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La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell'Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione a partire dalla Conferenza sul futuro dell’Europa.

Come sapete, la Conferenza è stata avviata il 9 maggio 2021 a Strasburgo e dovrebbe concludersi nella prossima primavera.

Ecco l’indice della nostra newsletter

Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

- Attualità dalle istituzioni europee

- Ultime da Bruxelles

Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

Agenda della settimana a cura del Movimento Europeo Internazionale

- La Conferenza sul futuro dell'Europa

Next Generation EU a cura di Euractiv

- Europa dei diritti

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 

 

 

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CARE LETTRICI E CARI LETTORI

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Come sapete, la Conferenza è stata avviata il 9 maggio 2021 a Strasburgo e dovrebbe concludersi nella prossima primavera.

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 L'EDITORIALE

IL SEMAFORO TEDESCO E L’UNIONE EUROPEA

L’avvio dei prenegoziati a Berlino fra Verdi e Liberali potrebbe preludere – se non ci sarà un deragliamento come avvenne nel 2017 nel negoziato con la CDU per responsabilità dei Liberali – alla formazione nei prossimi mesi di un governo tripartito a guida socialdemocratica con cancelliere Olaf Scholz, e cioè una coalizione “semaforo” (Rosso, Verde e Giallo).

Si è scritto che un governo tripartito sarebbe una novità in Germania prima e dopo l’unificazione del 1990 ma non si tiene conto che, in tutti i governi a guida conservatrice della CDU, c’era sempre il terzo incomodo del partito bavarese della CSU, leader quasi incontrastato (con l’eccezione della città di Monaco) in un Land che dal 1946 si definisce con la sua costituzione lo “stato libero della Baviera”.

L’intesa a Berlino avrà conseguenze rilevanti nella politica tedesca dopo sedici anni di governo della cancelleria Merkel ma avrà una grande influenza sulla politica europea e sul futuro dell’Europa durante la Conferenza che si è aperta il 9 maggio e, se gli orientamenti che saranno espressi dai cittadini e dalle istituzioni andranno maggioritariamente in questa direzione, sulla riapertura del cantiere della riforma dell’Unione a quattordici anni dalla firma del Trattato di Lisbona il cui metodo di redazione fu inizialmente dovuto ad un accordo fra Angela Merkel e Tony Blair per superare l’impasse dovuto alla bocciatura francese e olandese del trattato-costituzionale.

Tre anni dopo la firma di quel trattato, Angela Merkel sintetizzò a Bruges la sua visione istituzionale del sistema europeo, più intergovernativa che comunitaria da cui non si è mai ufficialmente discostata nonostante il salto in avanti – per ora transitorio – del debito pubblico europeo per finanziare il Recovery Plan proposto dalla Commissione in sostituzione del Recovery Fund suggerito da Francia e Germania a supporto delle economie nazionali colpite dagli effetti della pandemia.

Fra i temi europei che saranno al centro dei negoziati per la formazione della nuova coalizione “semaforo” e su cui le posizioni fra Verdi e Liberali appaiono attualmente distanti vi sono fra gli altri

  • la revisione del regolamento di Dublino sulla politica migratoria e sull’accoglienza dei richiedenti asilo;
  • l’implementazione del pilastro sociale deciso a Porto;
  • la riforma del “Patto di Stabilità e Crescita” entrato in vigore dopo il Trattato di Maastricht ma che non richiede una revisione del Trattato a cui sono stati poi legati tutti gli strumenti di governance economica decisi dal 2012 su ispirazione tedesca, un patto sospeso nel pieno della pandemia e che se non sarà modificato riprenderà a “dettare legge” nel 2023;
  • la questione delle risorse proprie necessarie per rimborsare il debito pubblico europeo che sta finanziando il Next Generation EU fino al 2026 e senza le quali gli Stati dovranno contribuire con loro entrate; vi è la lotta al cambiamento climatico e la politica ambientale a cui si affianca la richiesta di Mario Draghi di applicare alla politica energetica il metodo che potremmo chiamare prefederale che è stato utilizzato nella lotta alla pandemia e nella campagna vaccinale;
  • la questione dell’unione bancaria la cui realizzazione è bloccata da tempo per l’ostilità tedesca e che rappresenta una parte importante del completamento dell’unione economica e monetaria.

Al vertice di tutti questi temi vi è la questione di una diversa – e più progressiva – politica fiscale europea su cui si stanno battendo da tempo i Verdi tedeschi al Parlamento europeo e su cui sta lavorando Paolo Gentiloni convinto che si possa superare il vincolo dell’unanimità perché le distorsioni nazionali nelle politiche fiscali provocano delle distorsioni nel funzionamento del mercato interno oltre alla crescita delle diseguaglianze sociali fra paesi e fra regioni.

Ancor di più le politiche tedesca ed europea sono strettamente legate alla possibilità che, dopo la Conferenza sul futuro dell’Europa, si riapra il cantiere della riforma dell’Unione europea per sostituire – come ha affermato il Presidente Mattarella – con un nuovo Trattato quello di Lisbona del 2009.

Siamo alla vigilia di un anno essenziale per il futuro dell’Unione europea che sarà caratterizzato dal semestre di presidenza francese del Consiglio dell’Unione al cui centro ci saranno almeno tre priorità: la difesa e l’autonomia strategica dell’Unione, le relazioni con il continente africano insieme alla nuova agenda mediterranea e l’avvio di una vera politica industriale europea su cui la Francia vuole proporre un piano decennale di investimenti europei dotato di cento miliardi di euro.

L’influenza della politica tedesca sull’Europa è apparsa chiara nel discorso sullo stato dell’Unione del 15 settembre in cui alcune rilevanti reticenze della presidente Von der Leyen erano evidentemente legate alle incertezze nel risultato delle prossime elezioni del 26 settembre.

Vedremo se il programma legislativo per il 2022 che la Commissione presenterà al Parlamento europeo il 19 ottobre supererà queste reticenze per dare anche alla Germania il segnale della volontà europea di proseguire sul cammino del recupero e della resilienza o se l’incertezza del risultato nei negoziati a Berlino peserà negativamente sul programma della Commissione europea.

Noi siamo convinti che partiti europei, partner sociali e organizzazioni rappresentative della società civile hanno interesse non solo a seguire ma a partecipare – ciascuno con i propri interlocutori in Germania – alle discussioni sulle parti europee del programma della coalizione affinché prevalga la visione di una Germania europea e non la velleità egemonica di un’Europa tedesca.

I primi spazi pubblici dove avviare e condurre questi dialoghi sono i gruppi politici al Parlamento europeo e le riunioni interparlamentari all’interno della Conferenza sul futuro dell’Europa.

coccodrillo

 

 

 


ATTUALITA'

Parlamento europeo – sessione plenaria | Lunedì, 4 Ottobre 2021 - Giovedì, 7 Ottobre 2021, Strasburgo

 

Lunedì 4 ottobre 2021
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Martedì 5 ottobre 2021
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Mercoledì 6 ottobre 2021
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Giovedì 7 ottobre 2021
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ULTIME DA BRUXELLES

MAGGIORE TRASPARENZA DELLE MULTINAZIONALI SU FATTURATO E TASSE PAGATE: UNA DECISONE ATTESA DA ANNI

Il mercato interno dell’Unione europea è un mercato unico dove sono garantite 4 libertà fondamentali: libera circolazione di beni, di servizi, di capitali e di persone e dove i cittadini europei possono liberamente viaggiare, soggiornare, circolare, investire, studiare e fare impresa.

Lo scopo principale di questo sistema è quello di favorire il benessere dei cittadini europei.

Negli ultimi anni però è stata da più parti sottolineata la mancanza di un legame tra economia reale e settore finanziario, che si è tradotto nel tempo in una crescente mancanza di fiducia dei cittadini europei verso l’Unione. È sempre di più avvertita, infatti, la necessità di una fiscalità europea adeguata ai redditi delle imprese e degli individui, che operano nel mercato unico, al fine di favorire la trasparenza e una sana concorrenza tra operatori economici, basata su condizioni di mercato omogenee, onde evitare disuguaglianze economiche e in ultima analisi sociali.

L’aliquota e l’imposizione fiscale dipendono infatti dai governi nazionali, quindi risultano spesso molto diverse nei vari Stati membri.

D’altro canto, pur non avendo una competenza primaria, l’UE ha comunque il compito di coordinare le norme e le aliquote fiscali degli Stati dell’Unione, le cui differenze potrebbero causare impatti economico sociali negativi e squilibri macroeconomici, quelli che si vuole sanare con le procedure del semestre europeo. Inoltre, l’Unione promuove la cooperazione tra i paesi membri per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale ed i maggiori costi che da ciò derivano. Come si concilia la libertà di movimento dei capitali con tassazioni disomogenee? Portare il proprio reddito in un paese dove non si è prodotto ma con minor pressione fiscale non costituisce forse, seppur consentita, una forma di elusione/evasione fiscale?

Evidenti differenze, inoltre sussistono non solo tra Stati membri, ma anche tra questi ed il resto del mondo, con la conseguenza che in un’economia globalizzata condizioni di partenza diverse causano effetti negativi sulla concorrenza e quindi sui cittadini, finendo per ampliare le divergenze sociali tra Stati membri.

Come a suo tempo da molti sottolineato la pandemia ha decisamente accentuato tutto ciò rendendo la fiscalità uno dei temi prioritari su cui riflettere per un futuro dell’Europa migliore. Infatti, anche se gli interventi dell’Europa per contrastare la crisi economica e sociale sono stati eccezionali, non hanno né carattere strutturale e né sono supportati da un’adeguata politica fiscale, lasciando così l’Unione, in particolare quei paesi con debito/pil elevato, in una situazione in cui si interviene sulle emergenze in modo estemporaneo e limitato nel tempo, e quindi in un contesto di incertezza sull’evoluzione economica futura, che non favorisce investimenti privati nazionali ed internazionali. 

Quando si parla di fiscalità europea, oltre alle entrate che possono essere dirette in base a risorse proprie, vi sono quelle derivanti dall’imposizione fiscale dei singoli stati, che contribuiscono al bilancio dell’Unione sulla base del PIL.

Questa imposizione – come detto - varia da Stato a Stato. E questo è un punto molto importante su cui riflettere quando si parla di equità fiscale, di concorrenza tra imprese, di libero mercato, di elusione di tasse.

Diverse aliquote tra Stati favoriscono alcune imprese – soprattutto multinazionali – a delocalizzare i propri impianti e/o trasferire il reddito tassabile in quei paesi dove la pressione fiscale è meno forte con conseguenze negative non solo per il bilancio pubblico, ma anche per le altre imprese soprattutto piccole e medie, che si trovano ad agire in un regime di concorrenza sleale ‘autorizzata’.

Tutto ciò avviene anche a livello globale con paesi terzi rispetto all’Unione, creando una distorsione della concorrenza tra imprese anche a livello globale.

È quindi logico che da più parti si sottolinei l’urgenza di interventi per arginare questa disparità tra Stati membri tra loro e tra questi e gli stati non europei.

La direttiva CBCR (Country-by-Country Report) che modifica la direttiva 2013/34, approvata in questi giorni dal Consiglio in prima lettura, dopo che il Parlamento europeo aveva raggiunto un accordo sulla stessa lo scorso giugno imponendo un report per paese alle imprese multinazionali con un fatturato di oltre 750 milioni di euro, rappresenta un piccolo passo verso una maggiore trasparenza, giustizia fiscale e tutela della concorrenza.

Le imprese dovranno rendicontare alle Autorità dove hanno la sede legale l’ammontare del fatturato prodotto per paese, le relative tasse pagate e in quale paese e il responsabile di questo adempimento.

La particolarità risiede inoltre nel fatto che la stessa norma si applica anche a società multinazionali non europee ma operanti in Europa, in accordo con le indicazioni sia dell’OCSE che del G20.

La direttiva proposta dopo il consueto studio di impatto rispetta i principi di sussidiarietà (dal momento che è applicata per l’interesse superiore di evitare distorsioni del mercato) e proporzionalità in quanto sono escluse alcune multinazionali che già forniscono informazioni analoghe (per esempio le banche) e le PMI.

Pur accogliendo positivamente quest’atto normativo per la maggiore trasparenza a cui porterà, non si può non notare che continua a mancare una determinazione nell’approvare atti in grado di incidere realmente sul sistema fiscale europeo e degli Stati Membri, per attuare quell’armonizzazione richiesta da tutti e ormai improrogabile, sia per quanto riguarda le aliquote applicate, sia per quanto riguarda un Ministro delle finanze comune per dare impulso ad un settore estremamente strategico, sia per quanto riguarda il sistema decisionale ancora ancorato all’unanimità.

L’Europa che deve affrontare nuove sfide politiche ed economiche dovrà essere in grado di far fronte a possibili nuove emergenze sanitarie. È necessario che sia presto più forte e più unita, ma i tempi decisionali continuano a essere lunghi e dipendono da troppe variabili esterne nazionali (elezioni in Germania, Francia ecc.) e i passi che si compiono troppo brevi….

A volte si ha la sensazione che i governi nazionali continuano – per dirla con Greta – un bla bla bla….poco efficace.

Questa direttiva sulla trasparenza fa parte degli interventi previsti nello Action Plan della Commissione europea per un sistema di tassazione più equo del 2016. Sono dunque passati 5 anni per una decisione riguardante la mera informazione richiesta alle sole multinazionali con fatturato superiore a 750 milioni di euro, operanti in alcuni settori circa il luogo di produzione del reddito e il luogo di tassazione dei loro profitti. Di questo passo quando riusciremo a essere pronti e credibili a livello globale?

Anna Maria Villa

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 4 ottobre 2021, ore 10:00/18:00, incontro online dal titolo “Rigenerazione delle città, lavoro, impresa con lo sguardo delle donne”, organizzato dagli Stati Generali delle Donne e dal Movimento Federalista Europeo. L’evento, a cui il Movimento europeo ha concesso il proprio patrocinio, si svolgerà nell’ambito delle attività della Conferenza sul futuro dell’Europa. Le posizioni emerse nel corso della maratona saranno elaborate e condivise in un Position Paper che sarà pubblicato ed inserito nella Piattaforma online della Conferenza. PROGRAMMA COMPLETO E MODALITA' DI PARTECIPAZIONE. Leggi la relazione introduttiva di Isa Maggi, Coordinatrice degli Stati Generali delle Donne.
  • 4 - 10 ottobre 2021, “Una Settimana per la pace” dalla Festa di San Francesco alla Marcia PerugiAssisi. La manifestazione si apre lunedì 4 ottobre con la celebrazione della Festa di San Francesco e della Giornata nazionale della pace, della fraternità e del dialogo e si concluderà domenica 10 ottobre con la Marcia della pace e della fraternità PerugiAssisi. Durante la Settimana si svolgeranno centinaia di attività organizzate da scuole, università, Enti Locali, gruppi e associazioni di ogni parte d’Italia. PROGRAMMA e MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE.
  • 9 ottobre 2021, Ventotene ore 17:30/20:30, Workshop in occasione dell' 80.mo anniversario della redazione del Manifesto di Ventotene ottobre 1981 Altiero Spinelli torna a Ventotene È tempo di bilanci e di ipotesi per prospettive condivise. PROGRAMMA
  • Fino al 14 ottobre 2021, quinta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con eventi in presenza e in rete. Calendario COMPLETO degli oltre 600 eventi e maggiori informazioni sul sito dell’ASviS.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


  AGENDA EUROPEA

4 - 10 October 2021

Monday 4 October

Tuesday 5 October

Wednesday 6 October

Thursday 7 October

Friday 8 October

Saturday 9 October

 

 


LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL'EUROPA

 

 


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