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PROPOSTA CIME PER UNA COMUNITA’ FRA UNIONE EUROPEA E PAESI DEL MEDITERRANEO

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Tra le decisioni prese durante il Consiglio di Presidenza del CIME riunitosi a Roma lo scorso 7 aprile, vi è anche la realizzazione di un documento di indirizzo politico che propone un percorso per una soluzione duratura in grado di garantire la stabilità e lo sviluppo nell’area mediterranea.
Il progetto di dichiarazione verrà sottoposto all’approvazione definitiva del prossimo Consiglio nazionale CIME del 28 aprile e all’attenzione di tutte le istituzioni ed enti che possano agire sulla base delle linee proposte.
A seguito si riporta il testo integrale del progetto di dichiarazione:


Per una Comunità fra Unione europea e paesi del Mediterraneo


Le recenti rivoluzioni nei paesi arabi e la resistenza in Iran insieme alle sfide della scarsità, della povertà e della sicurezza nei settori dell'alimentazione, dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente rendono ancora più evidente la necessità e l'urgenza di un'Unione europea rinnovata e rafforzata in particolare nella sua politica estera, di sicurezza esterna e di difesa al fine di consentirle di partecipare in quanto tale al dialogo con i paesi del Mediterraneo meridionale.

Il Consiglio Italiano del Movimento Europeo ha proposto in particolare che la politica degli aiuti allo sviluppo e degli aiuti alimentari diventi una competenza esclusiva dell’Unione europea e che vengano inscritte nel bilancio le risorse per assicurare i mezzi necessari alla politica europea di peace-keeping e peace-building. Il Consiglio Italiano del Movimento europeo ritiene inoltre necessario che, a breve termine, venga avviata una cooperazione strutturata nel settore della difesa.

Oltre alla politica estera e alla sicurezza esterna dovrà essere completato e rafforzato lo spazio di libertà, di sicurezza interna e di giustizia, con particolare riferimento alla politica di immigrazione e di asilo.

La Comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza su “un partenariato per la democrazia e una prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" dell'8 marzo 2011 (COM (2011) 200) rappresenta un primo passo nella buona direzione ma le proposte contenute nella Comunicazione si scontrano per ora con la mancanza di visione e di volontà politica comune dei governi dei paesi membri.

La risposta degli Europei alle rivoluzioni nei paesi arabi dovrebbe:

1. sottolineare che, alla fine della seconda guerra mondiale, quel che ha marcato la differenza con altre aree del mondo nel condurre progressivamente l'Europa ad una pace stabile ed alla prosperità è stata la fondazione di istituzioni comuni sovranazionali dotate del potere di iniziativa (l'Alta Autorità della Ceca prima e la Commissione europea poi), di decisione (il Consiglio prima e il Consiglio ed il Parlamento europeo eletto poi) e di garanzia del diritto e di protezione dei cittadini (la Corte di Giustizia a Lussemburgo e la Corte dei Diritti dell'Uomo a Strasburgo).

2. essere forgiata dalle esperienze, dagli strumenti e dalle lezioni in Europa e nel Mediterraneo e in particolare:

- il Piano Marshall
- il Congresso dell'Aja del 1948
- la CECA e le sue istituzioni create per gestire risorse scarse e legate allora alla sicurezza nella regione europea come il carbone e l'acciaio, ed ora sostituite dall'acqua, dall'energia, dall’ambiente e dal cibo nella regione euro-mediterranea
- il Processo di Helsinki ed il suo sistema dei quattro canestri
- il Partenariato euro-mediterraneo del 1995 prima e l'Unione per il Mediterraneo del 2008 poi
- la Carta dei diritti fondamentali di Nizza
- la Convenzione di Arhus che assicura l'accesso all'informazione, la partecipazione e la giustizia nel settore dell'ambiente
- il processo "orizzonte 2020" per il disinquinamento del Mediterraneo e il Piano Solare nello spirito dell'economia verde raccomandata dall'UNEP e dall'OCSE
- i programmi Erasmus, Erasmus Mondo e Gioventù in Movimento.

L'approccio proposto nella Comunicazione della Commissione e dell'Alto Rappresentante, quando sarà approvato dalle istituzioni europee, dovrà rappresentare una tappa verso una nuova "Comunità fra Unione europea e Mediterraneo meridionale", impegnata per la pace, i diritti fondamentali e lo sviluppo sostenibile ed aperta ad estendersi verso il Mar Caspio e il Mar Nero.

Il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo dovrebbero proporre ai paesi del Mediterraneo meridionale questa Comunità basata su istituzioni che si ispirino a quelle della CECA, essendo condizione indispensabile che a queste istituzioni partecipino come partner su un piede di eguaglianza l’Unione europea da una parte ed un’organizzazione integrata regionale dei paesi del Mediterraneo meridionale dall’altra. Questa Comunità deve evolvere ispirandosi ai canestri di Helsinki aggiornati e cioè:

- la pace e i diritti fondamentali con particolare riferimento all'accesso all'informazione, alla libertà di espressione, alla partecipazione ed alla giustizia
- l'economia verde come proposto nell'agenda Rio+20, l'acqua, l'energia, il cibo e la cooperazione fra le autorità locali e regionali
- una regione integrata mediterranea come proposto dalla “Tavola Rotonda Europea degli Industriali”
- l'educazione, la formazione e la gioventù
- l’estensione del mercato interno all’insieme della nuova Comunità, così come proposto recentemente dal prof. Mario Monti.

Il Consiglio Europeo dovrebbe invitare i paesi confinanti del Mediterraneo meridionale insieme alla Lega Araba, all'Unione africana, alla Russia, agli Stati Uniti ed alla Cina come osservatori ad una Conferenza internazionale che dovrebbe aver luogo a conclusione del semestre danese della presidenza del Consiglio UE per avviare il processo di designazione delle nuove istituzioni.

La Conferenza dovrebbe essere preparata da un Congresso della Società Civile euro-mediterranea che s'ispiri a quello dell'Aja, la cui organizzazione dovrebbe essere affidata al Consiglio d'Europa e al Movimento Europeo Internazionale (entrambi concepiti nel 1948), con il compito di indicare gli orientamenti essenziali per ogni canestro, e da una Conferenza finanziaria come quella promossa dal Primo Ministro greco Papandreou e dalla BEI sul cambiamento climatico.

La nuova Comunità dovrebbe avere un'Alta Autorità, un Comitato di Ministri, un'Assemblea interparlamentare e dei Mediatori nei settori dei conflitti armati, dell'acqua, dei diritti fondamentali e della libertà di associazione e di espressione.

La nuova Comunità non è destinata a sostituire il processo di allargamento nei confronti dei Balcani occidentali e della Turchia ma deve introdurre una nuova dinamica nelle relazioni fra l'Unione europea e i paesi del Mediterraneo meridionale a seguito delle rivoluzioni nei paesi arabi sfruttando quel che è stato realizzato con il Partenariato euro-mediterraneo del 1995 e l'Unione per il Mediterraneo del 2008.

Roma, 7 aprile 2011

 

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