Newsletter n.24/2020 - Attiriamo la vostra attenzione

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Quanto emerge a caldo, al vertice del Consiglio europeo ancora in corso - un appuntamento che ha suscitato numerose aspettative e che però si è mosso tra veti e disaccordi da ogni parte - è che l’Unione europea ha urgente necessità di riforme: di metodo. Se ci si trova in questa situazione e come sottolineiamo nell’editoriale, è a causa del prevalere del metodo intergovernativo rispetto al metodo comunitario. L’immagine ricorrente del Consiglio europeo è inoltre quella di un vertice senza solidarietà e, forse, senz’anima. Tirare ciascuno la corda per sé non è infatti ciò che di meglio possano esprimere i leader europei, specialmente in un momento tanto delicato. Ma il fatto che ciò si verifichi ci aiuta a comprendere fino in fondo la natura della crisi che l’Unione europea sta attraversando. Basti pensare alla figura più criticata di questo vertice, cioè il premier olandese Mark Rutte. Si tratta di un premier che ha mostrato il lato non solidale, “avaro” dell’Olanda; eppure, è un leader apparentemente europeista. Ha sconfitto nel 2017 l’avversario Geert Wilders, che avrebbe voluto l’Olanda fuori dalla Ue, proprio con le trattative appena avviate per la Brexit. Il rischio di implosione dell’Unione rimane la peggiore prospettiva, ma essa va presa in considerazione e studiata, naturalmente per correre ai ripari. Ce ne parla il Presidente del Movimento europeo Italia - Pier Virgilio Dastoli, che pone l’accento su un aspetto che, paradossalmente, per difendere un principio democratico quale l’unanimità, finisce per determinare una paralisi istituzionale: “Per eliminare il diritto di veto bisogna cambiare i trattati. Per eliminare la regola della unanimità nel Consiglio europeo e nel Consiglio bisogna cambiare i trattati. Bisogna dare più poteri alla Commissione europea che deve evolvere verso il ruolo di governo dell’Unione. Bisogna aumentare il potere di decisione legislativa e finanziaria del Parlamento europeo perché ogni passaggio al voto a maggioranza nel Consiglio è stato accompagnato dalla codecisione dell’assemblea europea. Bisogna far rispettare le regole del Trattato che attribuiscono al Consiglio europeo - e al suo Presidente - solo un ruolo di orientamento e non di decisione legislativa e finanziaria. Bisogna passare ad una sovranità condivisa europea nei settori in cui gli Stati nazionali hanno di fatto perso la loro sovranità in un mondo interdipendente e globalizzato. Per cambiare i trattati bisogna introdurre un metodo democratico che eviti il diritto di veto e elimini il voto all’unanimità.  Bisogna riconoscere che il potere costituente spetta al Parlamento europeo che discute, elabora e decide a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto e non ai governi nazionali”. E inoltre, come sostenuto dal Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, “Se noi non saremo all'altezza e non risponderemo con coraggio e senso della giustizia a questa moltitudine, che ha il diritto ad un futuro sereno, per sé e per i propri figli, non avremo soltanto un grande problema di costruzione europea, ma di vera e propria tenuta delle istituzioni democratiche”. È ricordando questo monito che si può cogliere la sfida di quest’epoca, non solo di questi giorni.

 

 

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