Newsletter n.31/2020 - Carta dei diritti fondamentali

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Ci siamo già occupati di giustizia europea in numerose occasioni e la nostra rubrica dedicata alle sentenze della Corte di Lussemburgo ha proprio la funzione di divulgare la conoscenza e stimolare il dibattito sulle attività del più alto organo giudiziario europeo, assieme alla Cedu. Questa settimana ci concentriamo sul capo VI della Carta, dedicato per l’appunto alla giustizia, ricordando che sull’argomento abbiamo già trattato l’articolo 49 nella newsletter n. 23, pubblicata il 13 luglio scorso. Adesso parliamo dell’articolo 47, che afferma un diritto fondamentale per l’affermazione della giustizia, quello cioè a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale; al suo interno, si delinea in che modo e con quali garanzie sia previsto l’accesso alla giustizia per il cittadino: “Ogni individuo”, recita il primo comma,”i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo”. In che modo quindi si svolge tale ricorso? “Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia”.

Anche i meccanismi interni ai singoli Stati membri, a prescindere dall’esistenza della Carta, prevedono una serie di istituti che consentono al cittadino di far valere i propri diritti e far esaminare una controversia che lo riguarda in maniera imparziale. Sembrerebbe anzi inevitabile che sia così. Eppure, nell’Unione europea di oggi, rispetto a tale assunto si sottolineano perlomeno due aree di criticità. La prima è quella riguardante il rispetto dello stato di diritto, un tema scottante per gli Stati membri dell’Europa centrale e che può avere ripercussioni anche su altri aspetti, quali gli accordi per il Recovery fund. Da questo punto di vista, sono già più d’uno i casi trattati nelle precedenti newsletter che hanno riguardato controversie aperte in sede di Corte di Giustizia Ue e che vedono coinvolti Stati membri come l’Ungheria, la Polonia e la Repubblica Ceca: un capitolo, quello del rispetto dello stato di diritto, che nella situazione attuale desta non poche preoccupazioni. La seconda area di criticità riguarda la cooperazione giudiziaria nello Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. A tal proposito, vogliamo ricordare l’evento organizzato il 30 settembre scorso dall’europarlamentare Sven Giegold, dal titolo "Zero tolleranza verso il dumping fiscale e il riciclaggio di denaro" (è il secondo sul tema) che ha visto tra l’altro la partecipazione dei Ministri delle Finanze italiano e tedesco. A seguito di una domanda del giornalista Massimiliano Nespola, responsabile di questa newsletter, si è aperta una riflessione su un obiettivo che l’Unione europea dovrà perseguire. Infatti, al Ministro Olaf Scholz è stato chiesto se si trovi d’accordo sul fatto che le differenti tradizioni giuridiche degli Stati membri siano un terreno in cui occorra collaborare di più e meglio; per esempio, bisogna ricordare che l’Italia è il solo paese a prevedere nel suo ordinamento il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il Ministro Scholz si è detto d’accordo, affermando che “un ulteriore progresso sia necessario, se vogliamo avere la fiducia dei cittadini”. Volendoci ricollegare al tema dello stato di diritto, tale evento è stata l’occasione per rammentare che, anche su questo punto, occorre un progresso rispetto alla situazione attuale. 

 

 

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