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Ebru Timtik, morire nel carcere di Erdogan nel silenzio dell’Europa

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Dopo il cosiddetto golpe del 15 luglio 2016, sessantamila persone sono state arrestate, interdette o sollevate dai pubblici uffici come se questa lista fosse già pronta negli uffici del dittatore Erdogan.

Un migliaio di avvocati sono finiti in carcere per ordine del Consiglio supremo dei giudici e tremila magistrati sono stati costretti alle dimissioni chiudendo così tutte le strade giudiziarie in Turchia e nel Consiglio d’Europa per la difesa dei diritti fondamentali.

Fra gli avvocati c’era Ebru Timtik, arrestata nel 2018 e condannata nel 2019 a tredici anni di carcere insieme al collega Aytac Unsal, sottoposta a torture fisiche e psicologiche e costretta a morire dopo 238 giorni di sciopero della fame avendole negato il diritto all’assistenza medica.

Eppure la Turchia fa parte – di diritto – del Consiglio d’Europa e cioè del Comitato dei Ministri, dell’Assemblea consultiva e della Corte europea dei diritti dell’Uomo, ha un accordo di associazione con l’Unione europea di cui è ufficialmente paese candidato all’adesione, fa parte della NATO e dell’OCSE oltre che dell’OSCE e dell’UNESCO. E’ membro del G20 e a questo titolo potrebbe partecipare al Vertice a Riyadh a novembre 2020 e essere invitata dall’Italia al Vertice di Bari nel novembre 2021.

Approfittando della viltà dei suoi partner, la Turchia usa e abusa del suo ruolo di attore regionale in Siria, in Libia, nei rapporti con l’Africa e con il mondo arabo ed ora ai confini o meglio nelle acque territoriali della Grecia per impadronirsi di giacimenti che non le spettano.

Dal 18 novembre 2020 il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa sarà presieduto dal ministro degli esteri tedesco Maas che, come sappiamo, assicura la presidenza dal Consiglio dell’Unione europea fino al 31 dicembre 2020. Secondo un’espressione che circola negli ambienti diplomatici europei, le organizzazioni europee intendono usare con la Turchia il bastone e la carota mantenendo aperto il dialogo – che non è mai stato chiuso – come è avvenuto il 9 marzo 2020 nell’incontro a Bruxelles fra Charles Michel, Ursula von der Leyen e Recep Tayyip Erdogan che, secondo Michel, è stato “un passo nella giusta direzione” confermando gli aiuti finanziari nel settore delle migrazioni.

La morte di Ebru Timtik è stata un omicidio di Stato condiviso o meglio sollecitato da tutte le autorità governative a cominciare dallo stesso Erdogan.

Evidentemente non bastano le sanzioni individuali, minacciate e per ora congelate, di cui hanno discusso i ministri degli esteri UE rinviando ogni decisione al Consiglio europeo straordinario del 24 settembre.

Come è avvenuto in altri momenti della storia europea di fronte all’annullamento dello stato di diritto in un paese del continente, la strada giusta è quella del congelamento delle relazioni con quello Stato sospendendo la sua partecipazione dal Comitato dei Ministri e dall’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa e interrompendo l’accordo di associazione con l’Unione europea fino a data da destinarsi.

Nel caso del Consiglio d’Europa la decisione spetta separatamente su proposta della presidenza del Comitato dei Ministri che dovrebbe essere rinviata al 18 novembre 2020 quando essa sarà assunta dalla Germania per evitare un “conflitto di interessi” con l’attuale presidenza greca mentre nel caso dell’Unione europea la proposta dovrebbe venire dalla Commissione al Consiglio con il sostegno del Parlamento europeo.

Un messaggio inequivocabile in questa direzione dovrebbe essere inviato dal Parlamento al governo italiano alla vigilia del Consiglio europeo del 24 e 26 settembre.

 

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