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Per eliminare la regola della unanimità nel Consiglio europeo e nel Consiglio bisogna cambiare i trattati.

Bisogna dare più poteri alla Commissione europea che deve evolvere verso il ruolo di governo dell’Unione.

Bisogna aumentare il potere di decisione legislativa e finanziaria del Parlamento europeo perché ogni passaggio al voto a maggioranza nel Consiglio è stato accompagnato dalla codecisione dell’assemblea europea.

Bisogna far rispettare le regole del Trattato che attribuiscono al Consiglio europeo - e al suo Presidente - solo un ruolo di orientamento e non di decisione legislativa e finanziaria.

Bisogna passare ad una sovranità condivisa europea nei settori in cui gli Stati nazionali hanno di fatto perso la loro sovranità in un mondo interdipendente e globalizzato.

Per cambiare i trattati bisogna introdurre un metodo democratico che eviti il diritto di veto e elimini il voto all’unanimità.

Bisogna riconoscere che il potere costituente spetta al Parlamento europeo che discute, elabora e decide a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto e non ai governi nazionali.

Presidente Giuseppe Conte, se vuole evitare il diritto di veto ed eliminare il voto all’unanimità ispiri la sua azione di governo ad Alcide De Gasperi e ad Altiero Spinelli.

 

 

 

 

 

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Nella primavera del 1984 Altiero Spinelli fu invitato da François Mitterrand all’Eliseo per discutere del progetto approvato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984.

Una settimana prima il giornale Le Monde aveva pubblicato un appello di intellettuali francesi a favore del progetto Spinelli con il titolo “è necessaria una terza guerra mondiale per creare gli Stati Uniti d’Europa?”.

L’appello aveva colpito François Mitterrand che raccontò a Spinelli, a Roland Dumas suo Ministro degli Affari Europei e a chi scrive un momento drammatico del Consiglio europeo nel dicembre 1983 ad Atene.

I capi di Stato e di governo degli allora dieci paesi membri non riuscivano a trovare un accordo sul bilancio europeo del 1984 e al culmine del confronto scese nella sala un silenzio interminabile e impressionante lungo quindici minuti.

Tutti i partecipanti avevano vissuto l’esperienza drammatica del secondo conflitto mondiale e si resero improvvisamente conto che se fossero usciti dalla sala senza accordo avrebbero messo in pericolo non solo il bilancio del 1984 ma l’idea nata per evitare un terzo conflitto mondiale.

Tutti, ci disse Mitterrand ancora visibilmente emozionato, uscirono dalla sala consci delle ragioni di fondo dello stare insieme.

Ci chiediamo chi fra i 28 leader europei riuniti oggi a Bruxelles (i 27 capi di Stato e di governo e Charles Michel) abbia la stessa coscienza dei dieci leader riuniti ad Atene nel dicembre 1983.

Pier Virgilio Dastoli

 

 

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The Multiannual Financial Framework (MFF) is the main political instrument to develop common policies at EU level.

These policies have to be coherent with the objectives of the EU and with the priorities adopted by the Commission and supported by the large majority of the EP.

The EU institutions have the duty to introduce an amount of own resources able to implement these priorities on the basis of the article 311 TFEU.

The EP has declared that it can’t accept a MFF inconsistent and ineffective with these priorities.

The European Movement in Italy strongly supports this declaration and the demand of the European CSOs to increase the amount of European projects in the fields of participatory democracy, social dimension and human rights.

For these reasons we have asked the EP

- To maintain its demand of a quinquennial MFF, respecting a democratic and economic approach
- To promote a Conference/Agora of European CSOs on the eve of the final vote of MFF
- To invite the national Parliaments to an extraordinary meeting of the interparliamentarian “Assises” having on the agenda the MFF, the decision on the new own resources and a plan to transform the EU in a fair, resilient and democratic Federal Community opening the way of the Conference on the future of Europe.

 

Pier Virgilio Dastoli

 

 

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I ministri delle finanze della zona Euro (Eurogruppo), poi i ministri delle finanze dei 27 (Ecofin) ed infine i capi di Stato e di governo dell’EU (Consiglio europeo) si riuniranno nel giro di una settimana (11-18 giugno) per cercare un accordo su quello che la Commissione ha chiamato “l’Unione di nuova generazione” (Next Generation EU) e sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

E’ molto probabile che il negoziato dovrà continuare sotto la presidenza tedesca che inizierà il 1° luglio 2020 e il risultato finale non è scontato perché è forte l’opposizione dei cosiddetti paesi frugali (Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia) a cui si sono associati a sorpresa due paesi beneficiari netti dei fondi europei (Repubblica Ceca e Ungheria) e perché il salto politico in avanti per una “unione sempre più stretta” è ben più importante della dimensione finanziaria delle proposte della Commissione europea.

Nonostante le difficoltà la realtà della situazione economica europea dopo gli effetti della pandemia mostra che l’unica strada teoricamente percorribile in alternativa alla proposta della Commissione è quella dello scioglimento del patto che unisce i paesi membri perché alla quasi simmetria delle conseguenze sanitarie (non tutti i paesi europei sono stati colpiti in egual misura dal contagio) seguirà una profonda asimmetria economica e sociale che provocherà fatture insanabili nel mercato interno, effetti insostenibili nella competitività dei sistemi produttivi, chiusure nell’area Schengen di libera circolazione delle persone e aumento del dumping sociale.

La situazione potrebbe peggiorare inoltre se il picco dei contagi dovesse tornare ad aumentare nel prossimo autunno nell’assenza probabile di vaccini per far fronte ad una nuova pandemia.

Per far fronte ai rischi dello scioglimento del patto fra gli Stati membri, la proposta della Commissione europea è stata articolata su quattro pilastri che introducono elementi innovativi nel progetto franco-tedesco del 18 maggio e che, sul piano finanziario, sono difficilmente contestabili dai paesi cosiddetti frugali e ancor di più dai sorprendenti loro alleati sovranisti:

– la Commissione non propone di mutualizzare i debiti pubblici nazionali ma di ricorrere al mercato finanziario internazionale privato per creare debito pubblico europeo e cioè per indebitare l’Unione europea verso privati investitori vendendo loro “buoni del tesoro europeo” (permetteteci di chiamarli così) rimborsabili fra il 2028 e il 2058 che produrranno (bassi o bassissimi) tassi di interesse.

– il debito così creato non sarà garantito dagli Stati membri ma dal bilancio europeo che dovrà essere rafforzato da risorse proprie europee sotto forma non di imposte “federali” generalizzate che colpirebbero tutti i cittadini europei ma di tasse legate sostanzialmente a profitti transfrontalieri (i prodotti extra-europei ad alto contenuto di carbonio, le grandi imprese multinazionali del web, i vantaggi provenienti dall’elusione fiscale dovuta alle asimmetrie dei sistemi fiscali nazìonali…)

– una parte (2/3) delle risorse provenienti dal debito europeo sarebbe certo distribuita non a pioggia ma con una proporzionalità legata alla dimensione della crisi economica e sociale (grants o sovvenzioni) e sulla base del rispetto di priorità europee – transizione ecologica e digitalizzazione – ma una parte (1/3) sarebbe concessa sotto forma di prestiti (loans) che gli Stati beneficiari dovranno restituire

– il livello del quadro finanziario pluriennale e cioè delle “tradizionali” politiche comuni resterebbe circoscritto nei limiti della proposta presentata dal Presidente Charles Michel al Consiglio europeo del 26 febbraio con la conseguenza di non dover aumentare i contributi nazionali (se saranno nel frattempo introdotte le nuove risorse proprie!) ma anche di applicare dei tagli a programmi europei come Europe for Citizens, Erasmus Plus, Europa creativa e Corpo di solidarietà europea come è stato denunciato da molte organizzazioni della società civile.

E’ evidente che la resistenza alle proposte della Commissione europea non è legata solo ai suoi aspetti finanziari (che sono presentati nei paesi ostili sotto forma di una diffusa campagna di disinformazione acuendo l’opposizione di governi che rispondono alle loro opinioni pubbliche nazionali) ma alla dimensione politica sopranazionale che è sottesa agli effetti finanziari delle proposte e che tende a rafforzare il ruolo della stessa Commissione europea rispetto ai governi nazionali.

Anche se fosse accettato all’unanimità dai governi il piano della Commissione per la parte che riguarda la creazione di debito pubblico europeo e la sua distribuzione fra sovvenzioni (grants) e prestiti (loans) e se si raggiungesse un accordo fra Consiglio e Parlamento sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 l’ostacolo principale riguarderà le nuove risorse proprie che il Parlamento europeo considera essenziali per esprimere il suo consenso sul bilancio, che il trattato sottopone al doppio vincolo dell’unanimità nel Consiglio e delle ratifiche nazionali e che in alcuni casi richiedono armonizzazioni a monte dei sistemi fiscali nazionali.

Nel presentare il piano della Commissione molti commentatori hanno stabilito un legame fra il salto sopranazionale della “Unione di nuova generazione” (Next Generation EU) e l’accordo che fu sottoscritto fra Alexander Hamilton e Thomas Jefferson davanti al Congresso americano dopo la guerra di indipendenza dalla Gran Bretagna delle tredici ex-colonie britanniche, parlando di Hamilton moment.

Il paragone è fuorviante perché Hamilton ottenne l’accordo dei “confederali” – che erano gli Stati finanziariamente virtuosi – alla condizione che tutti gli Stati confederati accettassero il principio del pareggio di bilancio e che la capitale della Confederazione fosse trasferita dalla fortemente indebitata Pennsylvania (Philadelphia) alla ricca Virginia (Washington), sapendo che lo Stato federale fu autorizzato ad emettere moneta federale solo dopo la guerra di secessione (1862) e che le prime imposte federali (le “risorse proprie”) furono emesse solo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale (1913).

Come pochi ricordano, si parlò di Hamilton moment al tempo della crisi finanziaria del 2012 quando il Consiglio degli economisti tedeschi propose che l’Unione europea si facesse carico dei debiti pubblici nazionali al di sotto del 60% del PIL degli Stati membri e il think tank Bruegel propose la soluzione inversa di una mutualizzazione dei debiti nazionali al di sopra del 60% dei PIL nazionali.

Non se ne fece nulla perché passò l’idea tedesca secondo cui la crescita dei debiti pubblici fosse la causa e non l’effetto della crisi finanziaria e furono introdotti dai governi o su proposta della Commissione tutti gli strumenti della nuova governance economica (Fiscal Compact, Six Pack, Two Pack, Semestre Europeo) con l’accondiscendenza del Parlamento europeo.

Il rafforzamento della dimensione politica sovranazionale non implica un vero salto federale che richiederebbe invece la creazione di un Tesoro europeo e cioè l’attribuzione alla Commissione di poteri di governo, l’introduzione di imposte federali codecise dal Parlamento europeo (no taxation without representation), l’eliminazione del voto all’unanimità, la soluzione a quella che Carlo Azeglio Ciampi chiamava la zoppia fra la politica monetaria e la politica economica nel quadro dell’UEM, il trasferimento di competenze dal livello nazionale a quello europeo come condizione per un bilancio europeo più sostanzioso.

E’ la via che tentò Altiero Spinelli il 9 luglio 1980 fondando un intergruppo federalista che si chiamò Club Crocodile dal nome del ristorante dove si riunirono per la prima volta i deputati che decisero di sostenere la sua iniziativa e da cui scaturì il lavoro sostanzialmente costituente del Parlamento europeo e l’approvazione il 14 febbraio 1984 del “progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea” (progetto Spinelli).

Ci sono dei coccodrilli nell’attuale Parlamento europeo pronti a ripercorrere la via indicata quaranta anni fa da Altiero Spinelli?

PIER VIRGILIO DASTOLI

 

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E’ difficile prevedere quale sarà lo stato dell’Unione dopo la pandemia.

Non sappiamo se l’Unione vivrà ancora il suo Hamilton moment - evocato dopo la proposta franco-tedesca del 18 maggio e il successivo Next Generation EU del 27 maggio - con riferimento al Segretario al Tesoro della Confederazione delle ex-colonie britanniche che convinse nel 1790 il Congresso a creare un debito comune avviando gli Stati Uniti verso un primo embrione di federazione.

Sappiamo che il passaggio ad una vera federazione richiese molti anni ancora con la guerra civile del 1861, la decisione di Lincoln del 1862 di far emettere valuta a nome del governo federale e l’introduzione di vere imposte federali sul reddito delle persone e delle aziende nel 1913.

Se nel Consiglio europeo si troverà un accordo unanime, lo strumento del debito pubblico europeo diverrà permanente perché converrà agli Stati consentire alla Commissione di ricorrere al mercato dei capitali per finanziare il bilancio europeo piuttosto che mettere mano ai contributi nazionali.

Con il debito pubblico europeo si aprirà la strada alla creazione di vere risorse proprie e cioè di imposte europee che dovrebbero entrare in vigore prima della fine di questa legislatura (2024).

Lo Hamilton moment non potrà tuttavia limitarsi alla creazione di debito pubblico e all’introduzione di imposte europee.

Bisognerà creare un vero e proprio Tesoro europeo che dovrà gestire un indebitamento sul mercato superiore a quello gestito dagli Stati membri, avere un potere di imposizione fiscale accompagnato da una capacità di azione per sanzionare l’evasione fiscale e infine possedere una funzione di esecuzione delle spese effettuate a fronte delle entrate.

Ci vorrà dunque un governo europeo che dovrà rispondere delle sue azioni ad una autorità legislativa e di bilancio europea e non più alla somma di ventisette autorità di bilancio e legislative nazionali.

Ci vorrà dunque un salto federale di tipo costituzionale.

E’ certo possibile che nel Consiglio europeo non si raggiunga l’indispensabile unanimità perché nell’ingranaggio europeo - così lo chiamava Delors - si sarà introdotta della sabbia (SAND in inglese, che è anche l’acronimo di Sweden-Austria-Netherlands-Denmark) che ne renderà impossibile il funzionamento.

Avremo dunque – come è stato paventato da Romano Prodi - lo scioglimento dell’Unione.

Per evitare questo rischio e rendere invece permanente lo “Hamilton moment” noi suggeriamo tre azioni rivoluzionarie parallele e complementari:
- rendere pubblico il dibattito nel Consiglio europeo cosicché i capi di Stato e di governo non parleranno dopo il vertice solo ai loro media nazionali ma durante il vertice a tutta l’opinione pubblica europea assumendosi la responsabilità collettiva di fare il salto verso l’unità politica o cadere indietro verso la dissoluzione del progetto di integrazione
- promuovere un dialogo diretto fra le forze politiche che siedono nei parlamenti nazionali e quelle che siedono nel Parlamento europeo sapendo che le une e le altre appartengono alle stesse famiglie politiche popolare, socialista, liberale, verde e conservatrice (i sovranisti, in quanto nazionalisti, non hanno una vera famiglia europea e dunque sono destinati all’emarginazione). Questo dialogo potrebbe avvenire in “assise interparlamentari” come quelle che avvennero a Roma nel novembre del 1990 alla vigilia della Conferenza intergovernativa che elaborò il trattato di Maastricht
- Last but non least il Parlamento europeo deve decidere di fare quel che fece la prima assemblea eletta su ispirazione di Altiero Spinelli: trasformarsi in un corpo politico costituente. Il 9 luglio 2020 ricorderemo la creazione del Club del Coccodrillo il 9 luglio 1980 che avviò quella fase costituente. Per perpetuare con metodo democratico lo Hamilton moment i deputati europei devono avere il realismo politico di rilanciare quella fase.


PIER VIRGILIO DASTOLI

 

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