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RAPPORTO AFCO SULLA REVISIONE DEL TRATTATO DI LISBONA: ANALISI DEL VOTO

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Nel quadro di una sessione carica di discussioni e di decisioni che hanno suscitato forti divisioni fra le forze politiche, il Parlamento europeo ha adottato il 22 novembre il rapporto elaborato da 5 relatori della Commissione AFCO in un anno di elaborazione senza trasparenza e senza dibattito pubblico, ignorando anche la necessità di coinvolgere in questo lavoro società civile e cittadini che avevano partecipato alla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Il risultato del voto, al di là dei contenuti del testo emerso dalle decisioni del Parlamento europeo su cui ci esprimeremo con una nostra analisi, indica purtroppo che l’orientamento di una limitata maggioranza degli attuali deputati eletti nel Parlamento europeo è ostile o nutre almeno molti dubbi su un’ampia riforma del Trattato di Lisbona.

Su 702 parlamentari, un centinaio ha deciso di non partecipare al voto, 44 si sono astenuti, 274 hanno votato contro e 291, cioè il 40% dell’Assemblea, ha votato a favore  calcolando che i deputati dei cinque gruppi che si erano espressi a favore nella Commissione Affari Costituzionali sono globalmente 440.

Inoltre 8 parlamentari italiani erano assenti, 31 hanno votato contro di cui due di Forza Italia (Salini e Martusciello), 4 si sono astenuti e 34 hanno votato a favore.

Una analisi dei voti individuali ci indica anche gli orientamenti dei gruppi politici nell’Assemblea.

Al di là di dichiarazioni di chi ha sostenuto questo lavoro del Parlamento europeo, noi riteniamo che si debba fare una riflessione accurata sulle ragioni per cui si è arrivati a questo risultato e sulla strada che debba essere percorsa da qui alle elezioni europee e dopo di esse per far cambiare rotta all’Unione europea in una situazione in cui appare chiaro a tutti che l’Unione europea non è in grado di far fronte alle sfide interne ed esterne e che i Trattati di Lisbona firmati nel 2007 non sono lo strumento adeguato per far fronte a queste sfide.

Se gli attuali deputati europei non sono stati capaci di dare una risposta adeguata, dovremo rivolgerci alle opinioni pubbliche, alla società civile, alle cittadine e ai cittadini europei per avviare una mobilitazione che spinga i partiti politici europei a svolgere quel ruolo che è stato affidato loro dal Trattato di Lisbona per formare la coscienza europea delle nostre opinioni pubbliche.

Il Movimento Europeo intende proseguire su questa strada e lancerà nelle prossime settimane un appello ad un’ampia mobilitazione che abbia come sbocco l’avvio di una processo democratico costituente.

Roma, 22 novembre 2023

 

 

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