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Lo schiaffo al Terzo Settore non è stato una “svista”

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Fra i tanti slalom compiuti dal governo Conte nella Legge di Bilancio - che dovrebbe essere definitivamente approvata dalla Camera entro oggi (29 dicembre) ed essere poi sottoposta alla firma del Presidente della Repubblica e alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 2018 evitando l’esercizio provvisorio - vi è quello relativo alla tassazione agevolata per gli enti cosiddetti del Terzo Settore (ETS) a cui si è applicata finora un’aliquota IRES del 12% e che il Presidente del Consiglio avrebbe voluto equiparare ai profitti di tutte le imprese raddoppiando l’aliquota al 24% con un maggiore introito per lo Stato di 120 milioni di Euro nel 2019.

Con una insostenibile leggerezza la sottosegretaria Castelli aveva tentato maldestramente di difendere l’eliminazione della tassazione agevolata affermando che essa avrebbe riguardato “solo i profitti degli enti non profit” e dimenticando che la legge vieta a tali enti di fare profitti obbligandoli a impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione di attività istituzionali.

Solo dopo le vivaci proteste di tutto il settore degli enti non profit, prima il vicepremier Di Maio e poi lo stesso Conte - autore della sciagurata decisione - hanno pre-annunciato lo slalom chiarendo che il raddoppio resterà nella Legge di Bilancio per il 2019 ma che esso sarà “rivisto nel primo provvedimento utile” poiché l’entrata in vigore della Legge entro il 31 dicembre 2018 ne impedisce la cancellazione immediata.

La norma sarà dunque provvisoriamente vincolante dal 1° gennaio 2019 e si applicherà alle oltre trecentomila associazioni di promozione sociale, fondazioni, organizzazioni del volontariato, ONLUS, imprese sociali, ONG, che operano in Italia con più di un milione di addetti e cinque milioni di volontari, generando un reddito di decine di miliardi che provengono solo in piccola parte dal settore pubblico.

L’aumento delle diseguaglianze, l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento delle aree interne, la riduzione drastica delle entrate dei comuni con il calo drammatico degli investimenti sociali di lunga durata, i tagli nella cultura e nei beni pubblici di natura sociale, la necessità e l’urgenza di sostenere le politiche di accoglienza e di inclusione dei nuovi cittadini hanno reso ancora più indispensabile l’azione di questi enti.

E’ bene che si sappia che l’emendamento Conte alla Legge di Bilancio con il raddoppio dell’IRES per gli Enti del Terzo Settore non è stato il frutto di un errore ma che esso fa parte di una più ampia politica del governo giallo-verde che tende a colpire ed a marginalizzare ampi settori della società italiana simbolo della solidarietà e dell’economia sociale, come è avvenuto con il Decreto Sicurezza per l’esperienza degli SPRAR o per i comuni dell’accoglienza rappresentati prima da Badolato e poi da Riace o per l’azione delle ONG nel Mediterraneo.

E’ bene che si sappia che il governo Conte non si è limitato a tentare il colpo di mano sul raddoppio dell’IRES per gli Enti del Terzo Settore ma che ha bloccato le misure di attuazione del Codice del Terzo Settore - che aveva ottenuto, per la parte relativa alle agevolazioni fiscali, l’accordo dell’Unione europea – pur sapendo che le nuove disposizioni entreranno in vigore il 1° gennaio 2019 e che il mancato completamento legislativo italiano creerà confusione e inefficienze nel settore alla vigilia della progressiva armonizzazione europea nel 2020.

Lo spazio unico senza frontiere, anche fiscale, esige norme comuni europee non solo sulla tassazione delle imprese sociali ma anche sulle donazioni, le successioni, l’IVA e l’organizzazione del volontariato per non parlare della tassazione delle rimesse degli immigrati nei paesi di origine.

Dovremo seguire con attenzione, giorno per giorno e legge per legge, l’azione del governo a partire dal “primo provvedimento utile” necessario per ripristinare la tassazione agevolata dell’IRES agli Enti del Terzo Settore immaginando azioni di disobbedienza fiscale collettiva nel caso in cui il governo tenti un nuovo colpo di mano.
Dovremo infine riflettere sull’opportunità dl una petizione al Parlamento europeo che sarà eletto il 26 maggio 2019 (al cui interno agisce già un intergruppo del Terzo Settore) e – dopo l’approvazione del nuovo regolamento per le iniziative di cittadini europei – su una proposta di legge popolare europea che apra la strada ad una riorganizzazione del settore in Europa a cominciare dal volontariato sostituendo il “servizio volontario europeo” con un vero e proprio “servizio civile europeo”.

Pier Virgilio Dastoli
30 dicembre 2018

 

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