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Newsletter 4 Ottobre/2021 - L'EDITORIALE

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IL SEMAFORO TEDESCO E L’UNIONE EUROPEA

L’avvio dei prenegoziati a Berlino fra Verdi e Liberali potrebbe preludere – se non ci sarà un deragliamento come avvenne nel 2017 nel negoziato con la CDU per responsabilità dei Liberali – alla formazione nei prossimi mesi di un governo tripartito a guida socialdemocratica con cancelliere Olaf Scholz, e cioè una coalizione “semaforo” (Rosso, Verde e Giallo).

Si è scritto che un governo tripartito sarebbe una novità in Germania prima e dopo l’unificazione del 1990 ma non si tiene conto che, in tutti i governi a guida conservatrice della CDU, c’era sempre il terzo incomodo del partito bavarese della CSU, leader quasi incontrastato (con l’eccezione della città di Monaco) in un Land che dal 1946 si definisce con la sua costituzione lo “stato libero della Baviera”.

L’intesa a Berlino avrà conseguenze rilevanti nella politica tedesca dopo sedici anni di governo della cancelleria Merkel ma avrà una grande influenza sulla politica europea e sul futuro dell’Europa durante la Conferenza che si è aperta il 9 maggio e, se gli orientamenti che saranno espressi dai cittadini e dalle istituzioni andranno maggioritariamente in questa direzione, sulla riapertura del cantiere della riforma dell’Unione a quattordici anni dalla firma del Trattato di Lisbona il cui metodo di redazione fu inizialmente dovuto ad un accordo fra Angela Merkel e Tony Blair per superare l’impasse dovuto alla bocciatura francese e olandese del trattato-costituzionale.

Tre anni dopo la firma di quel trattato, Angela Merkel sintetizzò a Bruges la sua visione istituzionale del sistema europeo, più intergovernativa che comunitaria da cui non si è mai ufficialmente discostata nonostante il salto in avanti – per ora transitorio – del debito pubblico europeo per finanziare il Recovery Plan proposto dalla Commissione in sostituzione del Recovery Fund suggerito da Francia e Germania a supporto delle economie nazionali colpite dagli effetti della pandemia.

Fra i temi europei che saranno al centro dei negoziati per la formazione della nuova coalizione “semaforo” e su cui le posizioni fra Verdi e Liberali appaiono attualmente distanti vi sono fra gli altri

  • la revisione del regolamento di Dublino sulla politica migratoria e sull’accoglienza dei richiedenti asilo;
  • l’implementazione del pilastro sociale deciso a Porto;
  • la riforma del “Patto di Stabilità e Crescita” entrato in vigore dopo il Trattato di Maastricht ma che non richiede una revisione del Trattato a cui sono stati poi legati tutti gli strumenti di governance economica decisi dal 2012 su ispirazione tedesca, un patto sospeso nel pieno della pandemia e che se non sarà modificato riprenderà a “dettare legge” nel 2023;
  • la questione delle risorse proprie necessarie per rimborsare il debito pubblico europeo che sta finanziando il Next Generation EU fino al 2026 e senza le quali gli Stati dovranno contribuire con loro entrate; vi è la lotta al cambiamento climatico e la politica ambientale a cui si affianca la richiesta di Mario Draghi di applicare alla politica energetica il metodo che potremmo chiamare prefederale che è stato utilizzato nella lotta alla pandemia e nella campagna vaccinale;
  • la questione dell’unione bancaria la cui realizzazione è bloccata da tempo per l’ostilità tedesca e che rappresenta una parte importante del completamento dell’unione economica e monetaria.

Al vertice di tutti questi temi vi è la questione di una diversa – e più progressiva – politica fiscale europea su cui si stanno battendo da tempo i Verdi tedeschi al Parlamento europeo e su cui sta lavorando Paolo Gentiloni convinto che si possa superare il vincolo dell’unanimità perché le distorsioni nazionali nelle politiche fiscali provocano delle distorsioni nel funzionamento del mercato interno oltre alla crescita delle diseguaglianze sociali fra paesi e fra regioni.

Ancor di più le politiche tedesca ed europea sono strettamente legate alla possibilità che, dopo la Conferenza sul futuro dell’Europa, si riapra il cantiere della riforma dell’Unione europea per sostituire – come ha affermato il Presidente Mattarella – con un nuovo Trattato quello di Lisbona del 2009.

Siamo alla vigilia di un anno essenziale per il futuro dell’Unione europea che sarà caratterizzato dal semestre di presidenza francese del Consiglio dell’Unione al cui centro ci saranno almeno tre priorità: la difesa e l’autonomia strategica dell’Unione, le relazioni con il continente africano insieme alla nuova agenda mediterranea e l’avvio di una vera politica industriale europea su cui la Francia vuole proporre un piano decennale di investimenti europei dotato di cento miliardi di euro.

L’influenza della politica tedesca sull’Europa è apparsa chiara nel discorso sullo stato dell’Unione del 15 settembre in cui alcune rilevanti reticenze della presidente Von der Leyen erano evidentemente legate alle incertezze nel risultato delle prossime elezioni del 26 settembre.

Vedremo se il programma legislativo per il 2022 che la Commissione presenterà al Parlamento europeo il 19 ottobre supererà queste reticenze per dare anche alla Germania il segnale della volontà europea di proseguire sul cammino del recupero e della resilienza o se l’incertezza del risultato nei negoziati a Berlino peserà negativamente sul programma della Commissione europea.

Noi siamo convinti che partiti europei, partner sociali e organizzazioni rappresentative della società civile hanno interesse non solo a seguire ma a partecipare – ciascuno con i propri interlocutori in Germania – alle discussioni sulle parti europee del programma della coalizione affinché prevalga la visione di una Germania europea e non la velleità egemonica di un’Europa tedesca.

I primi spazi pubblici dove avviare e condurre questi dialoghi sono i gruppi politici al Parlamento europeo e le riunioni interparlamentari all’interno della Conferenza sul futuro dell’Europa.

coccodrillo

 

 

 

 

 

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