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Newsletter 3 Maggio/2021 - L'EDITORIALE

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Il 9 maggio riapre il cantiere dell’Europa: la piazza di Polibio o le strade di Porto Alegre

Il 9 maggio riapre a Strasburgo il cantiere dell’Europa. Ventisei mesi dopo la lettera di Emmanuel Macron alle cittadine e ai cittadini europei e con i lunghi mesi della pandemia in mezzo, parte finalmente la Conferenza sul futuro dell’Europa che dovrebbe aprire la strada ad un’Unione “che protegge” e non solo dal virus.

Come tutti i cantieri, anche quello che si apre a Strasburgo sarà inizialmente “vietato ai non addetti ai lavori” e nell’emiciclo del Parlamento europeo ci saranno soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, nazionali ed europee.

L’idea originale di creare uno spazio pubblico di confronto vero fra la democrazia partecipativa e quella rappresentativa si è parzialmente persa nei meandri degli interminabili  -e incomprensibili ai più – negoziati fra il Consiglio e il Parlamento europeo o meglio fra il COREPER (e cioè gli ambasciatori che rappresentano i governi a Bruxelles) e i capi gruppi del Parlamento europeo (che dovrebbero parlare a nome di ancora embrionali partiti europei).

Si sono innanzitutto dimenticate la democrazia paritaria perché l’equilibrio di genere è stato ignorato e la democrazia di prossimità perché, al di là di uno strapuntino di osservatore offerto al Presidente del Comitato delle Regioni, i  poteri locali e regionali sono stati per ora lasciati fuori dal cantiere.

La cosa non ci sorprende – ma ci continua ad indignare – perché la parola “città” non compare in nessun articolo dell’eccessivamente corposo trattato di Lisbona.

Di una vera democrazia partecipativa per ora non si può parlare perché – studiando il complicato funzionamento della piattaforma online, dei panel tematici (sei) e delle plenarie (quattro) si è percepisce l’idea delle istituzioni e soprattutto del COREPER di usare la Conferenza come una gigantesca “citizens consultation” ispirata all’immagine di Polibio di una democrazia elitaria in cui l’élite sta dentro i palazzi e decide interpretando gli applausi o i fischi del popolo in piazza.

Nell’idea del COREPER anche la democrazia rappresentativa è embrionale perché all’unanimità gli ambasciatori hanno deciso che, poiché i rappresentanti dei governi devono essere cinquanta quattro, anche i rappresentanti dei parlamenti nazionali e del parlamento europeo devono essere 54+54 con buona pace della partecipazione attiva di tutte le culture politiche europee e nazionali grandi e piccole.

La gigantesca citizens consultation si conferma poi nell’idea grottesca che le cittadine e i cittadini -scelti a sorte da società private – narrano liberamente la loro visione o il loro sogno del futuro dell’Europa ma le decisioni finali vengono prese all’unanimità dall’élite di memoria polibiana dell’Executive board per essere poi consegnate alle istituzioni di cui i rappresentanti stanno già nell’Executive board.

Non è ancora detto che prevalgano le decisioni del COREPER perché il Parlamento europeo ha mostrato una certa determinazione a difendere un modello multiplo di democrazia rappresentativa anche se la sua determinazione è più sfumata quando si ratta di immaginare come può o potrebbe funzionare la democrazia partecipativa.

Noi speriamo ancora che la determinazione del Parlamento europeo non ceda alle lusinghe della scelta tradizionale di un minimo comun denominatore interistituzionale e che il Presidente del Parlamento europeo difenda – nella cittadella della democrazia europea a Strasburgo – l’idea di uno spazio pubblico europeo per disegnare il futuro dell’Europa che sia più vicina all’immagine delle strade di Porto Alegre quando nacque il primo Forum mondiale della società civile e fu inventato il “bilancio partecipativo” piuttosto che i palazzi di Polibio.

coccodrillo

 

 

 

 

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