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Immagine tratta da: salvisjuribus.it

All’indomani del ricordo della strage di Capaci, ricordiamo che l’Europa è uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia da tutelare. A tal fine, è necessario portare avanti una collaborazione istituzionale europea sempre più efficiente e tempestiva, ma è necessaria  anche la partecipazione dei cittadini, con la segnalazione di attività ritenute illecite.

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Settimana conclusiva dell’Evento della Gioventù europea 2020. Iniziato il 7 aprile, a pandemia in corso, vedrà la sua ultima settimana da lunedì 25 a venerdì 29. Per seguire i prossimi eventi, clicca qui.

 

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Vi ricordiamo, per orientarsi nell’ambito delle istituzioni europee, questa guida del cittadinoScaricabile su tutti i numeri della newsletter, è stata realizzata all’interno di un programma di formazione promosso dalla DG Comunicazione della Commissione Europea. Tramite questo strumento, è possibile risalire al ruolo delle istituzioni e degli organi dell’Unione e ricostruire il cammino svolto in questi settant’anni, attraverso i principali cenni storici.

Indicata sia per neofiti che per addetti ai lavori.

 

 

 

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Tutto è ancora davanti. L’anno che celebra i settant’anni dalla Dichiarazione Schuman può avere un senso se l’Europa riuscirà di migliorare la sua capacità di coordinamento. Come si potrà leggere nel testo “Bene la scossa di Macron e Merkel, ma è tutta l’Europa che deve muoversi”, richiamato in apposita sezione, già dal titolo è chiaro questo assunto. Non si può pensare solo alla trazione franco tedesca, ma tutta l’Europa dev’essere coinvolta nel processo di integrazione futura e l’emergenza coronavirus ha posto sul tavolo questo assunto come prioritario. Sono necessarie più risorse e se ne parlerà il prossimo 27 maggio, quando la Commissione presenterà le sue proposte in vista del bilancio 2021 - 2027 e, per questa settimana, il nostro invito è quello di concentrare l’attenzione su questo prossimo appuntamento istituzionale. Sullo sfondo, inoltre, si intravede già il legame tra quanto andrà discusso in tale sede e il prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e, rispetto a questo ulteriore impegno istituzionale, suggeriamo di soffermarsi sui passaggi conclusivi del testo sopracitato, che qui riportiamo: “Se potessimo far avere loro un consiglio, diremmo loro di presentarsi insieme davanti al Parlamento europeo il 27 maggio quando la Commissione presenterà le sue proposte sul bilancio pluriennale e sul piano di rilancio cercando l’alleanza dei populares (era il “partito” che sosteneva Giulio Cesare, ndr) nell’Assemblea dove il 15 maggio si è già espressa un’ampia maggioranza che potremmo definire costituente e sostenendo il tentativo della Commissione di uscire dalle strettoie del voto all’unanimità e delle ratifiche nazionali. Diremmo loro di chiedere al Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di rendere pubblico il dibattito sul piano di rilancio al Vertice dei 27 del 18 e 19 giugno in modo tale che ogni capo di Stato e di governo si assuma la responsabilità delle sue scelte davanti all’opinione pubblica europea e non solo davanti a quella del proprio paese. Diremmo loro di chiarire quali sono le riforme necessarie per rendere l’Unione sovrana per permettere alle cittadine ed ai cittadini europei di riconquistare – insieme – la loro sovranità indicando il metodo e l’agenda per realizzarle che deve escludere le decisioni unanimi e a porte chiuse del Consiglio europeo”.

Inoltre, un altro elemento di maggiore chiarezza dovrà giungere nei rapporti con il Regno Unito. Si va verso i quattro anni da voto al referendum sulla Brexit, ma si ha ancora la sensazione che vi sia “fog in the channel”, “nebbia sul canale”. Dopo i recenti incontri istituzionali, non si ha ancora ad oggi chiarezza sui contenuti degli accordi per l’uscita su molti punti: competitività, aiuti di stato, politiche ambientali, diritti dei lavoratori sono aspetti su cui si è ravvisata la delusione di Michel Barnier, capo della delegazione europea nelle trattative. Ma anche il Regno Unito, attraverso le parole del capo della delegazione britannica, David Frost si è detto insoddisfatto per i «molti pochi progressi»; ritiene inoltre che non si riesca a capire «perché l’Unione insista su un approccio ideologico che rende più difficile raggiungere un accordo che giovi a entrambe le parti». Anche a questo aspetto è dedicata la newsletter della settimana, poiché riteniamo che i rapporti con un quasi ex Stato membro, di fronte al primo caso della storia di uscita dall’Unione, siano da tutelare quanto più possibile e che anzi, per il futuro, sia necessario porre nuove basi nei rapporti reciproci, in vista addirittura di un’ipotetica riadesione futura.

Poniamo poi alla vostra attenzione questo interessante appello promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che trae un insegnamento dall’emergenza coronavirus: non deve esistere una sanità selettiva e anzi l’Unione europea, che ha fatto fatica, allo scoppio della pandemia, a darsi un coordinamento che sarebbe dovuto essere più tempestivo, può vedere in un assunto del genere un obiettivo da perseguire, perché coerente con il principio di solidarietà sancito dai Trattati. Come si può leggere nel testo, "In numerosi Paesi di fronte all’esigenza della cura, sta emergendo un modello pericoloso che privilegia una “sanità selettiva”, che considera residuale la vita degli anziani. La loro maggiore vulnerabilità, l’avanzare degli anni, le possibili altre patologie di cui sono portatori, giustificherebbe una forma di “scelta” in favore dei più giovani e dei più sani".

Rassegnarsi a tale esito - si sottolinea - è umanamente e giuridicamente inaccettabile. Lo è anche in una visione religiosa della vita, ma pure nella logica dei diritti dell’uomo e nella deontologia medica. Non può essere avallato alcuno “stato di necessità” che legittimi o codifichi deroghe a tali principi. La tesi che una più breve speranza di vita comporti una diminuzione “legale” del suo valore è, da un punto di vista giuridico, una barbarie. Che ciò avvenga mediante un’imposizione (dello Stato o delle autorità sanitarie) esterna alla volontà della persona, rappresenta un’ulteriore intollerabile espropriazione dei diritti dell’individuo”.

A pochi giorni dal 23 maggio scorso, un pensiero si indirizza infine all’esercizio della memoria. Per l’Italia, questa data rappresenta tragicamente, nell’immaginario collettivo, il giorno della strage di Capaci di ventotto anni fa, che ha segnato e segnerà in maniera indelebile gli equilibri del nostro Paese. Ma è anche il giorno dedicato ad Altiero Spinelli, che mancò proprio il 23 maggio del 1986. A lui sono stati dedicati, sabato scorso alle ore 15 prima e alle 21 poi, due eventi da parte dell’UEF il primo e Giovani Federalisti Europei, delle sezioni del MFE di Genova, MFE / GFE di Forlì, MFE di Valpolicella e dell’Istituto Paride Baccarini, in forma di meeting on line. Letture e video tratte dal film “Un mondo nuovo” hanno ripercorso la vita, la formazione e il percorso nella direzione federalista di uno dei padri fondatori dell’Europa unita, con la presenza, per il Movimento Europeo, del Presidente Pier Virgilio Dastoli e del Segretario Generale Paolo Ponzano. La statura di Altiero Spinelli è tale da non poter essere riassunta in poche parole, ma è opportuno ricordare soprattutto quanto oggi si avverta l’esigenza di riscoprire quell’impegno e anche quella tensione ideale, che portarono Spinelli a dedicare la sua vita alla costituzione di un’Europa in senso federale. Per quanto molto rimanga da attuare ed anzi sia iniziata, con gli anni 2000, una fase difficile del percorso, ripartire dagli scritti, dalle idee e dalla spinta originaria rappresenta, per tutti coloro che si riconoscano in questa visione, un buon modo per guardare con più fiducia al futuro.

 23.05.2020

 

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