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L'AGRICOLTURA ITALIANA DI FRONTE ALLE SFIDE EUROPEE

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Dino Scanavino foto in Assemblea 2018

L’emergenza pandemica ha causato conseguenze spesso drammatiche, oltre che sul piano sanitario, anche su quello della tenuta sociale ed economica dei territori ed ha riacceso la discussione sui futuri modelli di crescita e sviluppo.
L'agricoltura, che con impegno e responsabilità ha svolto la preziosa funzione di garante dell’approvvigionamento alimentare durante la fase di lockdown, non è uscita indenne. Discorso simile per la tenuta sociale dei territori, in particolare nelle aree rurali e periferiche al cui interno molte delle debolezze e dei rischi caratterizzanti l'assetto nel periodo pre-covid-19 sono stati amplificati.

La ripresa del settore agricolo e delle aree rurali dipenderà dalla capacità di saper cogliere le opportunità delle strategie programmate a livello europeo, a partire dal green deal che ha ispirato la nascita dell'ultima Commissione e dove l'agricoltura, con le Comunicazioni “From farm to fork” e “Biodiversità”, è chiamata a svolgere un ruolo da protagonista. Sfide stimolanti su cui poggiano le decisioni, i provvedimenti e gli strumenti che l'Unione ha preso in seguito alla pandemia. Sullo sfondo, restano le regole di politica agricola comunitaria, la cui ambizione è funzionale al negoziato in corso sulle prospettive finanziarie e alle imminenti decisioni che saranno prese per gestire il periodo transitorio in attesa dell'entrata in vigore della nuova Pac.

In tale contesto, il protagonismo dell’Italia nei recenti negoziati comunitari l’ha portata ad essere il primo Stato Membro per risorse finanziarie assegnate nell’ambito del Next generation EU. Un risultato che colloca il nostro Paese in una posizione di forza potendo contare su un plafond di 209 miliardi di euro pari al 28% dello stanziamento complessivo. La ripresa potrà essere pianificata sia con il Recovery and Resilience Facility sia utilizzando altri strumenti, tra cui quelli riferibili al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che per l’agricoltura tricolore vuol dire ulteriori 800 milioni di euro.
Si intuisce quindi lo spazio di opportunità che si può aprire all'orizzonte per imprese e cittadini. Quanto più l’agricoltura saprà generare relazioni con le altre forze economiche e sociali dei territori, tanto più potrà cogliere tali opportunità.

Da parte dei decisori pubblici, ciò richiede una pianificazione delle scelte nazionali che riconosca la strategicità del settore rispetto alle sfide europee e lo includa all'interno di un progetto di ampio respiro e in sinergia con tutte le altre attività economiche.
In primo luogo sarà opportuno puntare su investimenti dedicati all’ammodernamento delle infrastrutture fisiche e digitali, cruciali per la ripartenza delle aree interne e periferiche dove l'agricoltura rappresenta, spesso, il principale fattore di tenuta sociale, ambientale ed economica.
Necessario anche uno sforzo progettuale per il rilancio delle grandi produzioni agricole, a partire dal potenziamento della ricerca varietale e delle biotecnologie quali soluzioni in grado di rispondere alla sfida europea della sostenibilità ambientale. Non meno strategica inoltre, la pianificazione di investimenti innovativi in campo agro-zootecnico in un'ottica di riequilibrio territoriale degli impatti ambientali, così come l'avvio di un percorso di modernizzazione della meccanizzazione agricola.
Un cenno, infine, alla necessità di riqualificazione delle aree rurali con interventi indirizzati sia al miglioramento dell’efficienza delle risorse energetiche e naturali della aziende agricole sia, in un’ottica più ampia, al miglioramento dei servizi di base. La creazione di percorsi di sanità territoriale, unita al potenziamento dell'istruzione e delle sue relazioni con il mondo agricolo, consentirebbero infatti di ridurre il rischio abbandono in tali territori salvaguardando la sostenibilità in tutte le sue dimensioni.

Tutto ciò, non può non passare per scelte rapide e coraggiose anche in ambito comunitario, a partire dalla gestione delle risorse stanziate sullo sviluppo rurale nel NGEU che, si auspica, possano essere utilizzate già dal prossimo anno all'interno delle regole transitorie della Pac e non dal 2022 come proposto dalla Commissione Europea.
Lungo tale ragionamento, è opportuno uno sforzo affinché la riforma della Pac ancora in discussione, possa consentire la definizione di Piani strategici nazionali che tengano conto dei cambiamenti epocali post pandemia, garantendo flessibilità e semplificazione delle norme.

L'Europa ha tracciato la strada da seguire, è necessario percorrerla con coraggio e protagonismo. Soltanto così si riuscirà a rilanciare lo sviluppo dei territori e a garantire alle future generazioni europee un futuro sostenibile sotto il profilo economico, sociale ed ambientale.

Secondo Scanavino, Presidente Cia- Agricoltori Italiani

 

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