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L’attuale crisi legata al Coronavirus richiede una cooperazione globale e soluzioni che il sistema politico nazionale/internazionale odierno non è in grado di offrire”. Inizia così l’appello PER UNA GOVERNANCE GLOBALE E FEDERALE che pubblichiamo in questo numero e che vi invitiamo a sottoscrivere e a diffondere.

La pandemia aveva soffocato negli ultimi mesi i movimenti di collera che si erano sviluppati nel 2019 dal Cile contro la corruzione e il carovita al Libano contro l’introduzione di nuove tasse passando per l’Algeria contro il regime di Bouteflika giungendo fino al cuore della Francia con i gilets jaunes.

Con la probabile fine della pandemia i movimenti di protesta stanno riprendendo vigore come sta avvenendo a Hong Kong contro il disegno di legge National Anthem Bill volto a far rispettare anche nella ex-colonia britannica  l’inno nazionale cinese della “Marcia dei volontari” ma che intendono contestare soprattutto la proposta di legge sulla sicurezza nazionale che vuole cancellare le richieste di indipendenza e libertà della popolazione.

La protesta è ripresa in Libano e sta esplodendo in Brasile e in Perù e potrebbe svilupparsi dove gli effetti della pandemia colpiscono le popolazioni più deboli collegandosi alla collera per le misure di lockdown.

Come sappiamo, le prime manifestazioni contro le misure di contenimento sono iniziate negli USA a metà aprile e l’incendio è ora divampato dopo l’assassinio del diciannovenne afroamericano George Floyd da parte dell’agente di polizia Derek Chauvin.

La reazione prudente dello sfidante di Donald Trump, Jo Biden, che ha condannato le violenze di piazza mostra il  timore dell’opposizione che il Presidente – apparentemente indebolito dalla gestione caotica della pandemia e dalla crisi sociale – potrebbe approfittare delle proteste per vendere all’opinione pubblica americana l’immagine di chi può garantire da solo la sicurezza nazionale.

Da questo punto di vista la paura provocata dalla pandemia e la collera degli “invisibili” potrebbero essere destinate a rafforzare il potere degli uomini forti al comando (Donald Trump, Xi Jinping, Vladimir Putin, Jair Bolsonaro e Recep Tayyip Erdoğan) insieme alle tendenze sovraniste indebolendo l’idea di una globalizzazione fondata sulla dignità dell’uomo.

Per questa ragione e per sconfiggere i sovranismi è essenziale che si sviluppi un movimento internazionale a sostegno di un governo mondiale della globalizzazione che abbia le sue radici nella lotta per lo sviluppo sostenibile, nella giustizia e nella pace.

 coccodrillo

 

 

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 Per una governance globale e federale

L’attuale crisi legata al Coronavirus richiede una cooperazione globale e soluzioni che il sistema politico nazionale/internazionale odierno non è in grado di offrire”. Inizia così l’appello PER UNA GOVERNANCE GLOBALE E FEDERALE che pubblichiamo in questo numero e che vi invitiamo a sottoscrivere e a diffondere.

La pandemia aveva soffocato negli ultimi mesi i movimenti di collera che si erano sviluppati nel 2019 dal Cile contro la corruzione e il carovita al Libano contro l’introduzione di nuove tasse passando per l’Algeria contro il regime di Bouteflika giungendo fino al cuore della Francia con i gilets jaunes.

Con la probabile fine della pandemia i movimenti di protesta stanno riprendendo vigore come sta avvenendo a Hong Kong contro il disegno di legge National Anthem Bill volto a far rispettare anche nella ex-colonia britannica  l’inno nazionale cinese della “Marcia dei volontari” ma che intendono contestare soprattutto la proposta di legge sulla sicurezza nazionale che vuole cancellare le richieste di indipendenza e libertà della popolazione.

La protesta è ripresa in Libano e sta esplodendo in Brasile e in Perù e potrebbe svilupparsi dove gli effetti della pandemia colpiscono le popolazioni più deboli collegandosi alla collera per le misure di lockdown.

Come sappiamo, le prime manifestazioni contro le misure di contenimento sono iniziate negli USA a metà aprile e l’incendio è ora divampato dopo l’assassinio del diciannovenne afroamericano George Floyd da parte dell’agente di polizia Derek Chauvin.

La reazione prudente dello sfidante di Donald Trump, Jo Biden, che ha condannato le violenze di piazza mostra il  timore dell’opposizione che il Presidente – apparentemente indebolito dalla gestione caotica della pandemia e dalla crisi sociale – potrebbe approfittare delle proteste per vendere all’opinione pubblica americana l’immagine di chi può garantire da solo la sicurezza nazionale.

Da questo punto di vista la paura provocata dalla pandemia e la collera degli “invisibili” potrebbero essere destinate a rafforzare il potere degli uomini forti al comando (Donald Trump, Xi Jinping, Vladimir Putin, Jair Bolsonaro e Recep Tayyip Erdoğan) insieme alle tendenze sovraniste indebolendo l’idea di una globalizzazione fondata sulla dignità dell’uomo.

Per questa ragione e per sconfiggere i sovranismi è essenziale che si sviluppi un movimento internazionale a sostegno di un governo mondiale della globalizzazione che abbia le sue radici nella lotta per lo sviluppo sostenibile, nella giustizia e nella pace.

 coccodrillo

 


 

Iniziative della settimana

Lo “spirito di Messina” è stato spesso richiamato quale momento costruttivo nei non facili negoziati svoltisi nel giugno 1955, nei tre giorni in cui si potè gradualmente assistere a degli importanti passi in avanti per proseguire sulla strada della cooperazione europea in ambito economico. Vi invitiamo perciò a tener presente che il 3 giugno prossimo si celebrano i 65 anni dalla Conferenza di Messina e che, per l’occasione, il comitato regionale Sicilia del Movimento Europeo ha organizzato un’iniziativa per ricordare il senso e la valenza dei lavori svolti nel 1955.. Tra i relatori, vi sarà anche il Presidente, Pier Virgilio Dastoli.

La settimana trascorsa ha segnato un passo in avanti nella risposta alla crisi di questi ultimi mesi. E sembra che le risposte giunte da Bruxelles si siano dimostrate all’altezza, pur consapevoli che ci si trova ancora in una fase propositiva da parte della Commissione e che vadano attuate misure correttive; il Movimento Europeo si occuperà di analizzare nei dettagli i contenuti delle proposte e di sensibilizzare l’opinione pubblica. Adesso, per riscontri ulteriori, gli occhi saranno puntati sul prossimo Consiglio del 18 e 19 giugno, consapevoli che non ci si trova di fronte solo ad un problema di contabilità pubblica. Infatti, il progetto europeo dovrebbe poter trovare un nuovo slancio proprio a partire dalla consapevolezza che essere uniti nelle avversità appare la risposta più sensata. Questo significa, dal punto di vista dell’architettura istituzionale, ragionare seriamente su un avanzamento del processo federale: un problema complesso, sia nel merito che nel metodo.

Come ogni problema complesso, richiede di essere ridotto ad unità che possano essere analizzate, studiate, per poi ideare delle proposte di riforma da mettere in atto. Un raggruppamento di queste unità è rappresentato, per esempio, dall’importante tema delle competenze del Parlamento europeo. È un tema che, all’interno del Movimento Europeo, è stato oggetto di un interessante confronto tra Paolo Ponzano, Segretario Generale del Movimento Europeo, e il Direttore de “L’Unità Europea”, Jacopo Di Cocco, secondo cui un limite attuale nel processo decisionale è rappresentato dal principio dell’unanimità, rispetto al quale bisognerebbe intervenire e ragionare su una soluzione per arrivare a decisioni a maggioranza. Il problema emerge, dalle parole del Jacopo Di Cocco, nella sua complessità: “Nel seguire le politiche comunitarie i federalisti sono portati a giudicare positive quelle che fanno avanzare la costruzione europea e negative quelle che ci fanno restare in un quadro decisamente confederale perché volute da coloro che ribadiscono che solo gli stati nazionali hanno la legittimità democratica a fare certe scelte. Questo da un lato rafforza il principio dell’unanimità e dall’altro limita le competenze riconosciute al Parlamento europeo e può rendere sempre più difficile formare maggioranze e portare larghe masse di cittadini a sostenere l’istituzione parlamemtare come prioritaria e conseguentemente negare legittimità politica alla Commissione”. Tra le righe, emerge quindi la consapevolezza della necessità di un’azione opportuna da svolgere anche attraverso i mezzi di comunicazione e la creazione di consenso attorno al progetto federale. Infatti, rispetto a ciò, afferma il prof. Ponzano che “Dovremmo, come dicono i francesi, aller au charbon, vale a dire riprendere i nostri bastoni di pellegrini e spiegare nelle scuole e nella generazione Erasmus la necessità di realizzare un vero e proprio esempio di unione federale costruita dal basso come primo passo per una nuova organizzazione mondiale e per una "pace perpetua" di kantiana memoria. I giovani della generazione Erasmus saranno i primi interessati nonché i futuri beneficiari di un tale progetto. A tal fine, però, non basta dire: "l'aumento delle tendenze sovraniste e populiste apre delle praterie all'azione federalista" poiché purtroppo non disponiamo dei cavalli necessari a percorrere tali praterie. Anche gli appelli europeisti di centinaia di accademici sono utili ma non bastano.

Occorrerebbe un'azione capillare di interventi nelle scuole e nelle Università suscettibile di contrastare la controinformazione di gruppi sovranisti (talvolta finanziati dai paesi che hanno interesse al fallimento del progetto europeo)”.

Proprio con riferimento a queste idee, è il caso di sottolineare come sia inaccettabile la proposta avanzata già in febbraio, prima della pandemia, da Charles Michel al Consiglio Europeo: inaccettabili sono infatti i tagli proposti dal Consiglio e accettati dalla Commissione ai programmi Erasmus Plus, a Europa Creativa e al Corpo Europeo di Solidarietà. Vi rimandiamo alla lettura dell’appello del Movimento Europeo riportato tra i documenti chiave della settimana, con l’invito a riflettere sul fatto che non è pensabile rinunciare ad alimentare il senso del progetto europeo con programmi dedicati agli studenti che, conoscendo le lingue e le culture degli Stati membri, studiando all’estero, hanno l’opportunità di vivere esperienze negli anni della propria formazione, per poter poi scegliere di intraprendere un’occupazione in ambito europeo.

Questa settimana proponiamo poi alla vostra attenzione anche una serie di appelli sottoscritti dal Movimento Europeo. Il primo è quello del 30 maggio scorso, “Il diritto Ue batte quello dei singoli Stati”, una lettera di venti giuristi europei che segue alla sentenza della Corte costituzionale tedesca in merito all’azione di quantitative easing della BCE. Ne riportiamo il senso attraverso le conclusioni: “Permettere alle corti nazionali di dichiarare inapplicabili sentenze della Cge con le quali sono in disaccordo porta alla distruzione dell’ordine giuridico dell’Ue. […] Pertanto l’affermazione del BVerfG che la sentenza della Cge non ha valore per la Germania deve essere rigettata con assoluta fermezza”. Il secondo appello è quello già citato nell’editoriale, pubblicato su “Micromega”. Si tratta di un richiamo ad una soluzione nota ma disapplicata, specialmente a causa delle politiche degli ultimi anni che antepongono gli interessi nazionali ad uno spirito condiviso: per risolvere questioni globali, come il coronavirus, sono necessarie risposte globali, una governance democratica e federale. Aderiamo poi a un ulteriore appello promosso dall’europarlamentare Sven Giegold, da Tito Boeri (già presidente dell’INPS) e dal prof. Guido Tabellini sull’approccio da seguire per finanziare il recovery fund: i proventi necessari devono provenire dalla lotta al dumping fiscale e dal contrasto al riciclaggio di denaro a livello europeo. Più in particolare, vi sono cinque punti posti all’attenzione di questo appello: una base imponibile consolidata comune alle imprese europee; un approccio comune alla tassazione per le grandi società del settore digitale; lo sblocco della riforma europea per un approccio comune sull’IVA; un regolamento comune sulla progressività delle imposte; lo sviluppo di un approccio condiviso al settore della criminalità finanziaria a livello europeo.

Infine, il Movimento Europeo dà il benvenuto al nuovo Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Antonio Parenti. Si insedia in un momento non facile, in cui ci si avvia all’uscita dall’emergenza in un quadro in cui comunque rimane uno stato di allerta per il futuro; per comprendere meglio l’approccio del Dir. Parenti, al quale vanno i migliori auguri di poter svolgere un ottimo lavoro, abbiamo riportato l’intervista rilasciata dallo stesso, il 31 maggio, alla rivista “Formiche”. 

 


 

Un glossario per l'Europa

Vi ricordiamo, per orientarsi nell’ambito delle istituzioni europee, questa guida del cittadinoScaricabile su tutti i numeri della newsletter, è stata realizzata all’interno di un programma di formazione promosso dalla DG Comunicazione della Commissione Europea. Tramite questo strumento, è possibile risalire al ruolo delle istituzioni e degli organi dell’Unione e ricostruire il cammino svolto in questi settant’anni, attraverso i principali cenni storici.

Indicata sia per neofiti che per addetti ai lavori.

 


 

Documenti chiave

 


 

Testi della settimana

 


 

Carta dei diritti fondamentali

La sicurezza e l’assistenza sociale sono trattati dalla Carta all’articolo 34, che ne delinea nei suoi tre commi alcuni aspetti. In primo luogo, si ha il riconoscimento del “diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali”. Bisogna ricordare che quello che oggi è riconosciuto come diritto è sia una conquista che una responsabilità della società nel suo insieme di fronte ad eventi nei quali l’individuo deve poter essere tutelato. Vengono quindi riportati questi eventi: la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, la perdita del posto di lavoro. Sempre ai sensi di questo primo comma, le tutele previste si applicano “secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali”. C’è da dire che la tenuta di questo modello sociale è onerosa e nel corso degli ultimi decenni, per esempio nel settore della previdenza e quindi di tutto ciò che riguarda l’anzianità, si è assistito ad una riduzione dell’intervento pubblico e che il fattore demografico e quello occupazionale hanno portato, in concreto, a rivedere per esempio i parametri per poter accedere alla pensione. Ciò lascia intuire come, se è vero che si tratti sia di conquiste che di responsabilità sociali, al tempo stesso queste tutele possono trovare applicazione all’interno di un determinato contesto e possono mutare nel tempo, in parallelo al mutamento socio - economico.

Il secondo comma parla del diritto di “ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione europea” a poter usufruire di  tali prestazioni. Quindi, si estende ad una sfera più ampia rispetto a quella dei cittadini europei, perché include coloro che si spostino legalmente all’interno dell’Ue. Anche in questo caso, la norma si applica “conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali”. Pensiamo alla portata di questo diritto nell’ambito delle tutele sanitarie: il riconoscimento operato dalla Carta, a confronto con altri sistemi, è decisamente ampio, se si pensa che esistono Stati in cui l’automaticità di tali prestazioni non è riconosciuta nemmeno ai cittadini degli stessi, ma occorre far affidamento su soluzioni di tipo assicurativo gestite da privati.

Infine, nel terzo comma l’Unione, nell’attuare la lotta contro l’esclusione sociale e la povertà, afferma di riconoscere e rispettare “il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali”. Anche in questo caso, l’impegno istituzionale assunto è consistente e non si rivolge soltanto ai cittadini europei.

 


 

L’Europa dei diritti

Vediamo un esempio concreto di applicazione del principio secondo cui, ai sensi dell’articolo 34 della Carta, il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale è riconosciuto “secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali”. A tal proposito, in una sentenza della Corte di Giustizia europea del 5 marzo scorso, sono stati forniti alcuni chiarimenti in merito all’articolo 3 del regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, poi modificato dal regolamento n. 465/2012.

Il caso riguardava una cittadina austriaca nata nel 1965 che, “dopo aver vissuto e lavorato in Austria, nel 1990, ha trasferito la propria residenza in Germania, dove vive da allora e dove ha svolto un’attività lavorativa fino al 2013. In Austria e in Germania ha acquisito rispettivamente 59 mesi e 235 mesi di assicurazione”. Il 18 giugno 2015, mentre in Austria non era più soggetta all’assicurazione sociale obbligatoria, essendosi trasferita in Germania, l’interessata presentava all’Istituto previdenziale austriaco “una domanda di pensione di invalidità o, in subordine, di misure di riabilitazione medica e di un’indennità di riabilitazione o, in ulteriore subordine, di misure di riqualificazione professionale. L’istituto pensionistico respingeva la domanda con l’argomento che la resistente nel procedimento principale non si sarebbe trovata in una situazione di invalidità e che, in ogni caso, non sarebbe stata affiliata al sistema obbligatorio di sicurezza sociale austriaco né avrebbe dimostrato una relazione sufficientemente stretta con tale sistema”.

A seguito di ciò, la cittadina austriaca presentava ricorso al Tribunale del Land di Salisburgo, quale giudice del lavoro e della previdenza sociale austriaca. “Con sentenza del 29 settembre 2017, tale giudice accertava l’esistenza di un’invalidità temporanea della resistente nel procedimento principale per un periodo prevedibilmente di almeno sei mesi, a partire dal 18 giugno 2015, e considerava che quest’ultima dovesse beneficiare, da parte della sicurezza sociale austriaca, di misure di riabilitazione medica e di un’indennità di riabilitazione per la durata della sua invalidità temporanea. Il medesimo giudice respingeva invece il ricorso per quanto riguarda la domanda di concessione di una pensione di invalidità e di misure di riqualificazione professionale”. A sua volta, l’istituto pensionistico austriaco ha presentato ricorso avverso tale decisione - vedendola dapprima respinta dal Tribunale superiore del Land di Linz, in qualità di giudice d’appello in materia di diritto del lavoro e di previdenza sociale austriaca  - e, successivamente, ha presentato un ricorso per cassazione alla Corte Suprema. Quest’ultima, “ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)   Se, ai sensi del regolamento [n. 883/2004], l’indennità di riabilitazione austriaca debba essere qualificata:

–  prestazione di malattia ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), del regolamento; oppure

–  prestazione di invalidità ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), del regolamento; oppure

–  prestazione di disoccupazione ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera h), del regolamento.

2)   Se, alla luce del diritto dell’Unione, il regolamento [n. 883/2004] debba essere interpretato nel senso che uno Stato membro, quale precedente Stato di residenza e di lavoro, sia tenuto a corrispondere prestazioni come l’indennità di riabilitazione austriaca a un soggetto residente in un altro Stato membro, nel caso in cui tale soggetto abbia maturato la maggior parte dei periodi contributivi ai fini dell’assicurazione sanitaria e pensionistica come lavoratore subordinato in quest’altro Stato membro (dopo avervi trasferito, anni prima, la propria residenza) e da allora non abbia percepito alcuna prestazione in base all’assicurazione sanitaria o pensionistica del precedente Stato di residenza e di lavoro»”.

Nella sentenza, la CGUE ha fornito chiarimenti sul regolamento n. 883/2004, secondo cui:

1)   Una prestazione come l’indennità di riabilitazione di cui trattasi nel procedimento principale costituisce una prestazione di malattia;

2)   Il regolamento n. 883/2004, non osta ad una situazione in cui a una persona che non è più affiliata alla sicurezza sociale del suo Stato membro di origine dopo avervi cessato l’esercizio dell’attività lavorativa e aver trasferito la propria residenza in un altro Stato membro, dove ha lavorato e acquisito la maggior parte dei suoi periodi assicurativi, venga negato dall’ente competente del suo Stato membro di origine il beneficio di una prestazione come l’indennità di riabilitazione di cui trattasi nel procedimento principale, dato che a tale persona si applica non la legislazione di detto Stato di origine, bensì quella dello Stato membro di residenza.

Per leggere il testo completo della sentenza, clicca qui.

 


 

Consigli di lettura / Economia in pillole

Tra gli appassionati, sarà capitato a molti di chiedersi quale sia il rapporto tra gli studi sociali e l’Unione europea e di soffermarsi sulla Sociologia dell’Europa. Ecco perché questa settimana vi proponiamo la lettura di un testo che testimonia la natura complessa, molteplice di tale rapporto. Si intitola “Sociologie per l’Europa” ed è una raccolta di saggi focalizzati ciascuno su un pensatore tra coloro che si possono annoverare tra i decani del pensiero sociologico: si tratta infatti di Ulrich Beck, scomparso nel 2015, di Gerard Delanty, Anthony Giddens, Jürgen Habermas.

Il volume, edito nel 2011, è a cura del prof. Massimo Pendenza, docente ordinario di Sociologia presso l’Università di Salerno, che chiarisce da subito il fatto che l’approccio sia stato volutamente di analisi sociale e, più in particolare, vicino alla teoria sociologica e non piuttosto focalizzato sulle istituzioni europee. Proprio per questo motivo, riteniamo possa rappresentare un punto di riferimento per studiosi che concentrino le proprie ricerche e i propri interessi professionali sulla società europea nel suo insieme.

 


 

 Agenda della settimana

The Week Ahead 01 – 07 June 2020

European Parliament

Committee meetings - Brussels

COVID-19/Schengen internal checks. A resolution on the situation of the Schengen area following the COVID-19 outbreak will be voted on by the Civil Liberties Committee. During a debate held on 12 May, MEPs emphasised that the temporary checks on Schengen borders need to be lifted in a coordinated manner as soon as conditions allow (Thursday).

New EU long-term budget/Agriculture. The Agriculture Committee will debate the revised MFF proposal and its impact on EU farm policy funding with Budget Commissioner Johannes Hahn. MEPs have repeatedly insisted that only adequately-funded EU farm policy can deliver food security and at the same time take on board the EU Green Deal (Tuesday).

COVID-19/Digital surveillance. The use of digital surveillance in the context of the COVID-19 pandemic and its implications for human rights will be debated by the Human Rights Subcommittee (Friday).

Roma Integration Strategies. The implementation of National Roma Integration Strategies will be debated by the Civil Liberties Committee with Equality Commissioner Helena Dalli and EU Agency for Fundamental Rights (FRA) Executive Director Michael O'Flaherty. These strategies aim at combating negative attitudes towards people of Romani background in Europe and facilitate their integration (Thursday).

President’s diary. EP President David Sassoli will meet, via videoconference, Parliament’s Contact Group on the MFF to discuss the upcoming talks on the new long-term budget, on Tuesday. The President will have a bilateral meeting, also via videoconference, with the Italian Prime Minister Giuseppe Conte as well as a phone call with the Speaker of Ukraine’s Parliament (Verkhovna Rada) Dmytro Razumkov, on Wednesday. On Thursday, President Sassoli will deliver a speech on NEF Online, the online debate platform of the Nueva Economía Forum.

 

European Council

2 June 2020
   • Video conference of sport ministers

4 June 2020
   • Video conference of ministers of justice
   • Video conference of transport ministers

5 June 2020
   • Video conference of home affairs ministers
   • Video conference of ministers responsible for telecommunications

 

 

 


                                      

 

 

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Monday 25 May

Tuesday 26 May

Wednesday 27 May

Thursday 28 May

Friday 29 May

 

 

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Considerata l’attualità dell’argomento, questa settimana suggeriamo alla vostra attenzione un testo pubblicato nel luglio 2017, di analisi all’indomani del voto del Regno Unito del 23 giugno 2016. Pubblicato dal giornalista Massimiliano Nespola, - responsabile di questa newsletter - “Dura Brexit, sed Brexit” (Arduino Sacco Editore) è una raccolta di articoli di approfondimento e interviste a docenti universitari e rappresentanti istituzionali, che raccolgono un anno di lavoro. La ricerca inizia nel giugno 2016 e termina a un anno di distanza; in realtà, l’autore ha continuato ad occuparsene anche successivamente. Da subito, si è ravvisato il fatto che si sarebbe aperto uno scenario tortuoso e di non facile risoluzione, che forse si è anche sottovalutato. Come afferma l’autore: “Non sembrava possibile, né saggio, ma il 23 giugno 2016, con una vittoria di misura, il Regno Unito ha scelto l’uscita dall’Unione europea. Per quanto la sua posizione, all’interno dell’Europa, sia sempre stata di riserva, si parla di un grande Stato che viene a mancare nella costruzione dell’agenda europea. Ecco perché si avverte la necessità di capire quali mutamenti si siano verificati all’interno di essa e, soprattutto, con quale effetto sulla collettività”.

 

 

 

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Segnaliamo l’approvazione degli aiuti regionali alle aziende, da parte dell’Antitrust europeo; si tratta di un piano del valore di 9 miliardi di aiuti pubblici attraverso le regioni, gli enti locali e le camere di commercio. Sulla Gazzetta Ufficiale di martedì 19 maggio, sono reperibili le norme che traducono il cosiddetto “Temporary Framework”; si tratta del D.L. 19 maggio 2020, n. 34  e, in particolare, i suoi articoli da tener presente sono quelli dal 54 al 63. Gli strumenti previsti per intervenire sono sia in forma di sussidi a fondo perduto, sia di garanzie sui prestiti, sugli interessi legati ai prestiti, sia anche di aiuti diretti ad evitare licenziamenti. Tale sostegno potrà essere utilizzato per attività direttamente connesse all’emergenza, per esempio la produzione di dispositivi medici o la ricerca sul vaccino.

Riteniamo altresì segnalare che si è avuto, il 20 maggio, l’insediamento del nuovo Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi e, naturalmente, ci si è chiesti quale sarà la sua linea e i giornali hanno riportato numerose affermazioni del neo eletto connesse alla notizia. Per sintesi, richiamiamo qui il punto di vista di Bonomi sul ruolo di Confindustria che, ha affermato, «non è né maggioranza, né opposizione, sta sui temi economici e quindi sull’industria, che è un tema di tutto il paese. È qui che non sento nessuno che abbia il piacere di sedersi con me ad un tavolo e confrontarsi». Il neo Presidente ha poi posto l’accento sulle riforme strutturali che sono necessarie all’Italia, nei settori del fisco e della burocrazia. E ha posto all’attenzione tra l’altro un tema di contabilità pubblica, sostenendo che sia necessario un grande piano di rientro dal debito pubblico per l’Italia, sia per attirare investimenti sia perché «Il giorno che la Bce sarà costretta a rallentare i suoi acquisti ci troveremo in grande crisi sui mercati internazionali».

 

 

 

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