Newsletter 31 Maggio/2021 - PILLOLE D'EUROPA

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Gli Stati membri hanno completato il processo di ratifica dell’aumento del massimale delle risorse proprie fino al 2% del PIL globale europeo.

In ventidue casi c’è stata una ratifica parlamentare ma in cinque casi non è stato necessario un voto parlamentare perché il Trattato precisa che la decisione sull’aumento entra in vigore “dopo la sua approvazione da parte degli Stati membri conformemente alle loro regole costituzionali rispettive”.

Si attendono ora a Bruxelles alcune formali comunicazioni da parte di capi di Stato che non hanno ancora firmato l’atto di ratifica.

A partire da questo momento la Commissione europea potrà iniziare a creare debito pubblico europeo per finanziare il Recovery Plan (che alcuni si ostinano a chiamare scioccamente Recovery Fund) che dovrà essere dotato di 750 miliardi di Euro.

Per evitare che alla scadenza del debito i rimborsi vengano posti a carico degli Stati e cioè dei contribuenti bisognerà creare vere risorse proprie europee come chiede da tempo il Movimento europeo allo scopo di colpire “mali europei” (carbonio che inquina, elusione e evasione fiscale, giochi d’azzardo e tabacco....) garantendo così beni pubblici a tutte le cittadine e a tutti i cittadini europei.

L’intervento dei parlamenti nazionali appare per ora necessario in base al principio no taxation without representation perché sono gli Stati nazionali che finanziano, per un ammontare che supera il 70% del totale delle cosiddette risorse proprie (che dunque proprie non sono anche se gli Stati sono obbligati a versarle) il bilancio europeo attraverso contributi nazionali equiparati al loro prodotto interno lordo.

L’introduzione di tasse europee, che vadano a colpire distorsioni economiche, sociali e ambientali oltre che assicurino l’equo funzionamento del mercato interno, conseguirebbe nello stesso tempo alcuni rilevanti risultati nel processo di integrazione europea:

  • Eliminerebbe quelle distorsioni
  • Renderebbe priva di contenuto l’annosa polemica sul “giusto ritorno” (ricordate il “I want my money back” di Margaret Thatcher?)
  • Consentirebbe di introdurre il principio del voto a maggioranza qualificata nel Consiglio dell’Unione come secondo ramo dell’autorità di bilancio nel quadro di una decisione su un piano di eguaglianza con il Parlamento europeo applicando a livello europeo il principio no taxation without representation e superando la condizioni delle approvazioni nazionali
  • Aprirebbe la strada ad un sostanzioso aumento delle entrate europee perché le tasse su cui ha lavorato il Movimento europeo e su cui esistono da anni proposte dettagliate consentirebbero di portare il bilancio europeo a quel livello pre-federale immaginato dal rapporto McDougall nel 1977, ripreso dal rapporto Spinelli sulle risorse proprie nel 1981, ribadito nel rapporto Monti del 2017 e sostenuto fra gli altri in Italia dal CNEL, dalle parte sociali (Sindacati e Imprenditori) e dal progetto di un bilancio “leggero” di Emma Bonino.

Per ottenere tutto ciò occorre naturalmente cambiare i trattati: food for thought della Conferenza sul futuro dell’Europa e poi del lavoro costituente del Parlamento europeo.

 

 

 

 

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