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Al fine di contribuire alla Conferenza sul futuro dell’Europa, il Centro Universitario Interdipartimentale di Ricerca on European Affairs (CREAF), in collaborazione con Agenda Geopolitica della Fondazione Ducci e Movimento Europeo in Italia, bandisce un concorso rivolto agli studenti universitari degli atenei italiani. Lo scopo è stimolare proposte, idee e contenuti da sottoporre alla Conferenza ed ai panel transnazionali di cittadini, sia attraverso la piattaforma digitale multilingue futureu.europa.eu che nel quadro di iniziative sul territorio nazionale.

L’obiettivo del concorso è stimolare nelle nuove generazioni una maggiore consapevolezza riguardo al destino comune che ci lega come cittadini europei, anche attraverso un processo di sviluppo di un nuovo modello di Unione, da plasmare attraverso una partecipazione più attiva dei suoi cittadini, capace di affrontare le disuguaglianze al suo interno mediante politiche eque, sostenibili, innovative e competitive, fondate sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.

La partecipazione al concorso è gratuita ed è riservata a studenti che, alla data di presentazione della domanda, siano cittadini di uno degli stati membri e siano iscritti presso un’università con sede nel territorio delle Repubblica Italiana. 

BANDO: “LA MIA EUROPA DI DOMANI. Concorso di idee per studenti universitari sul futuro dell’Unione Europea”.

 

 

 

 

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VI SEGNALIAMO

  • 15-16 novembre 2021. Ore 9:00, martedì 16 presso l'ExMe di Piazza Mameli a Nuoro promosso dall'Amministrazione Comunale di Nuoro, evento di lancio del Centro Europeo di Informazione - ED NUORO, riconfermato quale Centro Europeo di Informazione della Commissione Europea per il mandato 2021-2025. Parteciperanno alla cerimonia di inaugurazione l'Eurodeputato Pietro Bartolo, il Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Antonio Parenti e il Presidente del Movimento Europeo Italia, Pier Virgilio Dastoli. LOCANDINA. Per confermare la presenza, prenotarsi al seguente link. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming dall’emittente locale Tele Sardegna sulla propria pagina Facebook.
  • 16 novembre 2021, ore 21:00, Conferenza “Insegnamenti dall'Unione Europea a 80 anni dalla stesura del Manifesto di Ventotene” ("APRENDIZAJES DE LA UNIÓN EUROPEA A LOS 80 AÑOS DEL MANIFIESTO DE VENTOTENE"). Incontro informativo della Commissione Mercosur della Camera dei Deputati della Repubblica Argentina che affronterà il tema dell'integrazione europea e come la regione latinoamericana può imparare dalla sua preziosa esperienza, a 80 anni dal Manifesto di Ventotene. La Conferenza si terrà in italiano e spagnolo. PROGRAMMACONCEPT NOTE. Diretta streaming sul canale YouTube diputados.tv
  • 18 novembre 2021, ore 16:00, Cagliari. Inaugurazione delle attività 2021-2025 dell’EUROPE DIRECT Regione Sardegna presso la Mediateca del Mediterraneo (in diretta su Unica Radio). PROGRAMMA e COMUNICATO STAMPA. Per richiedere di partecipare in presenza inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • 19 novembre 2021, ore 16:00-17:00, Seminario "Altiero Spinelli-Ernesto Rossi, Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto". Promosso da Dipartimento di Scienze Politiche Sapienza, Movimento Europeo Italia e Università di Roma Tre - Jean Monnet Project EU2. Piattaforma Meet. LOCANDINA. Link alla videochiamata: https://meet.google.com/sff-eijk-tkb
  • 19 novembre 2021, ore 18:00, Webinar open access “Testimonianze” di Funzionari UE di introduzione al “Corso Breve” di preparazione al concorso EPSO (European Personnel Selection Office) nelle istituzioni e negli organi dell’Unione europea, promosso dal SSIP - Seminario Permanente di Studi Internazionali. PROGRAMMA. Diretta Facebook sulla pagina del SSIP.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

CONSIGLI DI LETTURA

 

CONSIGLI DI VISIONE

 

 

 

 

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1)  Vladimir Putin protesta per le violazioni dei diritti umani. La liberazione di Alexsej Naval’nyj è vicina?!

 

2)  Bisognerebbe far rileggere a Enrico Letta il Trattato di Lisbona e il Migration Compact presentato dalla Commissione Europea che, anche se inadeguato, è una proposta di regolamento per modificare il Regolamento di Dublino.
Come molti altri regolamenti il Consiglio può adottarlo à maggioranza nel quadro della procedura ordinaria con il Parlamento europeo e non all’unanimità e dunque non serve uscire dai trattati e eliminare per questo il voto all’unanimità.
Quel che bisogna invece modificare è il potere dei governi di gestire i flussi migratori trasferendo questa competenza (insieme al controllo delle frontiere esterne) all’Unione europea.
È una delle questioni relativa alla ripartizione delle competenze che dovrebbe essere affrontata dal Parlamento europeo quando riaprirà il cantiere della riforma dell’Unione per scrivere un nuovo trattato di tipo costituzionale da ratificare a maggioranza.

 

3)  L’apertura di Manfred Weber ai “muri” polacchi non riguarda solo il dramma di duemila donne, bambini e uomini che muoiono di freddo e fame e che sono usati come strumento di ricatto da Minsk e da Varsavia ma fa parte del cinismo del capo gruppo del PPE per precostituire una maggioranza di centro destra alla vigilia delle elezioni nel Parlamento Europeo di metà legislatura a cominciare da quella del Presidente.
La posizione di Manfred Weber mette in discussione il ruolo della Commissione europea e della sua presidente Von der Leyen, che sulla questione dei muri ha preso una posizione diametralmente opposta a quella di Charles Michel, creando una frattura nella maggioranza “Ursula” che si era creata all’inizio della legislatura.
Alla posizione di Weber e degli altri gruppi di destra e estrema destra (ID e ECR) deve contrapporsi una nuova maggioranza favorevole all’Europa dei diritti umani e della solidarietà.

 

4)  Il blocco di Visegrad comincia a perdere pezzi. A Praga, la città di Vaclav Havel che chiedeva una breve costituzione europea, sono stati avviati i negoziati per la formazione di un governo pro-europeo.
Speriamo che sia un buon segnale in vista delle elezioni legislative che avranno luogo in aprile 2022 a Budapest.

 
 
 
 

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La situazione economica migliora, ma occorre attenzione

La scorsa settimana si sono tenute due importanti riunioni, quella dell’Eurogruppo e quella del Consiglio Ecofin, per il futuro dell’Eurozona e dell’Unione europea.

I ministri delle finanze hanno avuto uno scambio di vedute sull’attuale situazione macroeconomica dell’Unione europea e sulle sue proiezioni future, anche sulla base sulla base delle previsioni di autunno pubblicate dalla Commissione europea.

I risultati, ottenuti dalle misure introdotte per arginare gli impatti negativi della pandemia su crescita ed occupazione, sono per ora incoraggianti. Le misure di contenimento del diffondersi della pandemia, prima tra tutte una tempestiva campagna vaccinale, e gli investimenti promossi grazie alle risorse del Recovery and Resilience Facility hanno permesso di far ripartire l’economia e sostenere quei cambiamenti strutturali che hanno avuto impatti positivi sull’occupazione (+ 1,5 milioni di posti di lavoro) con relativa diminuzione del tasso di disoccupazione (attualmente pari al 6,8%); disavanzi di bilancio inferiori rispetto a quelli previsti nelle previsioni di primavera con effetto positivo sul rapporto debito/pil, una stabilizzazione di quest’ultimo già da quest’anno ed una sua diminuzione a partire dal prossimo anno.

Un quadro dunque sostanzialmente positivo su cui però aleggiano tre possibili turbolenze: l’evoluzione dei casi Covid-19 con un loro deciso aumento in molti paesi europei e quindi il relativo spettro del ritorno a chiusure parziali;  l’aumento dei prezzi al consumo ( attualmente pari al +4,1%), soprattutto per quanto riguarda i prodotti energetici che però dovrebbero attestarsi a livelli più bassi già a partire dal 2022; le interruzioni delle catene di approvvigionamento in particolare in alcuni settori strategici, questione che rimanda alla assoluta necessità di una autonomia strategica dell’Unione europea.

Ci si trova dunque in una fase di espansione economica, non meno importante e delicata delle precedenti fasi di lotta alla pandemia, che possono essere definite emergenziali e di ripresa. In questa terza fase appare importante rimanere vigili per evitare che le turbolenze sopra descritte o altre criticità ad oggi non ancora previste possano compromettere la completa attuazione dei programmi di rilancio economico e sociale dell’Unione europea.

In questo contesto, il Consiglio Ecofin ha approvato le conclusioni sul futuro del Semestre europeo, in cui i ministri delle finanze concordano a partire dal 2022 un ritorno alla normale procedura, in particolare alla redazione da parte della Commissione europea delle ‘Country Specific Recommendations – CSR’ e dei ‘Country Reports- CR’, quali strumenti per favorire una migliore sorveglianza e generale coordinamento delle politiche economiche della zona euro.

Nel corso del 2020 e nel 2021, infatti, le procedure del semestre europeo erano state temporaneamente limitate alla sola sorveglianza delle politiche fiscali al fine di facilitare gli Stati membri nelle loro politiche di contrasto alla pandemia e alle conseguenze che questa aveva generato in ogni paese.

Il miglioramento del contesto economico permette dunque di tornare ad una sorveglianza anche sulle altre politiche, soprattutto ora che nei vari Stati si stanno utilizzando le risorse del Recovery and Resilience Facility, strumento chiave del NextGenerationEU.

Appare opportuno e necessario quindi monitorare l’utilizzo di queste risorse in sinergia con quelle nazionali e le relative riforme, per il raggiungimento dell’obiettivo comune di una crescita europea sostenibile, verde e digitale.

Il rilancio dell’economia è influenzato da un sistema bancario che deve essere sicuro e resiliente. I ministri hanno quindi discusso la proposta dell’implementazione degli Accordi di Basilea III ottobre. A questo riguardo, lo scorso 27 ottobre la Commissione europea ha adottato due importanti atti normativi (the Capital Requiremets Regulation e the Capital Requirements Directive) che dovrebbero contribuire a rendere il sistema bancario europeo più sicuro e resiliente. Il pacchetto dovrà essere ulteriormente completato rendendo ancora più resiliente il sistema bancario e facendolo contribuire alla transizione verde, integrando nel risk management criteri di valutazione della sostenibilità ambientale, sociale e della governance degli interventi da finanziare, oltre che i normali criteri finanziari ed economici.

Circa la governance economica, si attende invece per fine anno la proposta della Commissione Europea.

Siamo dunque ritornando ad una situazione precrisi pandemica, ma non dobbiamo dimenticarci che già prima della pandemia la governance europea presentava punti di criticità che avevano avuto come effetto devastante una diminuzione di fiducia da parte dei cittadini verso le istituzioni europee, portando alla nascita di movimenti contrari all’Unione europea e ad una maggiore integrazione.

Grazie agli interventi solidali messi in campo dalle istituzioni europee per contrastare la crisi, si è riusciti a recuperare in parte la fiducia persa, ma siamo ancora in una situazione che rimane precaria non solo per il Covid-19 - non ancora debellato e le sue possibili nefaste conseguenze - ma anche e soprattutto per le esistenti diseguaglianze economico e sociali di partenza tra gli Stati, che se non opportunamente considerate rischiano di ampliarsi ed accrescere nuovamente la sfiducia verso l’Unione europea.

Se il vero obiettivo è mettere al centro dell’attenzione ‘l’uomo’ e raggiungere una reale integrazione europea, allora si deve partire proprio da queste differenze nel proporre e discutere le nuove regole e i nuovi criteri di valutazione dei sistemi di governance, per poter sostenere superare chi in questo momento ha maggiori difficoltà nel rispetto dei principi democratici dell’Unione europea e dello stato di diritto. Non farlo, rischierebbe infatti di costare in termini di crescita dell’Unione europea e di stabilità dell’intero sistema.

Anna Maria Villa

 

 

 

 

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Dopo Glasgow: i disastri ambientali sono un crimine contro l’umanità?

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, fondando la sua affermazione sulle analisi degli scienziati, aveva avvertito prima di Glasgow che il mondo era ormai sulla porta del disastro ambientale se non si fossero fatti sostanziali passi in avanti rispetto alle promesse e poi agli impegni sottoscritti da Parigi (2015) in poi.

Dopo trecento ore di discussione e un prolungamento dei negoziati, il compromesso raggiunto rappresenta un deludente passo indietro rispetto a quelle promesse e a quegli impegni su almeno quattro punti:

  • Il limite dell’innalzamento delle temperature a non oltre 1.5°C è progressivamente evaporato lasciando spazio a interpretazioni contraddittorie e pericolose incertezze sui tempi e sui modi per il raggiungimento di quest’obiettivo passando dalla metà alla fine del secolo
  • È stata di fatto cancellata la promessa di mettere progressivamente al bando l’uso del carbone ma è stata invece accettata all’ultimo momento la proposta indo-cinese di parlare solo di “limitazione”
  • Non è stato preso nessun impegno sulla eliminazione dei finanziamenti alle energie tradizionali con la conseguenza che ci saranno meno risorse per le energie rinnovabili e alternative
  • Sono stati drasticamente diminuiti gli aiuti ai paesi in via di sviluppo e ai paesi sottosviluppati (quelli che noi abbiamo chiamato i Last 20).

L’Unione europea nel suo insieme - ed in particolare la Commissione europea – è apparsa come l’organizzazione più coerente e più ambiziosa rispetto alle promesse e agli impegni ma le discussioni all’interno del Consiglio e del Consiglio europeo insieme alle posizioni dei singoli paesi membri nei corridoi di Glasgow hanno mostrato crepe evidenti nella difesa dei modi e dei tempi nella limitazione dell’innalzamento delle temperature e della messa al bando del carbone.

I negoziati per la formazione del nuovo governo tedesco hanno significativamente messo in luce una differenza sostanziale su queste questioni fra la componente verde da una parte e i socialdemocratici e i liberali dall’altra così come l’inizio del dibattito francese sulle elezioni presidenziali della prossima primavera sulle scelte energetiche ha mostrato posizioni che rischiano di creare ulteriori divisioni nell’Unione europea.

La coerenza e l’ambizione dell’Unione europea dovranno essere confermate nelle prossime decisioni del Consiglio, poi nel programma della presidenza francese ed infine nel Vertice UE-Unione Africana che si terrà, finalmente e dopo molti rinvii, a metà febbraio 2022 a Bruxelles.

Al di là delle proteste della società civile in molte piazze d’Europa ed in particolare dei giovani sull’ipocrisia dei governi e delle istituzioni internazionali (il bla-bla-bla di Greta Thunberg) ci sono altre vie che possono essere percorse per costringere i governi alla coerenza dei loro impegni internazionali.

Pochi sanno che, a partire dal 2015, in vari paesi europei (Paesi Bassi, Belgio, Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Irlanda) i tribunali, poi le Supreme Corti e infine le Corti Costituzionali hanno condannato l’incoerenza ambientalista di quei governi rispetto alle ambizioni propagandate nei loro programmi così come le opinioni pubbliche dei nostri paesi – salvo le ONG ambientaliste – non conoscono la Convenzione di Aarhus firmata nel 1998 e entrata in vigore nel 2001 “sull’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale” che ha portato ad una sentenza di condanna per la sua violazione da parte della Commissione Juncker davanti alla Corte di Giustizia UE.

Ancor meno cittadine e cittadini conoscono probabilmente il Policy Paper on Case Selection and Prioritisation elaborato nel 2016 dalla Corte Penale Internazionale per interpretare l’art. 8(2)(b)(iv) dello statuto della Corte con riferimento a crimini ambientali che, data la competenza della Corte, sono evidentemente legati ad azioni di guerra o militari.

Il Policy Paper introduce tuttavia un elemento di riflessione su possibili crimini ambientali al di fuori delle azioni militari propriamente dette come l’accaparramento delle terre (land-grabbing), lo sfruttamento illecito di risorse naturali e la distruzione degli eco-sistemi a scapito delle popolazioni indigene.

Queste considerazioni ci conducono a sollevare una questione che, a nostro avviso, dovrebbe rientrare fra le priorità dell’azione internazionale (ed europea) della società civile e che riguarda il sistema di governo (in senso lato) della lotta al cambiamento climatico e, più in generale, del raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile (Agenda 2030).

Rientrano in questa logica le idee di un Consiglio di Sicurezza ambientale delle Nazioni Unite sulla linea del testo adottato l’8 ottobre 2021 dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU in cui si afferma che “l’ambiente è un diritto fondamentale”, la creazione di una autorità sovranazionale di monitoraggio fra una COP e l’altra e infine l’avvio di una iniziativa per la creazione di una Corte Internazionale per la lotta ai crimini ambientali.

Permetteteci, a conclusione di queste riflessioni sul deludente compromesso di Glasgow, di ricordare – a ottanta anni dall’elaborazione del Manifesto di Ventotene “per un’Europa libera e unita” - quel che scrissero nel 1941 Altiero Spinelli e Ernesto Rossi mentre le bandiere naziste sventolavano in quasi tutto il continente:

Quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbraccino in una visione di insieme tutto i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione europea è l’unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani (e, dobbiamo aggiungere oggi, africani n.d.r.) si possano svolgere su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo”.

 coccodrillo

 

 

 

 

 

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