Newsletter 27 Aprile/2021 - ULTIME DA BRUXELLES

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Sull’ambiente dall’Unione europea giunge un messaggio concreto
dobbiamo collaborare perché ormai non c’è più tempo

Il Presidente Biden, in concomitanza della Giornata della Terra, ha organizzato un Summit internazionale sull’ambiente, al quale hanno partecipato 40 leaders mondiali.

L’incontro ha acceso i riflettori sul malessere climatico del nostro pianeta e sull’urgenza di intervenire quanto prima per guarirlo per evitare catastrofi devastanti e relative perdite economiche e sociali difficilmente arginabili.

L’evento è sicuramente stato di grande importanza perché gli Stati Uniti hanno manifestato la volontà di ritornare ad essere un paese leader nella lotta ai cambiamenti climatici e voler agire con determinazione, oltre al rispetto degli impegni decisi nell’Accordo di Parigi.

Il presidente Biden ha infatti annunciato che ha presentato alla Camera dei Rappresentanti per l’approvazione il Clean Future Act per contrastare i cambiamenti climatici. Il piano prevede obiettivi molto ambiziosi, in linea con quelli approvati dall’Unione europea, quali la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra del 50-52% entro il 2030, per arrivare a zero emissioni al 2050. Inoltre, saranno messe a disposizione ingenti risorse per il sostegno delle iniziative.

Nel corso del Summit, alcuni rappresentati di paesi più fragili e poveri hanno manifestato una frustrazione per il fatto di doversi trovare ad affrontare le conseguenze di una crisi, alla quale peraltro hanno contribuito solo in misura minore rispetto ai paesi più industrializzati, risolvibile solo attraverso investimenti ingenti e non possibili per loro in misura adeguata per mancanza di risorse. 

A questo riguardo, il premier britannico Boris Johnson, nell’annunciare l’impegno del Regno Unito a ridurre entro il 2035 le emissioni di gas ad effetto serra al 78%, si è dichiarato favorevole ad aumentare gli aiuti finanziari decisi nel 2009 pari a circa 100 miliardi di euro.

Anche la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato la mancanza di tempo ed ha auspicato che il Summit possa essere l’occasione per preparare al meglio l’incontro della COP 26, previsto il prossimo novembre a Glasgow, co-presieduto da Italia e Regno Unito, ribadendo che per salvare il clima “c’è bisogno del mondo” e cioè della cooperazione internazionale e di interventi concreti e finalizzati da parte di tutti i paesi.

Su questo punto il presidente cinese Xi Jinping si è impegnato a raggiungere emissioni zero nel 2060, anche se questo vedrà prima - nel medio-lungo termine - un picco delle proprie emissioni nel 2030, dovuto al prioritario raggiungimento degli obiettivi di modernizzazione ed industrializzazione programmati.  Anche il presidente russo Putin, condividendo l’importanza della collaborazione internazionale per la rimozione delle emissioni accumulate, ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con gli altri paesi.

Indubbiamente in questo Summit non sono stati presi impegni. Anche le buone intenzioni manifestate dai rappresentanti dei vari paesi, possono sempre essere soggette a compromessi politici interni e possono essere confutate da futuri nuovi governi o coalizioni, come avvenuto di recente proprio negli Stati Uniti.

Lo stesso piano americano per il contrasto ai cambiamenti climatici non è stato ancora approvato, e quindi al momento altro non è che una possibile proposta che sarà soggetta a negoziazioni interne tra coloro che sono favorevoli all’industria petrolifera nazionale e ambientalisti.

Diversa e più delineata è invece, la situazione a livello europeo. L’Unione europea ha delle norme già approvate e una strategia (European Green Deal) a sostegno dell’ambiente che ne prevede delle altre ancora.

Lo stesso programma Next Generation EU (per contrastare le conseguenze economico-sociali causate dalla pandemia) dà delle precise indicazioni per la redazione dei piani nazionali, nei quali la tutela dell’ambiente ha un ruolo strategico.

L’ambiente non è un peso ma un’opportunità per il rilancio dell’economia attraverso nuovi investimenti sia direttamente a favore dell’ambiente e sia con attenzione all’ambiente, realizzabili attraverso loans o grants, in grado di incidere positivamente anche su lavoro, pari opportunità e formazione, in un’ottica di semplificazione amministrativa, trasformazione ecologica e digitale.

Ovviamente il Summit potrebbe risolversi nell’ennesimo libro dei sogni. Ma ci sono elementi che fanno ben sperare e pensare che grazie al Summit si sia iniziato a collaborare. È stata inoltre sollevata molta attenzione da parte di tutti i leader e la loro consapevolezza che occorre agire insieme per rendere le proprie azioni più incisive.

Quindi, il vero risultato – importante e concreto - raggiunto dal Summit è stato quello di portare paesi, la cui partecipazione non era affatto scontata, a dialogare tra loro su un tema comune, condividendo preoccupazioni e iniziando a ragionare su possibili posizioni da prendere ( e da limare)  a livello multilaterale al G20, presieduto dall’Italia dove vi sono sessioni dedicate all’ambiente che alla COP 26 di Glasgow.

 

Anna Maria Villa

 

 

 

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