Newsletter n.7/2021 - Cosa bolle in pentola in Europa: cronache dell’Eurogruppo

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 di Anna Maria Villa

Si è tenuta, lo scorso 15 febbraio, la consueta riunione mensile dell’Eurogruppo, il gruppo informale dei ministri delle finanze della zona euro, presieduta dal presidente Paschal Donohe.

Tra i primi argomenti all’ordine del giorno, le prospettive macroeconomiche e i principali temi di politica economica finanziaria e di bilancio che verranno affrontati in dettaglio nei prossimi mesi.

Dopo uno stato dell’arte sulla situazione sanitaria a seguito della pandemia sia a livello mondiale che europeo, i ministri si sono scambiati punti di vista sulle ricadute e sulle prossime ed urgenti sfide che l’Unione europea dovrà affrontare per poter recuperare le perdite subite e rilanciare un’Europa resiliente e produttiva, considerando anche le previsioni di inverno pubblicate dalla Commissione europea.

Tutti sono stati concordi nel convenire che per poter affrontare in modo più consapevole ed efficace tali sfide è prioritario ed urgente uscire il prima possibile dalla pandemia, che ha una caratteristica ormai assodata: l’incertezza circa il suo andamento e le sue conseguenze.

Sicuramente sono stati realizzati grandi progressi in materia sanitaria, che hanno visto la produzione di vaccini in tempi quanto mai ristretti, ma rimangono ancora seri problemi di approvvigionamento e distribuzione, oltre che di monitoraggio degli stessi vaccinati per verificare sino a che punto la copertura data dal vaccino o dagli anticorpi prodotti dopo aver contratto la stessa malattia può essere efficace.

Questa lotta con i tempi non è solo necessaria per la ripresa dell’economia, ma anche per evitare l’insorgere delle c.d. varianti, che potrebbero essere particolarmente nocive. Occorrono dunque impegno da parte delle autorità europee e nazionali, ma anche una forte collaborazione da parte delle cittadine e dei cittadini.

Proprio a causa di questa incertezza, ancora evidente e non facilmente aggredibile, si potrebbe assistere ad una troppo lenta ripresa dell’economia europea a partire dalla prossima primavera, con una maggiore accelerazione solo nella seconda metà dell’anno.

Per non bloccare questa ripresa, i ministri hanno convenuto sulla necessità di riaprire il contesto economico finanziario in modo lento e controllato e al contempo di continuare a garantire per tutto il tempo necessario, interventi di protezione sociali in favore di categorie particolarmente colpite dalla disoccupazione, in particolare donne e giovani.

Ciò andrebbe realizzato evitando rigidità nel ripristino di alcune regole, in particolare quelle fiscali, che potrebbero frenare la ripartenza degli Stati più colpiti.

Le risorse già stanziate con il ‘Recovery Plan’ (il Next Generation EU), infatti da sole rischiano di non essere sufficienti ad assicurare il ritorno ai livelli di sviluppo antecedenti alla crisi.

In questo contesto di forte incertezza rimane assolutamente necessario un forte coordinamento nelle decisioni economico-finanziarie da prendere sia a livello europeo che nazionale.

È infatti auspicabile che la ripartenza non aumenti quelle divergenze già presenti prima della pandemia o addirittura ne inneschi altre ugualmente destabilizzanti a livello internazionale.

Una ripartenza dell’Europa, non coordinata ed efficace e non realizzata in tempi brevi, potrebbe infatti avere anche riflessi sul mercato internazionale, dove ad esempio l’Amministrazione Biden - grazie ad una massiccia campagna vaccinale - ha investito notevoli risorse per il contrasto alla crisi economica e sociale e interventi ad hoc che potrebbero iniziare a recuperare celermente posizioni nel mondo.

Tutto ciò potrebbe causare – malgrado un deciso miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa – possibili disequilibri globali.

L’Eurogruppo seguirà costantemente questo andamento per poter intervenire per tempo ove necessario. A questo fine è anche indirizzata la discussione sullo schema di bilancio, più opportuno, per arrivare ad un accordo tra gli Stati (‘common understanding’) prima dell’estate.

Esiste sul tavolo una proposta di trasformazione radicale delle regole di bilancio su cui i paesi si dovranno esprimere, tenendo presente ad esempio il criterio della sostenibilità delle nuove regole e l’impatto che queste decisioni avranno sulla stessa governance europea.

Si è inoltre discusso del ruolo dell’euro, dopo l’Eurosummit dello scorso dicembre e la pubblicazione della Comunicazione della Commissione europea sul sistema economico e fiscale europeo, con l’obiettivo di promuovere l’autonomia strategica della valuta rispetto ad altre.

Questo obiettivo è sicuramente collegato alla realizzazione di altri punti strategici del programma dell’Eurogruppo, in particolare il completamento dell’Unione economica monetaria (UEM), l’Unione bancaria, l’Unione del mercato dei capitali, la corretta e coordinata implementazione del Next generation EU, nonché l’utilizzo di nuovi strumenti finanziari per coinvolgere il capitale privato (euro-bond).

Un euro forte e resiliente anche a livello internazionale significa infatti maggior sicurezza economica e sociale dei cittadini europei. Questo argomento verrà affrontato nella riunione del 15 marzo.

Altro tema importante è stato quello della solvibilità aziendale. Gli strumenti europei e nazionali hanno sicuramente contribuito a sostenere il settore economico.  Tuttavia, data la forte crisi sofferta e l’elevata incertezza della situazione attuale, che incidono sul contesto economico dove operano le imprese, queste ultime potrebbero molto verosimilmente trovarsi difronte ad ulteriori crisi e non essere in grado di affrontarle.

È necessario dunque minimizzare i danni e ripensare a ciò che si intende per insolvenza.  Di questo l’Eurogruppo si farà carico a metà aprile. Il presidente Donohe ha dunque sottolineato che ci troviamo ancora di fronte ad un’incertezza sanitaria e quindi economica, che bisogna cercare di operare per aumentare il Coordinamento tra Stati per acquisire quel Consenso necessario per superare questa incertezza e dare più Certezze ai cittadini: questo il significato delle tre ‘C’ che debbono condurre la strategia europea.

Un grande e complesso lavoro, che in ogni caso conferma un deciso cambio di visione a livello europeo. L’Unione europea, ma anche l’Italia, corre un rischio troppo elevato per la responsabilità di devastanti ricadute sociali. Il momento è difficile ma come ogni momento di crisi profonda può gettare le basi per un cambio radicale di rotta, soprattutto in considerazione del fatto che nessuno Stato - da solo - può essere in grado di reagire e crescere. L’Unione europea diventa oggi ancor più necessaria e indispensabile.

 

 

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