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L’ESIGENZA DI UN MOTORE ITALO-TEDESCO PER L’UE: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

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Il Presidente del Consiglio Mario MontiIn coincidenza della visita del Presidente della Repubblica Federale tedesca, Christian Wulff, a Roma, il Presidente del CIME, Pier Virgilio Dastoli, insieme al VicePresidente, Rocco Cangelosi, a Giuliano Amato e al Prof. Alberto Quadrio Curzio, hanno spedito una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Mario Monti, pubblicata sulla prima pagina del Corriere della Sera.

Se ne riporta il testo integrale:

Lettera aperta a Mario Monti


Caro Presidente,

da tempo avevamo proposto di associare al trattato internazionale (il fiscal compact) un appuntamento a cui invitare opinione pubblica e istituzioni europee per riprendere il cammino verso una più forte unione politica secondo l'ispirazione di Altiero Spinelli. Nessuno potrebbe ragionevolmente sostenere che le misure trascritte nel trattato internazionale siano da sole destinate a far uscire l'Euro e con esso il progetto europeo dalla crisi. Molti sono poi convinti che il clima di esasperazione sociale creatosi in Grecia possa estendersi al resto d'Europa in mancanza di prospettive credibili per il futuro. Dai suoi incontri a Washington, oltre alla conferma della ritrovata credibilità dell'Italia, sono venuti segnali inequivoci a favore di una strategia consapevole: il rigore finanziario non basta se non accompagnato da politiche e strumenti per garantire la ripresa della crescita economica, uno sviluppo sostenibile nella logica della solidarietà fra generazioni ed il rispetto della qualità della vita, la garanzia di una società inclusiva all'interno della quale un buon governo assicuri beni comuni a dimensione europea. Noi siamo inoltre convinti che sia necessario ed urgente colmare il gap crescente che si va creando tra cittadini ed istituzioni, mettendo in evidenza come le misure di rigore finanziario possano essere pienamente efficaci solo se democraticamente condivise. Mentre proliferano nei nostri paesi reazioni di rigetto di ciò che è stato definito nel Trattato di Lisbona come caratterizzante della nostra società (solidarietà, non discriminazione, tolleranza, giustizia), si dimentica troppo facilmente il valore aggiunto dell'unità dell'Europa ed i vantaggi che ciascuno: Stati, popoli, persone ha tratto dalla sua appartenenza alla costruzione comunitaria. La Commissione europea dovrebbe calcolare e divulgare i costi della non-Europa. Quelli legati alla frammentazione dello spazio europeo senza frontiere anche nella sua dimensione sociale e quelli che derivano dalla mancata attuazione del Trattato di Lisbona analizzando le ragioni politiche ed istituzionali di questi ritardi. La Commissione dovrebbe aggiungere a questi calcoli l'analisi dei costi che derivano dalle inadeguatezze del trattato. Evidenti sono alcune insufficienze e mancanze: le politiche energetica, dell'immigrazione, sociale, industriale, la cooperazione giudiziaria in materia penale, la politica estera. A queste si aggiungono settori importanti nei quali è stato mantenuto il voto all'unanimità nel Consiglio, la frammentazione delle competenze fra consigli specializzati, l'inadeguata dimensione della democrazia europea, la traduzione in norme costituzionali dei pregiudizi nei confronti della Commissione europea e la governance economica. Le recenti dichiarazioni della cancelleria Merkel ci incoraggiano a rilanciare la nostra proposta di iscrivere nel trattato internazionale una “clausola del rendez-vous” nella quale – come direbbe Delors – è necessario precisare i contorni del progetto, il metodo e l'agenda. Siamo stimolati in questa nostra proposta dall'appello lanciato ad Helsinki dal Capo dello Stato Napolitano. In momenti difficili della storia dell'integrazione europea il motore italo-tedesco ha rimesso in marcia un ingranaggio che si era fermato e che i meccanici di Berlino e Parigi non erano stati capaci insieme di riparare. Noi crediamo che sia venuto il momento che a Roma e Berlino, insieme, si valuti attentamente la possibilità di proporre agli altri partner europei un appuntamento per decidere, nel rispetto delle procedure previste dal Trattato di Lisbona, quel che deve essere aggiornato e completato allo scopo di ridurre i costi della non-Europa. Fra poco più di due anni mezzo miliardo di cittadine e di cittadini europei saranno chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. Abbiamo il dovere di restituire loro il sogno di una società europea solidale, giusta e democratica.

Giuliano Amato
Rocco Cangelosi
Pier Virgilio Dastoli
Alberto Quadrio Curzio

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