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IL RICORDO DI DAVID SASSOLI

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Ricordo David Sassoli

Il Movimento europeo in Italia ricorda il Presidente del Parlamento europeo David Maria Sassoli, a due anni dalla sua scomparsa, con il suo discorso di commemorazione dell’eccidio nazista di Cibeno [Campo di Fossoli (Carpi) 11 luglio 2021].

"Un saluto alle cittadine e ai cittadini di Carpi, al sindaco Bellelli, alle famiglie dei martiri di Cibeno, alle autorità civili e religiose, alle Associazioni partigiane, alle Associazioni degli ex internati nei campi di concentramento, alle rappresentanze comunali presenti.

Un saluto ai rappresentanti del governo - il ministro Bianchi, il sottosegretario Amendola - e un ringraziamento al presidente della Regione, e al caro amico on. Pierluigi Castagnetti e a tutta la Fondazione Fossoli che lui presiede.

Grazie per l’onore che mi è stato concesso di prendere la parola in questa cerimonia che anno dopo anno non smette di interrogarci e di aiutarci nella riflessione per declinare la memoria rispetto al contesto che stiamo vivendo.

Un ringraziamento speciale alla Signora presidente della Commissione. Grazie per essere qui e per quello che ha appena detto.

Con  la sua presenza si ribadisce che le nostre Istituzioni, insieme, sentono la responsabilità di non dimenticare e riaffermare che la nostra Europa nasce dal punto più basso di dolore della nostra storia contemporanea, dal degrado morale di società che si credevano immuni a scatenare l’orrore e non hanno percepito il pericolo del nazismo e del fascismo, dal grido delle madri che in tutti i nostri paesi, a qualunque fronte appartenessero, ogni qualvolta hanno ricevuto la notizia di un figlio morto hanno urlato ‘mai più la guerra’.

Ma quante volte, cara Ursula, in questi anni ci siamo sentiti dire da tanti cittadini, “ma in fondo cosa è l’Europa… ma via, l’Europa non esiste, e poi, a cosa serve l’Europa?”

Poi si viene qui - o nei cento, mille luoghi della disumanità prodotta dalla cultura europea - e le risposte arrivano. Domande semplici, per risposte impegnative per tutti.

Non vi è dubbio che in luoghi come questi riecheggi la voce muta degli uccisi, degli innocenti, il grido “viva la libertà, viva l’Italia” spezzato dalle fucilate a Cibeno dove vennero assassinati importanti dirigenti della Resistenza. Qui a Fossoli.

Mi hanno sempre colpito gli occhi delle vittime, la fissità degli occhi che guardano, ma non vedono. Sì, gli occhi dell’umanità privata di umanità. E, guardate, gli occhi delle vittime sono sempre gli stessi. Sono quelli delle foto nei lager, dei condannati a morte, quelli che ritroviamo sempre, in ogni guerra, in ogni persona violentata, annientata, in tutti coloro che cercano di salvarsi, nelle donne umiliate, nelle colonne di famiglie che scappano, nei bambini smarriti, in coloro che annegano, che si aggrappano alla vita e la perdono.

Gli occhi di Mauthausen, come gli occhi di Srebrenica, dei profughi siriani, delle mamme riprese sui gommoni prima di annegare nella corsa verso una felicità che non arriverà mai per la nostra indifferenza.

Gli occhi che vediamo nelle fotografie delle vittime e dei prigionieri ogni qualvolta viene a mancare la libertà e il diritto, e tutte le volte che libertà e diritto non si sposano con la giustizia.

Il mio pellegrinaggio oggi qui ha un solo motivo.

Ricordare che non basta credere di essere al riparo, e ribadire che l'orrore che ci travolse nasceva dentro grandi culture democratiche, liberali, progressiste anche, in un tempo di grandi invenzioni tecnologiche, di scoperte, di artisti, letterati e filosofi cosmopoliti e pieni di ingegno, ma tutti, tutti, incapaci di fiutare per tempo il pericolo del fascismo e del nazismo.

Culture sicure che non fosse possibile un capovolgimento dei valori fondamentali di umanità e civiltà.

Quello che accaduto è il risultato di società consapevoli dei diritti, ma incapaci di farli prevalere contro i pregiudizi e gli odi. Società dal temperamento anche pacifista, ma incapaci di sradicare la pandemia della guerra. Società che si credevano migliori del proprio vicino, esasperando un antagonismo che ha trasformato l’amore per la propria terra in nazionalismo fanatico e criminale.

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