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Newsletter n.24/2020 - L’ingranaggio europeo si è bloccato, chiediamo al Parlamento europeo di cambiare il motore dell’Unione

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Mentre scriviamo è sorta la terza alba sul Palazzo d’Europa a Bruxelles dove sono riuniti – “in presenza” – i capi di Stato e di governo dei ventisette paesi membri dell’Unione europea sotto la presidenza del belga liberale Charles Michel e con la partecipazione istituzionalmente muta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. I leader si sono dati un nuovo appuntamento – che qualcuno ha definito “con la Storia” alle 16h00.

Non sappiamo se alla fine si troverà un minimo comun denominatore fra i molti dilemmi di un negoziato esclusivamente intergovernativo incomprensibile per l’opinione pubblica europea: il rapporto fra sovvenzioni (grants) e prestiti (loans), l’ammontare globale del piano di rilancio europeo dopo la pandemia (European Recovery Fund ribattezzato Next Generation EU), le modalità di attribuzione delle sovvenzioni agli Stati membri, le condizionalità per la concessione dei prestiti, l’ammontare delle spese nel bilancio europeo pluriennale, i rimborsi (rebates) agli Stati che si sono autodefiniti contributori netti, la difesa dello stato di diritto.

Charles Michel, che ha mostrato evidenti limiti di leadership, ha affermato con una insostenibile leggerezza che “senza accordo l’Unione sarà debole” ignorando il fatto che se i capi di Stato e di governo usciranno dal Palazzo d’Europa senza accordo non ci sarà più Unione.

Giuseppe Conte, da parte sua, ha dovuto sperimentare due anni di frequentazione dei Consigli europei prima di capire che occorre rimuovere l’ostacolo del diritto di  veto (peraltro brandito come una minaccia più volte dall’Italia del governo Cinque Stelle-Lega) ed eliminare per conseguenza il voto all’unanimità. Nessuno ha probabilmente spiegato a Giuseppe Conte che per rimuovere l’ostacolo del diritto di veto ed eliminare il voto all’unanimità occorre modificare i trattati ma che, per modificarli, occorre scegliere una diversa modalità di revisione perché gli Stati (“i padroni dei trattati”) hanno voluto mantenere il principio perverso della revisione all’unanimità e delle unanimi ratifiche nazionali.

All’olandese Mark Rutte, liberale come Charles Michel, è mancato poi il senso dell’humor se non un sano pragmatismo quando ha affermato che una situazione eccezionale richiede una risposta eccezionale proponendo l’applicazione alla distribuzione delle sovvenzioni del voto all’unanimità nel Consiglio europeo.

Al Presidente francese Emmanuel Macron è mancato infine il senso del ridicolo quando ha annunciato alla stampa  “i motori del mio aereo sono accesi” per significare che, se non si fosse trovato rapidamente un accordo, sarebbe tornato all’Eliseo.

Come scrisse nella sua fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore”  Hans Christian Andersen: il re è nudo e cioè sono ormai messi a nudo davanti all’opinione pubblica europea i difetti essenziali di quello che Jacques Delors chiamava “il metodo dell’ingranaggio”.

Eppure quello stesso ingranaggio, revisionato nel tempo, ha mostrato la banalità di soluzioni istituzionali che hanno consentito – nella normalità dello stare insieme – lo sviluppo di politiche comuni: il potere di iniziativa della Commissione europea a cui si accompagna il ruolo complementare ed essenziale di mediazione come garante dei trattati e il metodo della “conciliazione fra Parlamento europeo a nome dei cittadini che lo hanno eletto e il Consiglio a nome dei governi nazionali con decisioni a maggioranza qualificata.

Un presidente del PE, che non aveva studiato il greco, lo battezzò “il trilogo” pensando che il dia-logo fosse tra due e che dunque il nuovo metodo con tre soggetti istituzionali dovesse essere appunto un tri-logo. Possiamo anche accettare questa innocente violazione della cultura greca a condizione di cambiare il motore del sistema istituzionale dell’Unione per sostituire un ingranaggio che si è inceppato davanti all’emergenza della pandemia.

Il re o meglio i re e le regine (che si sono auto-definiti “i padroni dei trattati”) sono ormai impudicamente nudi. Come abbiamo detto più volte, l’iniziativa spetta ora al Parlamento europeo che troverà – ne siamo certi – un buon alleato istituzionale nella Commissione europea e il sostegno della maggioranza delle cittadine e dei cittadini europei.

coccodrillo

 

 

 

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