settembre 2016 gli sbarchi in Europa sono diminuiti del 42% (da 500.042 a 300.927 di cui 166.749 in Grecia e 131.702 in Italia) mentre è spaventosamente aumentata (23%) la carneficina nel Mediterraneo.

Il Trattato di Lisbona ha definito le politiche relative di asilo e di immigrazione, fondandole sui valori del rispetto della dignità umana, dell’uguaglianza, della solidarietà, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Tuttavia, di fronte alle drammatiche ondate migratorie e di richiedenti asilo, ha dimostrato una notevole inadeguatezza nell’affrontarle.

Gli arrivi crescenti di profughi da zone devastate dalla guerra o di persone in fuga da persecuzioni politiche, dalla fame, da disastri ambientali – che potrebbero provocare nei prossimi anni nuovi flussi migratori di milioni di persone - e dal “land-grabbing” hanno creato gravi problemi interni ai vari paesi, lacerato gli animi degli europei e fatto emergere ataviche paure con conseguenti e inaccettabili forme di chiusura.

Per affrontare in modo efficace questi problemi serve una vera politica europea che sia in grado di gestire in modo equilibrato il complesso fenomeno migratorio e di graduare opportune formule di accoglienza insieme alla protezione dei diritti, alla promozione dello sviluppo umano e all’inclusione. In questo quadro appare necessario istituire, sulla base degli art. 33 e 77 TFUE, una forza europea di controllo delle frontiere esterne per le merci e le persone sul modello della “US Customs and Border Control”.

Una politica che provveda ad aiutare adeguatamente lo sviluppo economico dei paesi da cui partono i migranti e che intervenga per ridurre ed eliminare i conflitti e per garantire la sicurezza degli operatori delle organizzazioni non governative.

Una politica che individui le capacità di assorbimento e integrazione dei migranti sul territorio europeo, si faccia carico di affrontare concretamente le multiformi sfide di un corretto inserimento e dell’indispensabile inclusione e riconosca nelle città i meccanismi e i motori dell’integrazione perché è tramite le città d’accoglienza e della loro cultura democratica che i migranti diventano cittadini europei.

Una politica di pace nel Mediterraneo anche attraverso la creazione di peace corps europei con funzione di mediazione nei conflitti.

Una politica che sappia anche spiegare alle popolazioni europee le opportunità rappresentate dall’arrivo dei richiedenti asilo e dei migranti economici.

In questo spirito il Movimento europeo ritiene che, insieme al Commissario europeo responsabile per tutte le politiche che fanno riferimento alle questioni migratorie e, separatamente dagli aspetti della sicurezza interna, gli stati membri dovrebbero affidare le politiche migratorie a dei ministri competenti per le questioni del welfare e non, già come avviene in tutti gli Stati membri, ai ministri degli interni.

A nostro avviso una vera politica europea migratoria deve contenere misure per garantire la libertà di movimento per la ricerca del lavoro, per la parità di accesso al mercato del lavoro, pari opportunità, condizioni di lavoro eque, salute e sicurezza sul luogo di lavoro, assistenza sanitaria, condizioni e trattamento dei lavoratori stranieri che ritornano in patria prima della fine del periodo minimo per la pensione e assistenza all’infanzia.

In effetti, esistono vari modelli cui fare riferimento: dal considerare i migranti una risorsa per le aree interne, spopolate e in declino economico, dove possano diventare un elemento di sviluppo; all’individuazione di politiche a “migrazione circolare”, facilitando così l’arrivo di lavoratori e, successivamente, il loro rientro in patria con la possibilità di mantenere relazioni culturali e finanziarie con i paesi di accoglienza.

Il Movimento europeo sostiene l’apertura di vie di accesso legali attraverso corridoi umanitari per chi fugge dalle guerre, dalla fame e dai disastri ambientali, la tutela dei minori non accompagnati e la facilitazione dei ricongiungimenti familiari, l’accelerazione delle procedure per la concessione dei visti umanitari e di permessi di protezione temporanea, la creazione dell’Agenzia Europea d’Asilo e programmi di resettlement obbligatori, uno ius soli europeo.

Noi condividiamo la proposta di individuare i beneficiari di protezione internazionale nei paesi africani e mediorientali dove i movimenti dei richiedenti asilo si addensano, attraverso un sistema di presidi coordinato a livello europeo preferibilmente collocati presso le delegazioni dell’UE nei paesi terzi e assicurato dalle grandi organizzazioni umanitarie, che accolgano chi si rifugia in quei territori, allo scopo di sottrarli al ricatto delle organizzazioni criminali e dei trafficanti di esseri umani. Si dovrà garantire successivamente il trasferimento dal presidio internazionale agli Stati di destinazione, dove poter formalizzare la richiesta d’asilo fissando quote eque di accoglienza per ciascuno Stato.

In questo spirito riteniamo urgente la revisione del Regolamento di Dublino che sia fondata su un approccio che consideri la politica migratoria e di asilo come una risposta a una crisi strutturale e non emergenziale, che escluda meccanismi coercitivi, che introduca i principi del percorso, dell’esperienza professionale e delle aspirazioni dei richiedenti asilo, che preveda l’applicazione del contributo di solidarietà non solo nel caso di autosospensione dal sistema ma anche di mancata esecuzione delle decisioni in materia di ricollocazione. Il mancato accordo al Consiglio europeo nel dicembre 2017 può essere superato solo con un’azione decisa del Parlamento europeo, di cui condividiamo gli emendamenti alle proposte della Commissione, e la denuncia davanti alla Corte per violazione dell’art. 80 del Trattato di Lisbona degli Stati che si oppongono alla revisione per violazione del principio di solidarietà.

Noi riteniamo anche che l’UE e gli Stati membri all’interno delle Nazioni Unite – e in particolare i membri permanenti e non permanenti europei nel Consiglio di Sicurezza – debbano porre la questione dell’aggiornamento della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 che limita la protezione internazionale “a chiunque…nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza…”

La politica di accoglienza e migratoria deve essere accompagnata da una rinnovata e rafforzata politica di cooperazione e di aiuto nel quadro di un piano europeo di investimenti fondato sul partenariato pubblico/privato intensificando il coinvolgimento dei partner socio-economici europei e tenendo conto della situazione politica e dei regimi nei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo.
 
É necessaria una politica euro-mediterranea che garantisca la pace, la sicurezza e la solidarietà nella regione rilanciando l’idea di un “anello degli amici” e avviando progetti concreti come quelli di un rafforzamento del ruolo delle BEI e della BERS non escludendo la possibilità di nuovi strumenti finanziari specializzati nell’area, di Università miste con parità fra il Nord e il Sud nel quadro di un’effettiva mobilità di studenti, ricercatori e docenti e di periodiche “assise” della società civile e delle comunità locali che permettano un libero confronto e lo sviluppo di una cittadinanza attiva. A questa questione si unisce l’idea di un Erasmus euro-mediterraneo.

In Africa e in particolar modo nelle relazioni con l’Unione africana, l’UE può svolgere – diversamente dalla Cina e dalla Russia - un’azione positiva che accompagni (e condizioni) gli strumenti della cooperazione finanziaria con azioni per costruire o rafforzare la governance democratica, l’evoluzione verso lo stato di diritto e il rispetto della dignità umana apparsi in questi anni come una leva fondamentale per la crescita economica.

14 febbraio 2018

 


GESTIONE FLUSSI MIGRATORI E FUTURO DELL'UNIONE EUROPEA
Nota sulle vicende Acquarius e Sea Watch 3

A partire dal diciassettesimo secolo gli europei sfruttarono l’Africa con le colonie.
Nacquero così i “flussi migratori” con la tratta degli schiavi che attraversavano l’Atlantico.
Poi furono milioni di europei fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo che attraversarono l’Atlantico cercando e trovando spesso solidarietà.
Negli Stati Uniti non c’era un problema di paesi di prima accoglienza e di ricollocazione perché le frontiere erano controllate dalle autorità federali e gli immigrati europei rappresentavano una forza lavoro essenziale per un continente con problemi demografici.
Nel ventunesimo secolo sono tornati i nuovi schiavi africani: la tratta è diversa ma il disprezzo della dignità umana è lo stesso.
Per far fronte all’ennesimo fenomeno epocale delle migrazioni umane l’Europa deve fare come gli Stati Uniti: affidare il governo dei flussi migratori (economicamente, socialmente e culturalmente essenziale per un continente depresso demograficamente e con una media crescente di anziani) ad una autorità federale.
Se non si affronta con urgenza questa sfida esistenziale ogni dibattito sulla sovranità europea rischia di essere cancellato dalla fine del progetto europeo fondato sui valori della pace, della solidarietà, dell’inclusione e del rispetto dello stato di diritto.

11 giugno 2018

 


HOTSPOT UE

Gli hotspot nei paesi di origine e nei paesi di transito per accogliere e selezionare i richiedenti asilo richiedono risposte a domande che non sono state evidenziate nell’incontro dell’Eliseo fra Macron e Conte e che dovrebbero essere messe sul tavolo del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno:

- i governi dei 27 o una parte di loro con una cooperazione rafforzata/strutturata sono disposti ad accettare il principio secondo cui la gestione dei flussi migratori deve diventare di competenza europea e non più nazionale?
- i governi dei 27 o una parte di loro sono disposti ad attribuire la responsabilità dell’esame delle domande di asilo nei paesi di origine e di transito alle delegazioni dell’Unione europea
- i governi dei 27 o una parte di loro sono disposti ad accettare una revisione del regolamento di Dublino che preveda un’equa distribuzione dei flussi migratori fra tutti i paesi membri e che tenga conto delle esigenze di ricongiungimento familiare, della sicurezza dei minori non accompagnati e di inclusione anche attraverso attività di formazione
- i governi dei 27 o una parte di loro sono disposti a contribuire alla creazione di corridoi umanitari gestiti con un partenariato pubblico/privato
- i governi dei 27 o una parte di essi sono disposti ad accettare il principio secondo cui chi fugge da paesi dove si muore di fame e di disastri ambientali ha diritto di asilo come chi fugge dalle guerre
- i governi dei 27 sono disposti a investire una parte molto più importante delle risorse finanziare del bilancio 2021-2025 in un piano di aiuto per l’Africa rispettando cosi gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

16 giugno 2018

 


L’EUROPA RISCHIA DI AFFONDARE. E’ URGENTE RISPONDERE ALLE DOMANDE DEGLI EUROPEI RISPETTANDO I VALORI COMUNI E REALIZZANDO GLI OBIETTIVI DELL’UNIONE EUROPEA.

Dichiarazione del Movimento europeo-Italia in vista del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018

22 giugno 2018

 


E’ venuto il momento della disobbedienza civile

Poche ore dopo le conclusioni del Consiglio europeo del 28-29 giugno che ha sancito, fra l’altro, l’affidamento alla sola Guardia Costiera libica delle operazioni di salvataggio dei profughi che partono dalla Libia aggiungendo l’obbligo per le navi europee di non ostacolare l’azione dei libici, una imbarcazione è affondata provocando almeno un centinaio di vittime.
Quegli esseri umani avrebbero potuto essere salvati se alla nave della ONG spagnola Open Arms le autorità maltesi non avessero rifiutato il carburante, costringendola a restare in porto, in ossequio alla linea - adottata dai governi italiano e maltese - di rifiuto di avallare operazioni di soccorso da parte di mezzi che non siano quelli inviati dalla Libia.
In Italia questa linea è stata sostenuta con forza dal Ministro dell’Interno italiano e poi dal ministro delle infrastrutture Toninelli, che si sono spinti addirittura a sostenere che le navi italiane dovrebbero non rispondere neppure agli SOS delle imbarcazioni in difficoltà. Una posizione contro la quale è più che legittimo prevedere il ricorso alla disobbedienza civile.
Sulla chiusura dei porti il Ministro dell’Interno italiano a Pontida ha detto il falso perché i porti dipendono dalle capitanerie di porto che a loro volta dal punto di vista militare dipendono funzionalmente dal Ministero della Difesa e operativamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ai quali risponde la Guardia Costiera.
Le ripetute incursioni del Ministro dell’Interno italiano nella politica migratoria sollevano questioni essenziali non solo politiche e morali ma di diritto interno, europeo e internazionale.
Le tre dimensioni sono strettamente collegate e non possono essere esaminate separatamente.
L’azione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo è regolata dalla Convenzione internazionale firmata ad Amburgo il 27 aprile 1979 ed entrata in vigore il 22 giugno 1985 sulla base di un accordo internazionale elaborato dall’Organizzazione Marittima Internazionale volto a tutelare la navigazione con esplicito riferimento al soccorso marittimo e che resta a tutt’oggi la pietra miliare dei salvataggi in mare per la Guardia Costiera che è tenuta ad osservarla e per i governi nazionali che sono tenuti a farla osservare.
L’Italia ha dato applicazione alla Convenzione, dopo averla ratificata, con il Decreto Interministeriale dell’8 giugno 1989 con un’organizzazione territoriale al cui centro agisce il Comando Generale diretto attualmente dall’Ammiraglio Pettorino con funzioni di Centro Nazionale di Soccorso in Mare (IMRCC) che opera attraverso il numero 1530.
Il suo braccio operativo è rappresentato dalla Guardia Costiera che è l’organo competente per l’esercizio delle funzioni di ricerca e salvataggio in mare con criteri conformi al diritto internazionale.
L’IMRCC oltre ad intervenire in caso di soccorso di mezzi e cittadini italiani è incaricato del soccorso a mezzi e persone straniere.
Un naufrago non è, secondo il diritto internazionale, un richiedente asilo o un immigrato illegale o – come si dice con una parola che ha assunto un suono dispregiativo - “clandestino” (i“clandestini” erano coloro che durante la Resistenza svolgevano attività antifasciste) ma una persona che deve essere soccorsa, salvata da rischio di annegamento e curata.
Nel momento in cui un naufrago entra nel territorio dell’Unione gli si applicano i diritti previsti dalla Carta dei Diritti Fondamentali che proteggono tutte le persone che stanno sul territorio europeo con alcune eccezioni limitate a diritti civili e politici.
La Guardia Costiera è composta in Italia da 12000 fra ufficiali e sottoufficiali appartenenti a un corpo autonomo che dipende in primis (formazione, addestramento, aggiornamento, avanzamento delle carriere, corresponsione economica) dal Ministro della Difesa poiché si tratta di un corpo della Marina Militare.
La Guardia Costiera dipende funzionalmente dal Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti che si avvale delle articolazioni centrali (Comando Centrale di Roma) e periferiche (Capitanerie di Porto) per la gestione tecnica e amministrativa di tutti gli aspetti correlati al comparto marittimo sia terrestre sia tecnico-nautico.
Il Corpo si interfaccia inoltre con altri ministeri come l’Ambiente, le Politiche Agricole, i Beni Culturali e con gli Interni ma solo per quanto riguarda la sicurezza degli ambiti portuali.
Il Corpo è coordinato dal Comandante Generale normalmente che può provenire dalla Marina Militare o dallo stesso Corpo delle Capitanerie di Porto come l’attuale Ammiraglio Pettorino.
Il Comandante Generale deve agire dunque nel rispetto della Convenzione di Amburgo i cui principi e le cui regole operative prevalgono sulle leggi e sulle regole operative italiane. Egli deve agisce anche nel rispetto la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea perché, se non agisse, potrebbe essere denunciato per omissione o rifiuto d’atti d’ufficio.
In tutti questi anni e agendo nel rispetto della Convenzione di Amburgo e della Carta dei Diritti dell’Uomo, la Guardia Costiera Italiana ha salvato decine di migliaia di uomini, donne e bambini.
Per questa ragione pensiamo che essa dovrebbe essere candidata al Premio Nobel della Pace.
Il Comandante Generale risponde dei suoi atti al Ministro della Difesa e al Ministro per le Infrastrutture e i trasporti (nel caso del governo italiano a Trenta Toninelli) o dal Presidente del Consiglio con il placet di questi due ministri e non è tenuto a obbedire agli ordini del Ministro degli Interni che, se rivolti alla Guardia Costiera, si configurano come una violazione dell’atto normativo con cui il Presidente del Consiglio ha attribuito le deleghe ai membri del suo governo.
La disobbedienza agli ordini del Ministro degli Interni si configura come una forma tutta speciale di Civil Disobedience perché non si tratta di ribellarsi ad una legge ingiusta ma di ignorare un ordine tre volte illegittimo: esso contravviene alla Convenzione di Amburgo, alla Carta dei Diritti Fondamentali, alle deleghe attribuite dal Presidente del Consiglio ai suoi ministri.
Vale la pena di ricordare qui il saggio di Don Milani “L’obbedienza non è più una virtù” del 1965.
Lo stesso modello di Civil Disobedience si applica a tutti coloro che agiscono in mare con funzioni di ricerca e di salvataggio: medici e infermieri, organizzazioni non governative, navi mercantili…. che dovrebbero ispirarsi all’insegnamento del radicale americano Howard Zin nella sua raccolta di saggi Disobbedienza e Democrazia la cui teoria era “è giusto disobbedire ad atti ingiusti”.

1 luglio 2018

 


Da chi dipendono i porti italiani

Sulla chiusura dei porti il Ministro dell’Interno italiano dice il falso e interferisce nelle competenze dei ministri della difesa e delle infrastrutture. I porti dipendono dalle capitanerie di porto che a loro volta dal punto di vista militare dipendono funzionalmente dal Ministro della Difesa e operativamente dal Ministro delle Infrastrutture ai quali risponde la Guardia Costiera. Bloccando il soccorso in mare il Ministro dell’Interno italiano viola inoltre la Convenzione di Amburgo. Per queste due ragioni il Ministro dell’Interno italiano si è posto in una situazione di doppia illegalità.
 
1 luglio 2018

 


La circolare di Salvini ai Prefetti

Il Ministro dell’Interno italiano finge di ignorare che l’Italia è da tre anni il Paese con il maggior numero di dinieghi delle domande di asilo e che nel 2017 i dinieghi sono aumentati del 20%. La circolare ai Prefetti è squallida propaganda populista. Contiamo sulla disobbedienza civile dei prefetti e dei giudici di pace.

5 luglio 2018

 


EU NAVFOR

Le navi delle missioni internazionali che il Ministro dell’Interno italiano vuole bloccare sono quelle di eunavfor istituita nel 2015 in sostituzione di mare nostrum per contrastare la tratta di essere umani su proposta di Federica Mogherini. La ministra della difesa ha già precisato che la competenza su queste missioni è sua e non del Viminale. Aspettiamo ora la reazione dell’alto rappresentante della politica estera nella speranza che esca dal suo silenzio sulle politiche migratorie e sull’accoglienza dei richiedenti asilo.

8 luglio 2018

 


Salvate il soldato Tito Boeri

Fra i lavori incompiuti della scorsa legislatura, tre riguardano il tema delle politiche migratorie e di inclusione.
Il primo è legato alla cosiddetta legge sullo ius soli progressivamente svuotata dal suo significato iniziale - che prevedeva la concessione della cittadinanza a chi nasce sul territorio italiano con alcune condizioni come avviene in molti paesi europei al contrario degli Stati Uniti e dell’America Latina dove la cittadinanza viene concessa con la sola condizione della nascita sul territorio americano - e infine limitata allo ius culturae e cioè alla concessione del diritto di cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori stranieri e che ha effettuato un preciso percorso scolastico.
Come sappiamo, la Camera aveva approvato un testo di legge nel 2015 con il voto favorevole del centro-sinistra e l’astensione del Movimento 5 Stelle. Giunto al Senato, il centro-destra (Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia) ha condotto una feroce campagna di disinformazione cui hanno contribuito anche una parte della stampa e dei media creando divisioni fra i senatori del centro-sinistra con la conseguenza della ben poco dignitosa ritirata del centro-sinistra che ha così tradito nello stesso tempo i suoi valori e il diritto di qualche centinaia di migliaia di giovani che vivono, sognano, amano, lavorano e giocano da italiani.
Il secondo è legato al diritto di asilo che vede l’Italia inadempiente dal 1954 e cioè dall’anno in cui il nostro paese ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 ma ancor di più rispetto all’art. 10 della nostra costituzione sapendo che esiste una differenza sostanziale fra lo status di rifugiato (regolato dalla cosiddetta Legge Martelli) e il diritto di asilo che in Italia è stato più volte riconosciuto solo a livello giurisprudenziale ma non a livello legislativo.
Il terzo è legato alle politiche di accoglienza e più in generale all’influenza degli immigrati (rifugiati, richiedenti asilo, immigrati regolari, irregolari e illegali) nel nostro paese. Le campagne di disinformazione condotte in questi anni in particolare dalla Lega, ma rilanciate da molti organi di informazione hanno messo in luce l’esistenza di un’influenza percepita (“siamo invasi da extra-comunitari” “i rifugiati rubano il lavoro ai nostri giovani” “extra-comunitario=criminale”) e di un’influenza reale sull’economia e sulla cultura del nostro paese.
Il rapporto fra influenza percepita e influenza reale non riguarda solo l’Italia perché le campagne di disinformazione hanno invaso molti paesi europei contribuendo alla crescita di fenomeni di populismo e sovranismo che hanno ormai assunto caratteri xenofobi e hanno inquinato le radici democratiche in un numero crescente di paesi europei.
Sulle politiche di accoglienza la XVII legislatura ha creato una commissione di inchiesta con molte audizioni e varie relazioni tematiche (sugli hotspot e la prima accoglienza, sui minori non accompagnati, sulla salute degli immigrati, sui sistemi di protezione, sulla gestione dei dati…) votate in alcuni casi anche dal centro-destra e più in generali dai parlamentari pentastellati. La Commissione di inchiesta non ha pubblicato una relazione finale privando il Parlamento e più in generale l’opinione pubblica di uno strumento di analisi e di informazione che sarebbe stato molto utile durante la campagna elettorale del 4 marzo ma ancor di più oggi per combattere l’“avvelenamento dei pozzi” su cui si sta esercitando il Ministro dell’Interno italiano.
E’ possibile e necessario pensare ad azioni di disobbedienza civile o giudiziarie: la sentenza del Consiglio costituzionale francese che condanna il “delitto di solidarietà” per violazione del valore rivoluzionario della fraternità è un ottimo esempio su cui magistrati, avvocati e organizzazioni umanitarie possono e debbono riflettere in Italia.
E’ possibile, urgente e necessario lanciare una campagna europea per la difesa dello “stato di diritto” sia come iniziativa di cittadini europei rivolta alla Commissione europea che come petizione al Parlamento europeo.
E’ possibile infine e necessario lanciare una campagna di contro-informazione: organizziamo dei consigli comunali aperti sollecitando i sindaci delle reti “Italia in Comune” e dei Comuni Solidali insieme al Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani a promuovere degli incontri con la cittadinanza invitando i responsabili degli SPRAR e dei comparti socio-produttivi che conoscono il valore aggiunto dell’immigrazione da paesi terzi.
La campagna di contro-informazione potrebbe partire dal resoconto integrale dell’audizione del Presidente dell’INPS, Tito Boeri, davanti alla Commissione di inchiesta sulle politiche di accoglienza il 20 luglio 2017.
Oggi Tito Boeri è diventato uno degli obiettivi delle aggressioni (per ora solo verbali) del Ministro dell’Interno italiano in vista del rinnovo della presidenza dell’INPS.
SALVATE IL SOLDATO TITO BOERI!

10 luglio 2018

 


Diciotti – I

Con che autorità il Ministro dell’Interno italiano decide chi deve scendere dalla #Diciotti? Le navi della guardia costiera dipendono funzionalmente dal Ministro Trenta e operativamente dal Ministro Toninelli. Il fermo di eventuali responsabili di reati deve essere deciso dalla Procura di Trapani. Se il Ministro dell’Interno italiano impedisce ai 66 migranti di scendere può essere denunciato per sequestro di persone.

12 luglio 2018

 


Appello ai sindaci

Tornano i barconi - dopo che le navi delle ong sono state costrette ad abbandonare il Mediterraneo -perché i dieci paesi più poveri nel mondo sono nell’Africa subsahariana e chi fugge lo fa perché è senza speranza e non è un profugo vacanziere. Noi non ci appelliamo più agli Stati perché i governi nazionali hanno dato l’ennesima prova della loro comune volontà di non agire ma alle città portuali del mediterraneo a Malta, in Italia, a Cipro, in Francia, in Spagna, in Grecia perché i loro sindaci decidano insieme e con la massima urgenza di adottare delle misure di accoglienza sostenibili se necessario attuando forme di disobbedienza contro le decisioni delle autorità nazionali e creando luoghi di inclusione nell’entroterra per consentire ai profughi di diventare parte attiva nella vita delle città che hanno deciso di accoglierli.

13 luglio 2018

 


Obbligatorietà/volontà

Con quale logica il governo italiano (Conte-Salvini-Moavero-Toninelli) pretende oggi la ricollocazione obbligatoria dei richiedenti asilo nei paesi europei dopo aver accettato al Consiglio europeo del 28 giugno il principio della volontarietà e aver impedito la riforma del regolamento di Dublino (adottato nel 2003 anche dal governo Forza Italia-Lega-Alleanza Nazionale) sulla base della proposta del Parlamento Europeo contrastata dai deputati della Lega e 5 Stelle ?

15 luglio 2018

 


Mare Nostrum

Se c’era bisogno di una conferma, ora è arrivata ed ha il segno della tragedia. L’equipaggio di una motovedetta della Guardia Costiera libica ha fatto affogare almeno una madre e un bambino perché non volevano salire sull’imbarcazione che li avrebbe riportati in Libia. La denuncia è venuta dall’equipaggio della Open Arms, la nave ONG che insieme con la Astral è tornata alla ricerca di profughi da salvare e rappresenta la smentita più secca e più amara alle dichiarazioni del Ministro dell’Interno italiano contro le indicazioni della Commissione europea che, sulla base di una sentenza della Corte di Giustizia, ha stabilito che la Libia non offre alcuna sicurezza ai migranti e che quindi i profughi non possono esservi riportati. Il ministro dell’Interno, partito in guerra contro le organizzazioni umanitarie e poi contro le navi “straniere” della missione Sophia, si è spinto addirittura ad accusare l’Esecutivo di Bruxelles di “complicità con gli scafisti” perché ha ribadito due regole irrinunciabili: 1) che i richiedenti asilo non possono né debbono essere espulsi collettivamente e 2) che non possono essere estradati verso Stati dove esiste un rischio serio di tortura o altre pene o trattamenti umani degradanti (art. 19 Carta dei diritti fondamentali) come, appunto, la Libia.
Chi è andato a Lampedusa in questi anni è passato davanti al cimitero dei barconi, vecchi pescherecci in legno che hanno portato migliaia di persone dalle coste libiche a Lampedusa e Linosa: oltre cinquantamila sbarcarono nel 2011 e hanno continuato a sbarcare anche dopo la strage del 3 ottobre 2013 quando morirono davanti all’Isola dei Conigli 368 persone.
Dopo i barconi sono arrivati i gommoni, molto più instabili dei pescherecci, carichi di uomini, donne e bambini ustionati dalla terribile miscela di acqua e benzina e salvati o dalle navi delle organizzazioni non governative o, dopo la strage di Lampedusa, dalle navi di Mare Nostrum che per un anno ha pattugliato le acque internazionali davanti alla Libia.
Su richiesta italiana, Mare Nostrum è stata parzialmente sostituita alla fine del 2014 dalla missione Sophia con un’azione comune europea che ora Conte, Salvini e Toninelli vogliono cancellare perché si tratterebbe di “sono navi straniere” dopo aver cercato di bloccare le navi della Guardia Costiera.
Nel Mar Mediterraneo ora non ci sono più gommoni e non ci sono più navi delle organizzazioni non governative ma i disperati (e cioè, letteralmente, uomini, donne e bambini senza speranze tradotti come gli schiavi della tratta dalle colonie alle Americhe) cercano di fuggire comunque dalla Libia perché là i neri sono considerati animali al contrario dei bianchi.
I neri che vengono dall’Africa sub-sahariana hanno impegnato ipotetici guadagni di tutta una futura vita di fatiche – non per pagare agenzie di viaggio come “profughi vacanzieri” secondo l’orrenda espressione del Ministro dell’Interno italiano – per cercare una via di fuga dalla fame, dalle guerre, dai disastri ambientali.
Si tratta solo di una piccola parte degli sfollati africani che sono stati oltre dieci milioni nel 2017 con un esodo biblico fra paesi poveri e una percentuale dell’1,7% arrivata sulle coste europee.
Si calcola che nei campi libici, nonostante gli accordi sottoscritti da Marco Minniti, ci siano ancora migliaia di disperati che non sono riusciti a imbarcarsi dopo che le vie di fuga sono state chiuse alla fine del 2017: arrivarono in Italia l’anno scorso oltre 85000 richiedenti asilo che si sono ridotti quest’anno di un quarto.
Senza gli abusi di potere e le minacce del Ministro dell’Interno insieme alle telefonate di Conte ai suoi colleghi con il risultato di “distribuire” in cinque paesi 250 profughi, sono stati ricollocati in due anni dodicimila richiedenti asilo con criteri di sostenibilità e di ricongiungimento familiare.
Non si fermeranno dunque i barconi che, attraversate le acque libiche, entreranno nelle acque internazionali per essere accolti dalla Guardia Costiera o dalle navi della missione Sophia ma il ricollocamento attuato negli ultimi due anni dal Governo Gentiloni sarà molto più complicato perché il Consiglio europeo di Bruxelles ha deciso, con il voto dell’ignaro avvocato Conte, che la redistribuzione dei richiedenti asilo sarà fatta “su base volontaria” che il regolamento di Dublino dovrà essere modificato all’unanimità.  
Vale la pena di ricordare che il deputato europeo Salvini votò contro la proposta del Parlamento Europeo di annullare il principio del paese di prima accoglienza e i deputati europei 5 Stelle, non avendo ricevuto istruzioni da Casaleggio & co, si astennero.
Che cosa accadrà ora alla Open Arms e all’Astral? Saranno costrette a vagare in mare aperto come è accaduto con le imbarcazioni, anche quelle militari e anche quelle militari e italiane, nei giorni scorsi? Lanciamo l’idea di un appello ai sindaci dei porti del Mediterraneo perché – con un comune patto di solidarietà e disobbedendo all’abuso di potere del Ministro dell’Interno italiano – le accolgano con il loro carico di persone. Siamo convinti che i sindaci di Siracusa, Pozzallo, Palermo, Reggio Calabria, Cagliari, Ventotene, Ponza, Napoli, Salerno e tanti altri siano pronti all’accoglienza.

16 luglio 2018

 


Asso Ventotto, cinque domande alle autorità europee

La vicenda del rimorchiatore Asso Ventotto solleva inquietanti interrogativi. Essi non hanno avuto finora risposte adeguate da parte delle autorità che avrebbero dovuto garantire il rispetto delle regole essenziali delle convenzioni internazionali e del diritto europeo.
Quel che è avvenuto in queste ore rischia di creare una situazione nuova nel Mediterraneo che richiede una reazione forte e rapida da parte dell’Unione europea e della comunità internazionale per evitare che un singolo atto compiuto ignorando il diritto internazionale sia accettato e condiviso come il segnale di avvio di un’azione politica deliberata del governo italiano e poi dei governi europei.
Già nel 2009, il governo Berlusconi – su iniziativa dell’allora ministro degli interni Maroni – aveva deciso di respingere collettivamente in Libia 200 migranti contro la loro volontà, senza essere prima identificati, ascoltati e preventivamente informati sulla loro effettiva destinazione. Tre anni dopo la Corte Europea dei diritti dell’Uomo condannò l’Italia per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali mentre la politica migratoria del Governo Berlusconi-Bossi-Fini fu progressivamente smantellata dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione, dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Giustizia UE che avevano fatto cadere l’aggravante della clandestinità, il divieto di matrimonio fra irregolari e infine il reato di clandestinità.
La sentenza – disse allora l’UNHCR – “è un’importante indicazione per gli Stati europei per la regolamentazione delle misure di controllo e delle intercettazioni alle frontiere”.
Come sappiamo, le indicazioni di quella sentenza sono state invece disattese dai governi europei a cominciare dall’accordo fra l’UE E la Turchia del marzo 2016.
La vicenda di Asso Ventotto è ben più grave di quella del 2009 perché si inserisce nel quadro della politica del Governo Conte-Salvini-Di Maio di chiusura dei porti e di ostacolo all’azione delle navi delle organizzazioni non governative senza che questo abbia prodotto effetti consistenti nella lotta al traffico di esseri umani e agli scafisti.
In questo quadro non è immaginabile che Asso Ventotto, un mezzo di supporto della piattaforma petrolifera della Mellitah Oli&Gas di cui l’ENI detiene il 50%, abbia agito senza l’accordo o – peggio – senza dare seguito ad ordini provenienti dal Viminale d’intesa con il ministero delle infrastrutture. Se così non fosse il comandante di Asso Ventotto si sarebbe assunto la grave responsabilità – agendo di fatto su “territorio italiano” – di obbedire agli ordini della Guardia Costiera di un paese terzo infrangendo nello stesso tempo le norme del diritto del mare e il codice della navigazione italiano.
Appare invece credibile che, di fronte alla reiterata difesa del ruolo umanitario della Guardia Costiera Italiana, all’Asso Ventotto sia stato dato ordine di non agire nel quadro delle operazioni condotte dal centro di coordinamento di Roma IMRCC.
Gli interrogativi inquietanti che suscita la ricostruzione dell’intervento di Asso Ventotto vanno ben al di là della discussione “in punta di diritto” sulle violazioni del diritto internazionale ed europeo. Cerchiamo di metterne in luce quelli principali:
1. Sono al corrente le autorità europee del fatto che, negli ultimi mesi, oltre diecimila migranti o richiedenti asilo o persone in condizione di ottenere una protezione umanitaria siano stati ricondotti dall’Europa nei centri di detenzione in Libia, un paese ripetutamente considerato dall’Unione europea nella black list dei porti non sicuri che non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951?
2. Sono al corrente le autorità europee delle misure adottate dal governo italiano per impedire a chi ha diritto alla protezione internazionale di raggiungere un paese sicuro e per ridurre la concessione dei permessi per protezione umanitaria?
3. Sono al corrente le autorità europee del numero di naufraghi deceduti davanti e nelle acque territoriali libiche o di quelli morti nel tragitto dai paesi dell’Africa sub-sahariana ai paesi del Nord-Africa?
4. Sono al corrente le autorità europee delle condizioni di detenzione dei richiedenti asilo di ritorno dalla Libia nei campi istituiti in collaborazione con l’Unione europea in Niger e del fatto che i governi europei abbiano collettivamente disatteso l’impegno ad accelerare le procedure di esame delle domande di asilo e dell’eventuale accoglienza in Europa attraverso corridoi umanitari?
5. Ritiene il Parlamento europeo che siano oggi riunite le condizioni per creare una commissione temporanea di inchiesta sulla politica migratoria dell’Unione europea e dei suoi Stati membri?
E’ evidente che né l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM) né l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) hanno i mezzi e il personale sufficiente per poter monitorare il rispetto dei diritti umani dei richiedenti asilo e per intervenire quando questi diritti umani sono violati.
Il disprezzo della dignità umana di milioni di persone richiede un atto di coraggio e di immaginazione a livello internazionale. Nell’anno delle celebrazioni del settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948) noi riteniamo che debba essere convocata una conferenza internazionale sulle migrazioni di governi, parlamentari, poteri locali e organizzazioni della società civile che abbia all’ordine del giorno l’aggiornamento dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra relativa allo statuto dei rifugiati che si applica solo a chi “si trova fuori dallo Stato di cui possiede la cittadinanza” e ritiene di essere perseguitato “per ragioni di razza, religione, cittadinanza e appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche” escludendo chi fugge dalle guerre, dalla fame e dai disastri ambientali e che ha diritto a protezione umanitaria.
Contemporaneamente noi riteniamo necessario andare al di là dei limiti degli strumenti internazionali per la difesa dei diritti dell’Uomo sia rafforzando l’azione a protezione dei “difensori dei diritti umani” sia estendendo al monitoraggio e alla protezione dei diritti dell’Uomo lo strumento del peace enforcement previsto dal Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite.

1 agosto 2018

 


La verità sui flussi migratori

Oggi su Radio 24 il giornalista tedesco Udo Gumpel ha fornito i dati reali dei flussi migratori per i primi sei mesi del 2018: 80000 in Germania, 20000 in Spagna e 17000 in Italia (per quanto riguarda l’Italia sono i dati che avevamo fornito in un precedente post usando le informazioni del Viminale). Questi dati, largamente ignorati dalla stampa e dai media italiani, smentiscono la fake news del governo Conte-Salvini-Di Maio secondo cui l’Italia sarebbe invasa dai migranti e giustifica la richiesta fatta dal Consiglio europeo a Conte secondo cui dovrebbe essere l’Italia ad accogliere più migranti e non il contrario. In più il governo italiano dovrebbe rispondere di ripetute violazioni di norme europee e internazionali per i respingimenti collettivi verso la Libia dove gli immigrati vivono in condizioni disumane.

8 agosto 2018

 


Ancora EU NAVFOR

I governi italiano, maltese e spagnolo sanno perfettamente che i porti libici non sono sicuri come è stato più volte affermato dall’Unione europea e che la Libia è un paese dove gli immigrati dall’Africa subsahariana subiscono trattamenti disumani. Inoltre se la nave Acquarius sarà costretta a riportare in Libia le 141 persone salvate in mare si tratterà di una violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e delle convenzioni internazionali. Poiché le regole di EunavForMed (Sophia) non sono state ancora cambiate, il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare è ancora sotto la responsabilità della Guardia costiera italiana e del centro di coordinamento di Roma I.M.R.C.C. che deve concordare con le autorità maltesi e spagnole il porto più vicino e più sicuro di attracco dove dovranno essere esaminate le domande di asilo dei centoquarantuno naufraghi secondo il regolamento di Dublino le cui procedure di revisione sono state bloccate con la complicità del governo italiano e l’accordo del premier Conte che ha accettato il principio della ricollocazione volontaria. I governi italiano, maltese e spagnolo hanno ora il dovere di assicurare, di comune accordo, il diritto alla protezione umanitaria per i naufraghi salvati dalla nave Acquarius che li ha sottratti al ricatto dei trafficanti di esseri umani e degli scafisti.

13 agosto 2018

 


Salvini il falsario

Il Ministro dell’Interno italiano è un falsario e sa perfettamente di esserlo ma la stampa e i media non denunciano i suoi falsi. Sulle questioni dell’immigrazione si dovrebbe verificare se ci fossero le condizioni per il reato di procurato allarme. L’ultimo falso riguarda i 170 migranti che sono per ora in acque maltesi. La Commissione europea non ha nessuna competenza nelle decisioni sui porti di attracco fatta salva la denuncia sui porti non sicuri e sul rispetto delle norme europee. Il deputato europeo Salvini del resto votò contro la proposta della Commissione europea di modifica del regolamento di Dublino migliorata dal Parlamento Europeo che introduceva il principio della ricollocazione obbligatoria. Alleandosi con i governi sovranisti il governo italiano si è reso complice della paralisi del negoziato sulla riforma del regolamento di Dublino con la conseguenza del mantenimento della volontarietà della ricollocazione. Mettiamo alla gogna mediatica il falsario Ministro dell’Interno italiano.

16 agosto 2018

 


#noistiamoconlaguardiacostieraitaliana

Noi stiamo con la Guardia costiera italiana che salva i migranti. Noi accusiamo il Ministro dell’Interno italiano di persistente violazione delle norme europee e internazionali e Maurizio Gasparri di istigazione all’omicidio di Stato con l’interrogazione parlamentare contro la Guardia costiera italiana.

18 agosto 2018

 


 #noistiamoconRiace

Il Movimento europeo sostiene la “staffetta per Riace” promossa dalla Gioventù federalista Europea con l’adesione delle organizzazioni sindacali della Calabria e invita le associazioni rappresentative della società civile ad unirsi ai giovani federalisti nell’azione perché sia garantita la continuità della politica di accoglienza di Mimmo Lucano.

19 agosto 2018

 


Competenze europee e competenze nazionali

Non c’è ancora (purtroppo) una competenza europea nella gestione dei porti e nella ricollocazione delle persone che hanno il diritto di asilo o alla protezione umanitaria come sa molto bene il ministro Moavero e come è ignorato dai ministri Salvini e Toninelli e dai loro collaboratori. Sarebbe necessaria e urgente una competenza federale (e cioè più Europa) passando attraverso la costituzione di una Guardia costiera europea e, in mancanza di un accordo a 27, attuando una cooperazione rafforzata per gli aspetti di politica interna europea e una cooperazione strutturata per gli aspetti di politica estera. Come abbiamo scritto più volte il Ministro dell’Interno italiano si occupa - utilizzando con arroganza argomenti senza fondamento di verità - di questioni che non riguardano il suo dicastero ma il presidente del Consiglio (il cui silenzio è assordante), il ministro degli esteri (che dovrebbe richiamare i suoi colleghi al rispetto delle norme europee e internazionali) e la ministra della difesa. Nelle prossime settimane riuniremo un gruppo di esperti per verificare le condizioni di procedure giurisdizionali e politiche al fine di mettere in stato di accusa il Ministro dell’Interno italiano per atti illegali e i ministri Moavero, Trenta e Toninelli per omissione di atti di ufficio in solido con il presidente del Consiglio.

19 agosto 2018

 


Diciotti – II

Il Ministro degli Interni non ha nessun potere per impedire l’attracco della Diciotti al porto di Catania né per impedire lo sbarco dei migranti. I porti sono sotto la responsabilità delle capitanerie di porto che dipendono funzionalmente dal ministero della difesa e operativamente dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Per evitare confusioni di ruoli il presidente del consiglio Conte d’intesa con il Presidente della Repubblica dovrebbe applicare a livello italiano il metodo che è stato applicato dalla Commissione Juncker che ha nominato un commissario responsabile per la politica di immigrazione che ha competenze separate e distinte dal commissario agli affari interni. Il Movimento europeo ha proposto che, durante ogni semestre di presidenza del consiglio dell’Unione europea, sia convocato un Consiglio “jumbo” sulle politiche migratorie al quale partecipino i ministri degli esteri, del welfare, della difesa e dell’educazione associando il Parlamento europeo, il rappresentante dell’UNHCR per l’Europa e le associazioni rappresentative della società civile che agiscono nel settore delle politiche migratorie.

20 agosto 2018

 


Il Movimento Cinque Stelle e il Regolamento di Dublino

La deputata europea del Movimento Cinque Stelle Laura Ferrara chiede oggi alla Commissione europea la ricollocazione automatica dei 177 migranti che il governo italiano sta sequestrando sulla nave Diciotti. La deputata europea Laura Ferrara ha dimenticato che lei e i suoi colleghi del Gruppo EFDD al Parlamento europeo hanno votato contro la proposta di revisione del regolamento di Dublino che avrebbe introdotto, fra le altre innovazioni, l’automaticità della ricollocazione nei paesi membri. Prima di fare inutile sarcasmo sulla Commissione europea - a cui Lega e Cinque Stelle insieme agli altri sovranisti europei vorrebbero sottrarre poteri per riconsegnarli agli impotenti ministri nazionali - Laura Ferrara potrebbe autocriticare il voto suo e dei suoi colleghi di partito contro la revisione del Regolamento di Dublino. Vale anche la pena di ricordare che il deputato europeo della Lega Fontana - attuale ministro della famiglia - non ha partecipato da relatore-ombra a nessuna delle ventidue riunioni di negoziato fra il Parlamento europeo e il Consiglio per la modifica del Regolamento di Dublino.

22 agosto 2018

 


Chi comanda nel governo italiano

Sappiamo ora che il vero capo del governo è il ministro dell’interno e che l’avv. Conte insieme ai ministri delle infrastrutture e dei trasporti e alla muta ministra della difesa obbediscono agli ordini illegali del Viminale. Con arroganza fascistoide il ministro dell’interno ha disposto che fossero liberati solo i minorenni e che gli altri migranti fossero ancora sequestrati sulla nave Diciotti. Ci chiediamo: 1. come e quando intende agire il Presidente della Repubblica che è il capo delle forze armate da cui dipende la Guardia costiera 2. Come e quando intendono agire il comandante della nave Diciotti e il comandante del porto di Catania per porre fine alla violazione degli articoli 328 (rifiuto di atti di ufficio) e 605 (sequestro di persona) del codice penale. 3. Come e quando intendono agire deputati e senatori per avviare la procedura prevista dall’art. 96 della Costituzione e dalle successive leggi costituzionali per mettere in stato di accusa davanti alla magistratura ordinaria il ministro dell’interno affinché venga giudicato per il reato di abuso di atti di ufficio come reato ministeriale.

23 agosto 2018

 


Il piano italiano « no way »

Il piano “no way” a cui fa riferimento il Ministro degli Interni italiano è stato applicato in Australia dal 2013 per impedire l’accesso via mare di richiedenti asilo provenienti dall’Indonesia e dallo Sri Lanka.
Il piano richiede un ampio schieramento di mezzi navali militari, un costo per le sole operazioni militari di almeno quattrocento milioni di euro all’anno e accordi con paesi sovrani vicini disposti ad accogliere i richiedenti asilo respinti dall’Australia che non siano stati ricondotti collettivamente nei paesi di origine.
Il piano « no way » - al di là degli aspetti morali e politici che sfuggono alla incoscienza e alla insensibilità democratica del ministro dell’interno - solleva alcune questioni essenziali
1. Lo spiegamento di mezzi militari richiede una valutazione attenta delle risorse materiali e umane di cui dispone l’Italia (marina militare, guardia costiera, aviazione) che deve essere effettuata dai ministeri competenti (difesa, infrastrutture e trasporti) su cui il ministro dell’interno non ha nessuna competenza.
2. L’operazione avrebbe un costo finanziario elevato su cui dovrebbe esprimersi il ministro delle finanze a cui spetta il compito di inserirlo nella prossima programmazione finanziaria.
3. L’operazione richiederebbe un accordo bilaterale con paesi vicini o membri dell’Unione europea o con Stati terzi disposti ad accogliere i richiedenti asilo respinti dall’Italia.
4. L’operazione confliggerebbe con le norme internazionali (Convenzione di Ginevra), europee (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, Carta dei diritti dell’Unione europea e Trattato di Lisbona) e nazionali (la costituzione italiana). Così facendo l’Italia si isolerebbe dalla comunità internazionale e dal sistema europeo da cui non potremmo più chiedere a attenderci alcuna forma di solidarietà ricevendo invece condanne e sanzioni per violazione di trattati liberamente sottoscritti.

23 agosto 2018

 


Giuseppe Conte, lo smemorato di Volturara Appula

Giuseppe Conte ha scritto un post su facebook sotto dettatura del ministro degli interni. Lo smemorato di Volturara Appula non si ricorda delle decisioni che ha sottoscritto al Consiglio europeo di fine giugno e attribuisce alle “istituzioni europee” (senza precisare quali) responsabilità che sono solo dei governi nazionali

23 agosto 2018

 


Di Maio e il Bilancio europeo – I

In poche righe, parlando non come ministro ma come leader del Movimento 5 Stelle, Di Maio ha dato una prova inequivocabile della sua ignoranza delle cose europee e della sua incapacità di gestire la cosa pubblica.
Non ci sarà domani a Bruxelles una riunione della Commissione europea chiamata a deliberare sulla distribuzione dei 149 obiettori di coscienza eritrei per ora sequestrati in territorio italiano sulla base di un abuso di potere del ministro dell’interno italiano.
Ci sarà invece una riunione dei rappresentanti di alcuni governi nazionali per verificare l’esistenza di una eventuale disponibilità volontaria ad accogliere una parte di questi obiettori.
Prigioniera della decisione dei capi di Stato e di governo del 28 giugno che hanno unanimemente concordato sul principio del carattere volontario delle ricollocazioni di richiedenti asilo e di un trattato voluto dai governi (fra i quali il governo Forza Italia-Lega) che attribuisce agli Stati la responsabilità di fissare quote nazionali di flussi migratori, la Commissione europea non ha nessun potere deliberativo.
La minaccia di non pagare all’Ue venti miliardi è una ridicola fanfaronata che espone l’Italia al rischio di perdere quel poco di credibilità rimasta ai nostri negoziatori.
Gli ultimi dati certi riguardano l’esercizio 2016 quando l’Italia versò nelle casse europee 13.300 miliardi e ne ricevette 11.500 con un saldo netto negativo di 1.800 miliardi ben lontani dai 20 miliardi di cui parla a vanvera il leader 5 stelle Di Maio.

23 agosto 2018

 


Diciotti – III

Come era prevedibile e come avevamo previsto la riunione tecnica a Bruxelles a cui hanno partecipato i rappresentanti di dodici governi nazionali si è conclusa con nessuna decisione perché alla Commissione europea non è stato attribuito dagli Stati il potere di imporre una ripartizione dei richiedenti asilo che giungono sul territorio di un paese membro e perché i capi di Stato e di governo hanno concluso che la ripartizione avvenga in modo volontario.
Le minacce del Ministro dell’Interno italiano e Di Maio sulla partecipazione dell’Italia al bilancio europeo sono state confusamente lanciate sia sul contributo che il nostro paese versa annualmente nelle casse europee, un contributo giuridicamente obbligatorio e che rappresenta un decimo della somma incautamente citata da Di Maio sia sulle prospettive finanziarie 2021-2027 su cui un non-accordo sarebbe per l’Italia ben peggiore di un accordo sulle proposte della Commissione europea.
In questo quadro appare stupefacente il silenzio assordante di Enzo Moavero Milanesi che ha avuto la delega sui negoziati finanziari a Bruxelles.
In attesa che le minacce di Salvini e Di Maio si concludano con un nulla di fatto, ci aspettiamo che il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio liberino i 149 obiettori eritrei dall’illegale sequestro imposto dal ministro dell’interno.

24 agosto 2018

 


Di Maio e il Bilancio europeo – II

Di Maio dovrebbe leggere o farsi leggere più attentamente le dichiarazioni della Commissione europea e consultarsi con il ministro degli esteri prima di abbaiare alla luna.
La farsa di cui parla il commissario europeo Oettinger riguarda solo i 20 miliardi di Euro che scioccamente Di Maio minaccia di non pagare all’Unione europea perché i governi nazionali non rispettano un inesistente patto che sarebbe stato sottoscritto al Consiglio europeo di Bruxelles.
Il saldo negativo contabile dell’Italia per il 2018 è di 3 miliardi di Euro di cui 2.4 miliardi sono stati già pagati e dunque la minaccia si riduce nel 2018 a seicento milioni che devono essere pagati in tranche mensili il primo di ogni mese.
Il governo Conte-Salvini-Di Maio minaccia inoltre di mettere il veto sul bilancio 2019 ma nessuno ha spiegato all’avv. Conte e ai suoi viceprimi ministri che il bilancio annuale si vota a maggioranza.
Il ministro dell’interno ha infine fatto intendere che il suo governo potrebbe mettere il veto sulle prospettive finanziarie 2021-2027....che saranno votate fra due anni.
Conte, Di Maio e Salvini possono anche lasciare i loro cappelli a Roma e recitare a Bruxelles la loro farsa a testa nuda.

27 agosto 2018

 


Rocca di Papa e Milano

Dopo che il ministro dell’interno è stato costretto a capitolare e far scendere dalla nave della Guardia costiera italiana Diciotti i cento richiedenti asilo eritrei, obiettori di coscienza e cristiani copti, un manipolo di fascisti ha inscenato una gazzarra davanti al centro di accoglienza di Rocca di Papa individuato dalla Conferenza Episcopale Italiana di intesa con la competente prefettura per la temporanea assistenza dei profughi in attesa della loro distribuzione diffusa sul territorio italiano. Il Movimento europeo esprime piena solidarietà agli operatori che li stanno assistendo, con il concorso dell'UNHCR e con i cittadini dei Castelli Romani che stanno dando loro il benvenuto ai quali il Movimento europeo si unisce idealmente. Nel frattempo il ministro dell’interno era costretto a prendere atto che il governo ungherese proseguirà nella sua politica di respingimento dei richiedenti asilo provenienti anche dall’Italia e lo smemorato di Volturara Appula incassava un secco “ne” dal primo ministro ceco sulla sua proposta di un piano di accoglienza condiviso. Come a Milano nella manifestazione "Europa senza muri", in occasione dell'incontro del Ministro dell'Interno italiano con il Primo Ministro ungherese chiaramente ed esplicitamente diretto alla disgregazione dell'Unione europea e dei suoi valori, anche a Rocca di Papa si dimostra che nel popolo italiano vi è chi si oppone alle perniciose derive xenofobe nazional-populiste che, lì come altrove, hanno assunto una non più nascosta connotazione fascistoide.

29 agosto 2018

 


Di Maio e De Gaulle

Luigi Di Maio è volato al Cairo dopo il ministro dell’interno e non si capisce bene cosa vadano a fare in Egitto due ministri che avrebbero tante cose da fare in Italia. Dal Cairo, senza specificare se parlava come viceprimo ministro a nome del governo italiano o come leader del movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio ha capricciosamente ribadito che, se l’Europa (la Commissione ? Il Consiglio ? I governi nazionali ?) non riscoprirà lo spirito di solidarietà su cui è stata fondata la Comunità l’Italia « non darà più un Euro a Bruxelles » e metterà il veto sul bilancio europeo. Luigi Di Maio non ha più parlato dei 20 miliardi sbadatamente citati dopo il fallimento della riunione tecnica del 24 agosto. Vedremo se il ministro Tria, tornando dalla Cina, chiederà ai suoi servizi di non versare - su ordine di Di Maio- il 1° settembre la quota che rappresenta un dodicesimo del contributo italiano per il 2018. Non sappiamo ancora se lo smemorato di Volturara Appula e il suo ministro degli esteri daranno il loro consenso esplicito o implicito a questo capriccio contabile o se l’ordine di non pagare slitterà al mese successivo e poi ancora a novembre e dicembre. Conoscendo come vanno le cose nelle istituzioni europee, possiamo dire con certezza che questo teatrino partenopeo non impressionerà né la Commissione né tantomeno i governi nazionali. Per quanto riguarda il veto minacciato/annunciato/confermato da Luigi Di Maio, il capriccio è ancora più infantile perché il bilancio 2018 è gestito dalla Commissione che lo esegue avendo avuto nel dicembre 2017 l’accordo del Consiglio e del Parlamento e il bilancio 2019 sarà votato a dicembre a maggioranza.  A meno che l’Italia riesca a riunire una minoranza di bloccaggio scegliendo di tentare una difficile alleanza con i paesi che chiedono la solidarietà e la ricollocazione obbligatoria (Francia, Germania, Spagna, Grecia) o una impossibile alleanza con chi non vuole parlare di solidarietà e obbligatorietà (Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia) e vuole comunque incassare i soldi dei fondi regionali che gli spettano.
Resterebbe la strada della “sedia vuota” richiamando a Roma l’ambasciatore Massari ma Luigi Di Maio non ha la statura del Generale De Gaulle.
Nei tre casi di scuola, Luigi Di Maio tornerà a casa come si dice con le pive nel sacco e il ministro degli esteri dovrà comprarsi un grande cappello per far riacquistare all’Italia il posto che le spetta come paese fondatore.

30 agosto 2018

 


Telefonata alla CEI: non pervenuta

Il senatore della Lega eletto in Calabria (perché in quella circoscrizione ha preso meno voti: strana legge il Rosatellum), che frequenta occasionalmente il Viminale, ha informato gli ascoltatori di Radio Padova che i richiedenti asilo eritrei, da lui sequestrati sulla Diciotti, sono a Rocca di Papa grazie a una sua telefonata alla Conferenza Episcopale Italiana.
Non risulta che questa telefonata sia mai pervenuta alla CEI mentre risulta un’azione riservata e lontana dai riflettori delle Tv e dai social fra l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e le autorità italiane - su iniziativa della associazione - per sbloccare lo stato disumano in cui erano costretti a vivere uomini, donne e bambini per soddisfare l’interesse elettorale del leader della Lega che si dovrebbe vergognare del suo comportamento.

30 agosto 2018

 


Salvini e la Libia

Il TG1, telegiornale governativo, ha comunicato che il ministro dell’interno è in contatto con l’ambasciata italiana a Tripoli per seguire la situazione in Libia.
Ci chiediamo da quando in qua le sedi diplomatiche dell’Italia rispondono al Viminale e non alla Farnesina.
Da Palazzo Chigi informano che si è riunito il Consiglio dei Ministri in assenza del capo del governo e del vicepresidente del Consiglio Di Maio.
Indovinate chi ha presieduto la riunione del Consiglio dei Ministri.
Vedremo quali e quanti quotidiani domani rileveranno queste “incongruenze”.

3 settembre 2018

 


Il governo italiano e il bilancio europeo

Il governo italiano ha versato (in anticipo) il suo contributo al bilancio UE.
Dopo aver "abbaiato alla luna" durante il mese di agosto, il governo italiano ha versato il suo contributo di settembre al bilancio europeo.
La transazione di un miliardo (pari a un dodicesimo del contributo annuale) è stata effettuata il 31 agosto sul conto del Tesoro intestato alla Commissione europea.
Evapora così con la fine del solleone la cifra immaginaria di venti miliardi su cui prima il segretario del PD Matteo Renzi e poi il leader del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio hanno fondato le loro minacce alla "tecnocrazia" di Bruxelles per farle pagare gli egoismi dei governi nazionali.
Resta il mistero sulla "manina" che ha suggerito a Renzi e Di Maio la somma di venti miliardi !

5 settembre 2018

 


Salvini e la Costituzione

Il ministro dell’interno è, dal punto di vista costituzionale, un ignorante perché ignora gli articoli 101, 104 e 106 della Costituzione della Repubblica italiana su cui ha giurato.

7 settembre 2018

 


Le elezioni in Svezia

Come europei dobbiamo essere orgogliosi degli svedesi che hanno accolto trecentomila immigrati, una percentuale largamente superiore al numero degli immigrati accolti in Italia.
Come europei dobbiamo essere orgogliosi del modello di società multiculturale costruito in questi anni dalla Svezia.
Come europei dobbiamo essere orgogliosi di personalità come Olof Palme e Anna Lindh che hanno contribuito alla difesa dei valori della tolleranza e della democrazia.
Come europei dobbiamo essere grati alle elettrici e agli elettori svedesi che hanno scelto la via della continuità di questi valori smentendo le previsioni dei sondaggi secondo cui un movimento xenofobo e razzista con radici neonaziste sarebbe diventato determinante nella vita politica della Svezia.
Come europei dobbiamo mobilitarci affinché il modello della accoglienza e dell’inclusione multiculturale diventi un elemento essenziale delle politiche europee e che il principio della solidarietà fra paesi membri venga applicato e rispettato così come previsto dagli articoli 2 e 80 del Trattato di Lisbona.
Come europei dobbiamo mobilitarci per combattere contro la deformazione mentale di chi propone una “nuova Europa” ma volendo di fatto la vecchia Europa degli egoismi nazionali.
Come europei dobbiamo mobilitarci perché prevalga una maggioranza di forze politiche innovatrici unite in una coalizione che esprima un programma che porti a compimento, con un metodo democratico costituente, la finalità federale dell’integrazione europea.
Come europei dobbiamo mobilitarci per chiedere che, insieme al rinnovo del Parlamento europeo, venga riconosciuto il nostro diritto di eleggere a suffragio universale e diretto un “Congresso del popolo europeo” con il mandato di scrivere la Legge fondamentale di una Comunità federale da sottoporre alla approvazione di un referendum paneuropeo.

10 settembre 2018

 


Salvini e la Svezia

Il ministro dell’interno manipola i risultati delle elezioni in Svezia. Gli elettori e le elettrici non hanno mandato un avviso di sfratto ai socialdemocratici che sono il primo partito in una coalizione di centro-sinistra che ha più voti e seggi della coalizione di centrodestra dove i “moderati” sono i veri sconfitti.

10 settembre 2018

 


Il Parlamento europeo e l’Ungheria

Il voto a larga maggioranza del Parlamento europeo concernente l’Ungheria non è stato CONTRO gli ungheresi ma PER il rispetto dello stato di diritto e cioè del rispetto dei diritti dei cittadini e delle cittadine a cominciare dagli ungheresi. Lo stato di diritto si rispetta se si rispettano il principio di legalità, della certezza del diritto, dell’uguaglianza davanti alla legge, dell’indipendenza della magistratura e se si proteggono in tutta l’Unione i diritti fondamentali che sono iscritti nella Carta dei diritti che è costituzionalmente e moralmente superiore ai trattati. Per difendere lo stato di diritto, dopo il voto favorevole del Parlamento europeo a cui dovrà seguire la decisione vincolante - all’unanimità ! - del Consiglio europeo, il movimento europeo sottoporrà nei prossimi giorni alla Commissione europea una proposta di iniziativa di cittadini e cittadine europei per creare un meccanismo giuridico che permetta di superare gli ostacoli dell’art.7: coinvolgimento del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, costituzione di una commissione di esperti simile alla “commissione di Venezia” (che noi vorremmo chiamare « commissione di Trevi » dove ha sede l’accademia di diritto europeo) e rafforzamento del ruolo della Agenzia di Vienna sui diritti fondamentali. Insieme alla proposta di iniziativa dei cittadini e delle cittadine europei lanceremo una petizione al Parlamento europeo.

12 settembre 2018

 


Lo stato di diritto e il Progetto Spinelli

L’articolo 7 del Trattato di Lisbona che prevede sanzioni ai paesi che non rispettano lo stato di diritto si ispira agli articoli 4 e 44 del Progetto Spinelli con la differenza che il Progetto Spinelli affida alla Corte di Giustizia la valutazione sulle eventuali violazioni mentre il Trattato di Lisbona si affida alla decisione unanime del Consiglio europeo. Onore al Progetto Spinelli!

12 settembre 2018

 


Italia: razzista?

Il provincialismo italiano, che è inesorabilmente radicato nelle forze politiche italiane, ha manipolato il primo discorso di Michelle Bachelet a Ginevra lasciando intendere che l’obiettivo principale della sua azione sarebbe stata la crescita del razzismo in Italia.
Michelle Bachelet (figlia di un prigioniero politico morto in carcere e torturata dagli aguzzini di Pinochet che aveva interrotto brutalmente l’esperienza esaltante di Allende con il sostegno degli Stati Uniti) ha presentato lo stato drammatico delle violazioni del diritto umanitario nel mondo alla vigilia delle celebrazioni dei settanta anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Ha rilanciato in primo luogo le accuse della Corte penale internazionale alla Birmania.
Ha chiesto al Consiglio dei diritti dell’Uomo di creare un organo internazionale indipendente per raccogliere, preservare e analizzare le prove dei crimini internazionali.
Ha accusato la Cina per le discriminazioni religiose nei confronti della minoranza mussulmana nella regione di Xinjiang.
Ha ricordato i conflitti armati in Siria e nello Yemen senza dimenticare le decine di paesi dove le violazioni dei diritti dell’Uomo sono all’ordine del giorno.
Michelle Bachelet ha infine scritto e parlato lungamente della questione migratoria denunciando le politiche di alcuni governi occidentali come gli Stati Uniti, l’Ungheria, l’Italia e l’Austria ricordando che ci sono nel mondo duecento cinquanta milioni di persone in cerca di rifugio su sette miliardi e mezzo di abitanti.
Consigliamo a tutti di leggere il suo discorso e di diffonderlo sui social a cui ciascuno ha accesso.

12 settembre 2018

 


Le Leggi razziali e il Comune di Trieste

Dieci anni fa il comune di Trieste fece incastonare fra le pietre della Piazza dell’Unità d’Italia una targa per commemorare il settantesimo anniversario delle leggi razziali annunciate in quella piazza da Mussolini nel 1938.
La cerimonia fu organizzata con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Nel 2008 Piazza dell’Unità d’Italia era piena di triestini con le bandiere italiane e le bandiere europee.
Dopo dieci anni la nuova giunta del comune di Trieste ha simbolicamente calpestato quella targa.
Invitiamo i triestini a ritrovarsi il 13 ottobre in quella piazza quando il movimento europeo promuoverà delle manifestazioni contro i nazionalismi e l’unità federale dell’Europa per affermare con forza il rifiuto di ogni forma di razzismo.

14 settembre 2018

 


Bronislaw Geremek

Oggi hanno ricordato a Varsavia Bronislaw Geremek. Hanno scritto sulla targa che lo ricorda: “In onore del prof. Bronislaw Geremek (1932-2008), patriota, europeo, storico, oppositore, coartefice della Polonia democratica, ministro degli esteri (1997-2000), che fece aderire la Polonia alla Nato e operò per l’ingresso della Polonia nell’Unione europea e fu parlamentare europeo (2004-2008)”. Francesco Cataluccio su Il Foglio sottolinea che al governo sovranista polacco non sono piaciute le parole “europeo” e “coartefice della Polonia democratica”. Di Geremek vogliamo ricordare due cose: il rifiuto della maggioranza dei parlamentari del PPE e del Gruppo Socialista di eleggerlo alla presidenza del Parlamento europeo per privilegiare la logica perversa della spartizione dei posti di potere fra i due partiti europei quantitativamente più forti e i suoi libri sulla povertà nell’Europa moderna. Ricordiamo anche noi l’europeista Geremek, esempio di coraggio civile in un’Europa che si interroga sul futuro della sua democrazia.

19 settembre 2018

 


UE, la frammentazione dei partiti tradizionali apre la strada ai sovranisti

“La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale – e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo, e risorgere le vecchie assurdità – e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido Stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale”.
Così scriveva il Manifesto di Ventotene nell’inverno del 1941 definendo i compiti del dopoguerra concludendo:
“Se ci sarà nei principali paesi europei un numero sufficiente di uomini che comprenderanno ciò, la vittoria sarà in breve nelle loro mani, poiché la situazione e gli animi saranno favorevoli alla loro opera.  Essi avranno di fronte partiti e tendenze già tutti squalificati dalla disastrosa esperienza dell’ultimo ventennio. Poiché sarà l’ora di opere nuove, sarà anche l’ora di uomini nuovi: del movimento per l’Europa libera e unita”.
Il testo esiste in tutte le lingue dell’Unione europea (e anche in arabo !) e varrebbe la pena di diffonderlo in tutta Europa nei movimenti che stanno nascendo qua e là, in modo spesso spontaneo e nella maggior parte dei casi l’uno indipendente dagli altri nella solitaria convinzione che il metodo scelto e l’obiettivo adottato come prioritario da ciascuno di essi sia il migliore per sconfiggere quelli che il “Manifesto” chiamava partiti reazionari.
Pulse of Europe, Soul for Europe, New Europeans, Civico, Volt, 13-10, Alliance Europa, Stand up Europe, DIEM25, PeoplesEuropeForum, Change of Course in Europe, Citizens for Europe, Democracy International, Civil Society Europe, Empower e la campagna di contro-informazione del Movimento europeo (www.movimentoeuropeo.it) sono alcune delle innumerevoli iniziative che si sono affiancate alle manifestazioni popolari contro la democrazia illiberale a Varsavia, a Budapest e a Praga o contro il Brexit nel Regno Unito ma che non hanno ancora trovato una strada comune per forgiare un unico movimento “per l’Europa libera e unita”.
Nella maggior parte dei casi questi movimenti sono nati e restano al di fuori dei partiti tradizionali, non hanno nulla a che fare con gli inconsistenti partiti europei, sono per natura transnazionali e agiscono indipendentemente dalle organizzazioni federaliste che a loro volta hanno evitato di “contaminarsi” con i nuovi movimenti nella convinzione che il loro tasso di federalismo sia quasi inesistente.
Tutto ciò avviene mentre sono in atto manovre più o meno scoperte per far convergere in un unico contenitore i partiti o movimenti sovranisti che in alcuni casi sono giunti al governo (Italia, Austria, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca) ma che, in generale, condizionano dall’esterno gli orientamenti delle forze politiche tradizionali su temi sensibili come l’immigrazione, la sicurezza, la povertà e le diseguaglianze.
Rovesciando il ragionamento del Manifesto di Ventotene, i partiti sovranisti hanno capito che il fine essenziale della loro lotta politica nel 2019 sarà la conquista del potere a livello europeo perché solo in questo modo essi potranno scardinare il sistema dell’Unione e restituire, dal suo interno, la sovranità agli Stati nazionali.
I partiti tradizionali continuano ad agire con la vecchia logica secondo cui le elezioni europee sono un secondo turno delle elezioni nazionali, convinti che la sconfitta dei sovranisti in Europa suonerà la campana a morto dei nazionalismi a livello nazionale e consentirà loro di governare l’Unione europea così come hanno fatto in questi ultimi venti anni.
I sistemi elettorali proporzionali, che si accompagnano nella maggior parte dei paesi europei a liste uniche nazionali, facilitano questa logica perversa cosicché avremo alle elezioni europee un sistema piramidale con cinquecento partiti nazionali dai quali ne scaturiranno centocinquanta che cercheranno di ricomporre la vecchia geografia politica europea: PPE, S&D, ALDE, Verdi, GUE e tenere ai margini i tre gruppi euro-ostili orfani degli euroscettici britannici.
Secondo questa logica perversa, i partiti europei cercheranno di ripetere l’esercizio di apparente democrazia rappresentativa immaginato da Martin Schulz nel 2013 per conquistare la poltrona di presidente della Commissione europea usando il grimaldello dello Spitzenkandidat. Il grimaldello non funzionò alle europee del 2014 perché il PPE mantenne la maggioranza relativa di voti e seggi e fu così eletto Jean-Claude Juncker, imposto da Angela Merkel al Congresso di Dublino per bloccare la candidatura francese di Michel Barnier.
Il modello degli Spitzenkandidaten non funzionerà più nel 2019 perché né nel Consiglio europeo né nel Parlamento sarà possibile ricostituire l’accordo di potere fra popolari e socialisti e la frammentazione politica europea sarà ancora più grande che in passato.
I sovranisti, usciti rafforzati dal voto delle europee, approfitteranno di questa frammentazione per imporre un “governo” dell’Assemblea e dunque della Commissione secondo il modello dei governi bulgaro o austriaco e cioè un’alleanza fra popolari ed estrema destra con l’obiettivo di demolire l’Unione europea.
Tommaso Padoa Schioppa aveva intuito nel 1998 i rischi di un sistema di selezione del Presidente della Commissione fondato sulla scelta del candidato proposto dal partito a maggioranza relativa e aveva saggiamente suggerito un sistema di coalizioni, da costituirsi prima e non dopo le elezioni europee.
Per vincere la battaglia europea contro i sovranisti dobbiamo tornare alla linea di divisione suggerita dal Manifesto di Ventotene nel 1941 con una coalizione di movimenti che indirizzi le forze popolari verso la creazione di una solida Comunità federale anteponendo alla scelta del candidato alla presidenza della Commissione la condivisione di un programma per la legislatura (che dovrà essere costituente) fondato su alcuni elementi essenziali legati a beni pubblici a dimensione europea: lo stato di diritto, l’eliminazione delle diseguaglianze, il governo dei flussi migratori e la politica di accoglienza, lo sviluppo sostenibile, la sicurezza esterna e interna, il governo democratico dell’economia e della moneta, un’identità multilivello, una politica fiscale europea, una cittadinanza federale.
La scelta del candidato alla presidenza della Commissione potrebbe avvenire attraverso primarie di coalizione in tutti i paesi europei sulla base del programma condiviso per la legislatura rendendo così realmente democratico e partecipativo il processo di formazione del governo dell’Unione.

19 settembre 2018

 


Il reddito di cittadinanza

Se il disegno di legge sul cosiddetto reddito di cittadinanza fosse applicato solo ai cittadini italiani escludendo i cittadini europei residenti in Italia ciò configurerebbe una violazione del Trattato di Lisbona secondo il principio di non discriminazione sulla base della nazionalità. Se il disegno di legge fosse applicato solo ai cittadini italiani ciò configurerebbe una violazione della Carta dei diritti fondamentali secondo il principio di non discriminazione sulla base della nazionalità che si applica a tutte le persone legalmente residenti in Italia. Il rispetto di questi principi riguarda tutti i residenti nell’Unione europea e deve essere applicato in Belgio, in Francia, in Germania, in Lussemburgo eccetera e se uno di questi governi violasse questo principio dovrebbe essere portato davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea e obbligato a modificare una legge siffatta. Il Presidente della Repubblica dovrebbe rifiutarsi di firmare una eventuale legge sul reddito di cittadinanza applicato solo agli italiani per manifesta incostituzionalità. I giudici italiani inoltre sono tenuti a disapplicare una legge che non è conforme al diritto dell’Unione.

Noi chiediamo un reddito minimo adeguato - sulla base dell’art. 34 par. 3 della Carta dei diritti fondamentali e della Joint Declaration del 13 novembre 2017 - per chi non dispone di risorse necessarie combinando prestazioni monetarie, aiuti con forme di tariffazione sociale per le prestazioni essenziali e con la possibilità di accedere a servizi di formazione e partecipazione a programmi di inclusione sociale (sul modello adottato da numerosi altri paesi europei) escludendo forme di coercizione al lavoro invasive e non rispettose della dignità delle persone che la misura vuole salvaguardare, la garanzia del diritto della non-regressione e del principio giuridico di “condizioni più favorevoli”, l’accesso ai servizi pubblici per le persone con disabilità eliminando le barriere multidimensionali, l’universalità dei servizi a tutte le persone che risiedono sul territorio dell’Unione con un modello finanziato da un equo sistema fiscale.

21 settembre 2018

 


I 5 Stelle e Orban

La Camera dei Deputati ha approvato a maggioranza la mozione che sostiene la “democrazia illiberale” di Viktor Orban con il voto congiunto dei parlamentari della Lega e del Movimento Cinque Stelle. Pochi giorni dopo il voto del Parlamento Europeo, i deputati del Movimento Cinque Stelle si piegano al volere del vero capo del governo. Il voto italiano nel Consiglio dei Ministri dell’Unione europea sarà così determinante per formare una minoranza di blocco e impedire la formazione di una maggioranza qualificata non già per introdurre delle sanzioni contro il governo ungherese ma per avviare la procedura necessaria a constatare l’esistenza in Ungheria del rischio di una violazione grave dei diritti fondamentali. Sarà l’ennesima dimostrazione dell’impotenza di un sistema che attribuisce ai governi nazionali il potere di decidere dell’avvenire democratico e della libertà dei cittadini europei. Spetta alle organizzazioni sinceramente federaliste creare il consenso necessario per demolire il metodo confederale e intergovernativo che rende l’integrazione europea inefficace e incapace di rispondere alle domande degli europei.

27 settembre 2018

 


«L'ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque»

La decisione della Procura di Locri di porre agli arresti domiciliari il Sindaco di Riace Domenico Lucano e il divieto di dimora per la sua compagna rappresentano una nuova e grave tappa dell’azione che si è sviluppata in Italia non per impedire una politica di accoglienza ma per ostacolare azioni di inclusione di immigrati nella nostra società nell’interesse loro e del nostro paese.
Da questo punto di vista il Sindaco di Riace è stato ed è un modello in tutta Europa e anche nel mondo e la decisione della Procura di Locri, certamente in linea con il Contratto di governo siglato da Lega e dal Movimento 5 Stelle, concerne non soltanto il nostro paese ma l’intera Europa.
Al di là di un sorprendente comunicato stampa, leggeremo attentamente le motivazioni che hanno spinto la Procura di Locri a dettare questa ordinanza innanzitutto per vedere in che misura le violazioni di legge che gli sono state contestate autorizzano un provvedimento della limitazione delle sue libertà.
Questa ordinanza si iscrive del resto nel quadro più ampio di un decreto legge che ha tra le sue priorità quella della sostanziale cancellazione del metodo degli SPRAR che, fatte salve alcune eccezioni, hanno consentito in questi anni di formare cittadini dei paese terzi affinché essi possano contribuire allo sviluppo della nostra società.
La sostanziale cancellazione degli SPRAR toglierebbe lavoro a 40.000 giovani volontari che, grazie a questa attività, sono stati sottratti in alcune regioni del Sud al ricatto della criminalità organizzata su cui avrebbe dovuto concentrarsi l’azione del Ministro degli Interni che ha invece dedicato questi 4 mesi a occuparsi esclusivamente del tema dell’immigrazione violando leggi dello stato, disprezzando principi e valori dell’Unione europea con un’invasione di campo dei poteri di altri ministri che avrebbe dovuto essere sanzionata dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica.
Noi chiediamo che questi temi siano messi al centro delle iniziative del prossimo fine settimana a Perugia ed Assisi perché non c’è pace senza diritti e non ci sono diritti senza vera giustizia.
Come scrisse Martin Luther King dal carcere di Birmingham nel 1963 «L'ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque», ricordandoci anche che la disobbedienza civile è giustificata dalla presenza di leggi ingiuste e che «una legge ingiusta non è legge».

2 ottobre 2018

 


Cambia il vento in Europa e soffia in direzione opposta a quella dei sovranisti

Il vento cambia in Baviera, in Belgio e nel Lussemburgo ma il vento non soffia nella direzione che avrebbero voluto Salvini e Di Maio. In un voto nazionale (Lussemburgo), regionale (Baviera) e locale (Belgio) il maggiore aumento in voti e seggi spetta ai Verdi che hanno fatto campagna per un’Europa più unita, più democratica, più accogliente e più solidale. In Lussemburgo si conferma il governo uscente formato da Socialisti, Verdi e Liberali che aveva mandato all’opposizione il partito di Jean Claude Juncker sospettato di connivenza fiscale con le multinazionali. In Belgio l’estrema destra arretra e prevalgono in Vallonia governi locali con Socialisti e Verdi segnando una battuta di arresto per il governo del liberale Michel criticato per la sua arrendevolezza nei confronti del partito nazionalista fiammingo. In Baviera la destra dell’AFD, inutilmente corteggiata in Italia da Lega e 5 Stelle, entra nel Landtag ma deve accontentarsi di un modesto quarto posto relegata all’opposizione così come era avvenuto per l’estrema destra svedese. Escono sconfitti dalle urne i partiti alleati a livello federale nella Grande Coalizione ma anche qui i Verdi raddoppiano voti e seggi. È un segnale importante di un’Unione che potrebbe cambiare rotta nelle elezioni europee del maggio 2019 non virando nella direzione di sovranisti uniti solo per disintegrarla ma prendendo il largo per una comunità più forte della somma degli Stati nazionali. Ciò sarà possibile se gli innovatori saranno alleati in una coalizione per sconfiggere nello stesso tempo i partiti che vogliono conservare l’Unione così come essa è oggi e i movimenti che vogliono demolirla per tornare alla vecchia Europa di apparenti sovranità nazionali.

15 ottobre 2018

 


Salvini e il campo profughi

Il ministro dell’interno italiano dice che l’Italia è il campo profughi d’Europa.
È falso! Dal 1° gennaio 2018 alla fine di settembre sono sbarcati sulle coste europee 87000 richiedenti asilo di cui 43000 in Spagna, 23000 in Grecia e 20000 in Italia.
In Europa ci sono circa cinque milioni di rifugiati e dunque il l’1% della popolazione europea con percentuali più elevate nei paesi nordici (in Svezia 23,4 ogni mille abitanti) e con numeri totali che vedono al primo posto la Germania, seguita dalla Francia e poi dalla Svezia. L’Italia, che è quarta come numero totale di rifugiati, registra una percentuale di due profughi ogni mille abitanti contro i diciotto profughi ogni mille abitanti a Malta.

21 ottobre 2018

 


 

 

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